Cane di Sant’Uberto
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Cane di Sant’Uberto in breve
Il Cane di Sant’Uberto, che quasi tutti chiamano Bloodhound, è il segugio più possente che esista e ha il naso più famoso della cinofilia. Altezza ideale 68 centimetri nei maschi per 46-54 chili, con la pelle abbondante che pende in profonde pieghe su testa e collo. Il carattere sta in una riga: dolce, calmo, gentile e socievole, mai aggressivo, ma ostinato e sensibile. La sua origine ufficiale non è l’Inghilterra ma il Belgio, e il nome Bloodhound non significa cane del sangue: significa cane di puro sangue. Va però conosciuto il capitolo salute, perché è una delle razze meno longeve in assoluto. In Italia cinque allevamenti con affisso e 48 cuccioli iscritti nel 2024.
Il Cane di Sant’Uberto nella ricerca di persone

È l’immagine con cui la maggior parte degli italiani conosce questa razza: un cane enorme con le orecchie lunghissime accanto a un carabiniere. E non è una scelta scenografica, è scritto nel documento ufficiale della razza.
Lo standard FCI, alla voce utilizzazione, elenca esplicitamente la ricerca di persone scomparse nelle operazioni di polizia, insieme alla pista di sangue e alla traccia del selvatico ferito. Ed è una delle rarissime volte in cui uno standard cita il lavoro con le forze dell’ordine fra le funzioni della razza.
Il motivo sta in una combinazione che pochi cani hanno: un olfatto straordinario, una resistenza enorme che gli permette di seguire una pista su lunghe distanze e su terreni accidentati, e un carattere che lo standard definisce mai aggressivo. Serve un cane che trovi la persona, non un cane che la fermi: sono due mestieri opposti, e il Sant’Uberto fa il primo.
Anche la sua anatomia più discussa ha una funzione. Le orecchie lunghissime e la pelle in eccesso, quando il cane lavora col muso a terra, formano una specie di camera che trattiene gli odori attorno al naso. Quelle pieghe che sembrano solo buffe sono uno strumento di lavoro.
Chi vuole provare questa attività senza entrare in un corpo di polizia può farlo: si chiama mantrailing e ne parliamo nella pagina sull’addestramento.
Storia ed origine del Cane di Sant’Uberto

Prima cosa che quasi nessuno sa: l’origine ufficiale di questa razza non è l’Inghilterra, è il Belgio. Il sommario racconta di un grande segugio e limiere per eccellenza, allevato nelle Ardenne dai monaci dell’abbazia di Saint Hubert, che discenderebbe dai segugi neri impiegati nel VII secolo dal monaco Uberto, poi vescovo e infine patrono dei cacciatori.
Nell’XI secolo quei cani arrivarono in Inghilterra con Guglielmo il Conquistatore, insieme a cani dello stesso tipo ma tutti bianchi, i Talbot, oggi scomparsi. Ed è in Inghilterra che nasce il nome che tutti fraintendono: Bloodhound viene da blooded hound e non significa cane del sangue, significa cane di puro sangue, cioè di razza pura.
Nella pagina trovi anche il capitolo americano, che lo standard racconta in chiaro, e le tre vite di questa razza oggi: la muta, la ricerca di persone scomparse nelle unità cinofile e la vita da cane di famiglia, che lo stesso standard riconosce alla voce utilizzazione.
Carattere e descrizione del Cane di Sant’Uberto

L’altezza ideale è 68 centimetri nei maschi e 62 nelle femmine, per 46-54 e 40-48 chili: lo standard lo chiama il più possente di tutti i segugi e gli attribuisce un atteggiamento solenne e un movimento impressionante, piuttosto lento e oscillante. La testa è il punto più caratteristico della razza, con la pelle abbondante che pende in profonde pieghe e ricade quando il cane lavora col muso a terra.
I colori sono tre, nero focato, fegato focato e fulvo, e nella pagina spieghiamo la differenza fra gualdrappa e sella, cioè fra un cane quasi tutto scuro e uno in cui lo scuro resta sul dorso. Sul carattere lo standard è generoso: dolce, calmo, gentile e socievole, tollerante con gli altri cani, mai aggressivo, ma anche riservato e ostinato e sensibile ai complimenti come alle correzioni.
C’è però un capitolo che va letto prima di innamorarsene, ed è quello della salute: è una delle razze meno longeve in assoluto, con una mediana rilevata fra i sette e gli otto anni, e la prima causa di morte è la torsione dello stomaco, responsabile di circa un decesso su tre.
Addestramento ed educazione del Cane di Sant’Uberto

La chiave la dà lo standard in cinque parole: sensibile ai complimenti come alle correzioni. Con un cane di cinquanta chili che si offende, i metodi duri non sono solo sbagliati, sono controproducenti: funziona il rinforzo positivo, con pazienza e sessioni brevi. E le basi vanno messe presto, perché un cucciolo che tira a quindici chili è gestibile, a cinquanta no.
La sfida numero uno è il richiamo. Quando questo cane trova una pista che gli interessa smette di sentirti, e non è disobbedienza: è quello per cui è stato selezionato per secoli. La gestione seria prevede il guinzaglio lungo negli spazi non recintati, e non è una sconfitta educativa.
L’attività che merita è la ricerca, che lo standard cita esplicitamente: la mantrailing, cioè seguire l’odore individuale di una persona, è una disciplina aperta a tutti ed è il lavoro per cui questo cane sembra scritto. Bene anche pista, nose work e dog trekking; da evitare l’agility e tutto ciò che comporta salti ripetuti.
Allevamento del Cane di Sant’Uberto

In Italia è una razza di nicchia con numeri molto irregolari: 790 cuccioli iscritti in dieci anni, con annate da 137 e annate da 32, e 48 nel 2024. Gli allevamenti con affisso ENCI sono cinque, due nel Lazio, due in Piemonte e uno in Lombardia. Un cucciolo con pedigree e genitori controllati costa fra i 1.200 e i 1.800 euro, una forbice normale per un cane grande e poco diffuso.
La curva delle iscrizioni è la più irregolare che abbiamo visto in tutto l’elenco delle razze, e la pagina la mostra anno per anno: si passa dai 137 cuccioli del 2021 ai 32 del 2022, poi di nuovo a 103. Con numeri così, un cucciolo disponibile subito e sotto i 900 euro va verificato con calma. I controlli formali sono quelli di ogni cane di taglia grande, radiografie ufficiali di anca e gomito più un controllo degli occhi, che in una razza con la palpebra cadente conta il doppio. Ma la pagina insiste su un’altra cosa: la conversazione da avere prima di firmare. Un Sant’Uberto vuole ore di naso e chilometri, e un allevatore serio te lo dice prima di venderti il cucciolo. C’è anche il capitolo sull’estero, Belgio, Francia e Regno Unito, dove la razza è più presente e i prezzi sono in linea. C’è il mantenimento, che su un cane di questa mole pesa. E c’è la parte sulle orecchie e sulla pelle, che chiedono cure settimanali per tutta la vita. Se ti piace il cane da traccia per eccellenza, qui trovi cosa comporta tenerlo.


