Il cane che Dorothy porta nel cesto in Il mago di Oz del 1939 era un cane vero: una femmina di cairn terrier che si chiamava Terry, nata nel 1933 e cresciuta alla Hollywood Dog Training School di Carl Spitz, a Los Angeles. Nel film interpreta un maschio, e nel romanzo di L. Frank Baum quel maschio è descritto come un cagnolino nero dal pelo lungo e setoso: il cane tigrato e arruffato che tutti hanno in testa quando dicono Toto arriva dallo schermo, non dal libro.

La sua paga è diventata un aneddoto che gira da ottant’anni: 125 dollari a settimana, più di quanto prendevano diverse persone sullo stesso set. La versione che si legge più spesso, però, dice che guadagnava più di Judy Garland, e quella non sta in piedi.

NomeTerry, ribattezzata ufficialmente Toto nel 1942
RazzaCairn terrier, femmina
NataNel 1933
AddestratoreCarl Spitz, Hollywood Dog Training School
Paga sul set125 dollari a settimana
FilmUna ventina fra il 1934 e il 1942: le fonti non danno lo stesso numero
MortaIl 1º settembre 1945, a undici anni

Una cucciola lasciata in pensione e mai ripresa

Come Terry sia finita da Carl Spitz lo racconta Willard Carroll, che negli anni Novanta andò a cercare i documenti della sua carriera e li mise in un libro scritto in prima persona, I, Toto: era stata comprata come cane di famiglia, portata alla scuola di addestramento perché non imparava a sporcare fuori, e i proprietari non tornarono a riprenderla. Spitz era un tedesco che durante la Prima guerra mondiale aveva addestrato cani militari e di polizia e che era emigrato negli Stati Uniti nel 1926; la sua scuola lavorava con i segnali silenziosi della mano, un vantaggio enorme negli anni in cui il cinema era passato al sonoro e non si poteva più gridare un ordine fuori campo.

Cinque cani seduti su sgabelli con il nome davanti a un autobus con la scritta Hollywood Motion Picture Dog Review, il loro addestratore sulla porta
Toto sul suo sgabello, seconda da sinistra, con Buck, Prince, Mr. Binkie e Musty davanti all’autobus della scuola di Carl Spitz, circa 1939. Foto Ludwig Photo, Bison Archive alla Margaret Herrick Library, pubblico dominio, da Wikimedia Commons.

Il primo ruolo è del 1934, un cane senza nome nei titoli in Ready for Love. Poi arriva la parte che la fa notare: il cane di Shirley Temple in Bright Eyes, dove si chiama Rags. Seguono Fury di Fritz Lang con Spencer Tracy nel 1936 e Stablemates con Mickey Rooney nel 1938. Quando la MGM cercò il cane per Oz, il produttore Mervyn LeRoy stava provinando un centinaio di cani a settimana: Terry aveva cinque anni di set alle spalle e la faccia giusta.

I 125 dollari a settimana e la leggenda che non regge

I numeri delle paghe del film stanno nella ricostruzione di Aljean Harmetz, The Making of The Wizard of Oz, ed è da lì che vengono tutte le versioni che girano. Terry prendeva 125 dollari a settimana, che andavano a Spitz. Gli attori che facevano i Munchkin prendevano meno di cento dollari a settimana, e su quella cifra il loro impresario tratteneva la metà. Judy Garland ne prendeva 500, e i suoi due compagni di strada, Ray Bolger e Jack Haley, circa tremila.

Quindi la frase giusta è che il cane guadagnava più di parecchie persone che lavoravano a quel film, non più della protagonista. È una differenza che conta, perché la versione gonfiata serve a raccontare una Hollywood generosa con gli animali, mentre i conti veri raccontano quanto poco venisse pagato chi stava in fondo alla scala.

La zampa schiacciata e le due settimane a casa di Judy Garland

Sul set Terry lavorava in mezzo a decine di persone in costume. Durante una prova una delle guardie del castello della strega le pestò una zampa e gliela slogò: Spitz trovò un altro terrier per farle da controfigura nelle inquadrature lontane e lei restò ferma un paio di settimane, che passò a casa di Judy Garland. Garland si era affezionata e chiese di comprarla; Spitz disse no.

Le macchine del vento delle scene del tornado la spaventavano, e imparò a mettersi dietro le gambe degli attori quando le accendevano. Sono dettagli di mestiere che dicono una cosa semplice: un cane piccolo su un set del 1939 era esposto, e chi lo addestrava passava metà del tempo a proteggerlo.

Il nome, la tomba cancellata e il cairn terrier di oggi

Dopo il film il nome del personaggio si mangiò quello del cane: nel 1942 Terry diventò ufficialmente Toto. Morì il 1º settembre 1945, a undici anni, e fu sepolta nel ranch di Spitz a Studio City. Nel 1958 l’allargamento della Ventura Freeway passò sopra quel terreno e la tomba non esiste più. Una raccolta di fondi partita nel 2010 le ha dato una lapide con un bronzo a grandezza naturale, opera di Roman Gal, inaugurata il 18 giugno 2011 nel cimitero di Hollywood Forever, dove il cane non è sepolto. Sulla data della morte le fonti divergono: qualche ricostruzione la mette nel 1944.

La razza, invece, si può ancora incontrare. Il Kennel Club britannico tiene il cairn terrier nella lista di sorveglianza delle razze autoctone, quella fra le 300 e le 450 iscrizioni l’anno: 683 cuccioli nel 2016, 447 nel 2025. In Italia l’ENCI ne ha iscritti 377 in dieci anni, dal 2016 al 2025, con una punta di 71 nel 2024, e ci sono sei allevamenti con affisso. Terry stava in un cesto perché era addestrata a starci: il cairn nato per stanare volpi dai cumuli di pietre delle Highland chiede circa un’ora e mezza di movimento al giorno, un posto dove scavare e uno stripping due o tre volte l’anno, e campa dai tredici ai quindici anni, cioè più di quasi tutti i cani di cui parliamo in questa rubrica, da Rin Tin Tin a Pal.

Domande frequenti

Come si chiama il cane di Dorothy nel Mago di Oz?

Nel film si chiama Toto. A interpretarlo era Terry, una femmina nata nel 1933 e addestrata da Carl Spitz, ribattezzata ufficialmente Toto nel 1942.

Che razza è Toto nel Mago di Oz?

Un cairn terrier, terrier scozzese di taglia piccola nato per stanare gli animali dalle tane di pietra. Sul set prendeva 125 dollari a settimana.

Anton, autore di dogseteraScritto daAnton S.Pubblicato il 15 settembre 2026Vivo coi cani da sempre e su Dogsetera racconto razze, sport cinofili e vita quotidiana a sei zampe, senza fuffa.