Carattere e descrizione del Cane di Sant’Uberto
Misure, le pieghe, i tre colori, il carattere e il capitolo salute che va letto
Il Cane di Sant’Uberto, che quasi tutti conoscono come Bloodhound, è il segugio più possente che esista e ha il naso più famoso della cinofilia. Qui trovi le misure vere, il capitolo sulla pelle e sulle pieghe, i tre colori, il carattere così come lo descrive lo standard e un capitolo salute che va letto prima di innamorarsene, perché è la parte scomoda di questa razza.
Sommario
Il Cane di Sant’Uberto in breve
L’altezza ideale è di 68 centimetri nei maschi e 62 nelle femmine, per 46-54 e 40-48 chili. Lo standard lo definisce senza mezzi termini il più possente di tutti i segugi, con un insieme imponente e pieno di nobiltà e un atteggiamento solenne. Il carattere sta in una riga: dolce, calmo, gentile e socievole, mai aggressivo, con una voce molto grave ma senza abbaiare molto. La vita media è però bassa: le indagini sanitarie danno una mediana fra i sette e gli otto anni. In Italia ci sono cinque allevamenti con affisso e 48 cuccioli iscritti nel 2024.
Quanto è grande un Cane di Sant’Uberto

Lo standard non indica un intervallo ma un’altezza ideale: 68 centimetri per i maschi e 62 per le femmine, con quattro centimetri di tolleranza in più o in meno. Il peso va dai 46 ai 54 chili nei maschi e dai 40 ai 48 nelle femmine, con una raccomandazione: taglia e peso devono essere in armonia.
La descrizione generale è una delle più solenni che si leggano: cane da caccia massiccio di grande taglia, il più possente di tutti i segugi, con forte ossatura e molta sostanza ma senza dare l’impressione di essere pesante. L’insieme, scrive lo standard, è imponente e pieno di nobiltà, e il cane ha un atteggiamento solenne.
Anche il movimento ha una descrizione tutta sua: impressionante, piuttosto lento e oscillante. Chi si aspetta l’agilità di un segugio da lepre resta spiazzato: questo è un cane costruito per andare avanti per ore, non per correre veloce.
La testa è definita il punto più caratteristico della razza: alta e stretta rispetto alla lunghezza, con le facce laterali appiattite e il profilo squadrato. E poi c’è quella riga che descrive meglio di ogni foto quello che vedi: la testa e il collo attirano l’attenzione per la pelle abbondante, elastica e fine, che pende in profonde pieghe e che ricade quando la testa è portata bassa, cioè quando il cane lavora.
I colori del Cane di Sant’Uberto
I colori sono tre: due bicolori, il nero focato e il fegato focato, e un monocolore, il fulvo. Sono i tre che trovi in tutte le foto, ed è più semplice di quanto sembri.

Nei bicolori la quantità di scuro cambia parecchio da cane a cane, e lo standard usa due parole precise per distinguerla. Si parla di gualdrappa quando il nero è predominante e il fuoco resta solo su muso, guance, sopra gli occhi, petto, arti e intorno all’ano. Si parla di sella quando il nero si limita più o meno alla parte dorsale e le zone fulve sono molto più estese.
Lo standard chiude con una nota di realismo da riportare: i colori non sono sempre ben distinti né nettamente delimitati, e nelle parti più scure possono comparire peli sparsi più chiari. Non è un difetto: è come sono fatti questi cani.
Il pelo, sul corpo, è corto, denso, abbastanza duro e resistente alle intemperie; su testa e orecchie è molto più corto e morbido. Non chiede toelettatura, il che è l’unica cosa semplice della gestione di questo cane.
Il carattere del Cane di Sant’Uberto

Questo è uno standard che sul carattere non lascia nulla al caso, e conviene leggerlo per intero: dolce, calmo, gentile e socievole con le persone. Particolarmente attaccato al suo padrone. Tollerante con i compagni di canile e gli altri animali domestici. È piuttosto riservato e ostinato. Sensibile ai complimenti come alle correzioni. Mai aggressivo.
Ogni frase è utile. Mai aggressivo è la ragione per cui, nonostante la stazza e il nome inquietante, questo è uno dei cani più tranquilli che esistano con le persone: è un segugio che trova, non un cane che ferma. Tollerante con i compagni di canile è l’eredità della vita in muta, e si traduce in un cane che convive facilmente con altri cani.
Sensibile ai complimenti come alle correzioni è la frase che più conta nell’addestramento: un cane di cinquanta chili che si offende è un problema molto più grande di un cane di cinque, e con questa razza i metodi duri non producono obbedienza, producono un cane che si spegne.
Poi c’è quel ostinato, che è il modo elegante per dire quello che tutti i proprietari raccontano: quando ha il naso a terra, il resto del mondo smette di esistere. Non è cattiva volontà, è la selezione di secoli.
L’ultima riga è pratica e sorprende in positivo: ha una voce molto grave, ma non abbaia molto. Il famoso ululato profondo esiste, ma questo non è un cane che fa rumore tutto il giorno.
Il naso: perché è il cane della ricerca
Lo standard dedica all’olfatto una parte insolitamente lunga della voce utilizzazione, e la scrive al presente: fu, e resta tuttora, un cane da caccia che per il suo notevole olfatto è prima di tutto un segugio.

Gli usi elencati sono tre: ritrovare la traccia del selvaggio ferito, seguire la pista di sangue e ricercare persone scomparse nelle operazioni di polizia. È raro che uno standard FCI arrivi a citare esplicitamente il lavoro con le forze dell’ordine.
La costruzione è funzionale a questo, e lo dice il documento stesso: grande resistenza oltre a un fiuto straordinario, doti che gli permettono di seguire senza sforzo una pista su lunghe distanze e su terreni accidentati. Anche la pelle in eccesso e le orecchie lunghissime hanno una funzione, quella di trattenere e convogliare gli odori mentre il cane lavora col muso a terra.
È il motivo per cui, ancora oggi, il Cane di Sant’Uberto è impiegato nelle unità cinofile italiane e straniere per la ricerca di persone scomparse, come raccontiamo nella pagina sull’addestramento.
Quanto vive un Cane di Sant’Uberto e di cosa si ammala

Questa è la parte scomoda, e va detta prima di tutto il resto: il Cane di Sant’Uberto è una delle razze meno longeve in assoluto. Un’indagine sanitaria del Kennel Club britannico del 2004 ha rilevato una longevità mediana di 6,75 anni su 82 soggetti; una rilevazione successiva, nel 2013, è salita a 8,25 anni, che resta un dato basso anche per un cane di taglia grande.
La causa è nota e ha un nome: la torsione dello stomaco, cioè la dilatazione gastrica con volvolo. Nella stessa indagine è risultata responsabile di circa il 34% dei decessi, cioè un cane su tre. E in uno studio britannico sulla mortalità per torsione nei cani di razza, il Bloodhound risulta la razza a rischio più alto in assoluto, davanti al Grand Bleu de Gascogne, al bracco tedesco a pelo lungo e al mastino napoletano.
Non esiste un test che dica quale cane si torcerà, quindi quello che serve è sapere: pancia gonfia e tesa, tentativi di vomito che non producono nulla, agitazione, salivazione. È un’emergenza da minuti. Con una razza così ha senso parlare col proprio veterinario anche della gastropessi preventiva, l’intervento che fissa lo stomaco alla parete addominale e che in alcuni paesi si fa di routine su queste razze.
Il resto della lista discende dalla morfologia. Le palpebre, per via della pelle abbondante, possono rovesciarsi verso l’interno o verso l’esterno e a volte richiedono chirurgia. Le orecchie, lunghissime e pesanti, non arieggiano e vanno controllate ogni settimana per tutta la vita. Le pieghe della testa vanno asciugate, perché restano umide dopo che beve. E poi ci sono anca e gomito, come in ogni cane di questa taglia.
A chi è adatto il Cane di Sant’Uberto
È il cane giusto per chi ha spazio, per chi vuole lavorare con il naso di questo cane e per chi è affascinato da un animale che, con le persone, è di una dolcezza rara. In famiglia è tollerante, tranquillo e paziente, e con gli altri cani non ha problemi.
Non è il cane giusto per chi non ha messo in conto la gestione quotidiana: orecchie, pieghe, bava, e un cane da cinquanta chili in casa. Non lo è per chi vive in un appartamento piccolo. Non lo è per chi vuole un cane che torni al richiamo in campo aperto, perché quando trova una pista non ti sente più.
E soprattutto non lo è per chi non è pronto ad affrontare il capitolo della longevità. Prendere un Sant’Uberto significa mettere in conto, statisticamente, meno anni insieme di quelli che daresti a un altro cane, e conoscere i segni della torsione dello stomaco come si conosce il numero del pronto soccorso. Chi lo sa e lo sceglie lo stesso, di solito, non ne prende più altri.

