Addestramento ed educazione del Cane di Sant’Uberto

Un cane sensibile e ostinato: il naso, il richiamo e la ricerca di persone

Il Cane di Sant’Uberto è dolce, testardo e sensibile, e con lui il problema non è mai la cattiveria: è il naso. Qui trovi come si imposta, perché il richiamo è la sfida numero uno e come si trasforma quell’olfatto in un lavoro serio.

Sommario

Come si addestra un Cane di Sant’Uberto

Bloodhound al lavoro su una pista in un prato durante una prova

Lo standard consegna la chiave in cinque parole: sensibile ai complimenti come alle correzioni. Con un cane di cinquanta chili che si offende, le maniere forti non sono solo sbagliate: sono controproducenti. Un Sant’Uberto trattato duramente si spegne, e riaccenderlo è lungo.

Quello che funziona è il rinforzo positivo, con molta pazienza e sessioni brevi. E serve accettare in partenza una cosa: quel piuttosto ostinato che lo standard mette accanto a riservato non è correggibile. È il carattere di un cane selezionato per seguire una traccia da solo, per ore, ignorando tutto il resto.

Le basi vanno messe presto, perché un cucciolo che tira al guinzaglio a quindici chili è gestibile, a cinquanta no. La camminata al guinzaglio, il lascia e il richiamo sono le tre cose da costruire nel primo anno, mentre il cane è ancora leggero.

Ultima nota sulla crescita: è un cane di taglia grande che matura lentamente e il movimento nel primo anno va dosato, evitando salti e lunghe corse su superfici dure.

Il richiamo, e perché è la sfida numero uno

Qui bisogna essere chiari: quando un Cane di Sant’Uberto trova una pista che gli interessa, smette di sentirti. Non è disobbedienza e non è mancanza di affetto: è quello che secoli di selezione gli hanno chiesto di fare, cioè seguire una traccia fino in fondo ignorando le distrazioni.

Sono cani che, partiti dietro a un odore, hanno percorso chilometri senza alzare la testa. Per questo la gestione seria prevede il guinzaglio lungo in tutti gli spazi non recintati e la libertà solo dove il cane non può allontanarsi. Non è una sconfitta educativa, è la gestione normale di un segugio da pista.

Il richiamo si lavora comunque, e si lavora prima che serva: premi di altissimo valore, contesti via via più difficili, e mai richiamarlo per interrompere qualcosa di bello. Ma nessuno che conosca la razza ti dirà che diventerà affidabile su una pista fresca.

La ricerca di persone e le altre attività

Se c’è un’attività che questo cane merita, è la ricerca. Lo standard la mette nero su bianco fra le utilizzazioni: ricercare persone scomparse nelle operazioni di polizia, oltre alla pista di sangue e alla traccia del selvatico ferito.

Cani di Sant Uberto al lavoro con gli agenti della gendarmeria francese

Non serve entrare in un corpo di polizia per farlo. La mantrailing, cioè la ricerca di una persona specifica seguendone l’odore individuale, è una disciplina cinofila aperta a tutti, e il Sant’Uberto è il cane per cui sembra scritta. Bastano un istruttore competente e qualcuno disposto a nascondersi.

Vale anche per la pista tradizionale e per la nose work, più semplice da organizzare e altrettanto stancante per la testa. Mezz’ora di ricerca vale un’ora di passeggiata, e per un cane di questa taglia è anche più sano.

Fra le attività fisiche, il dog trekking è la scelta naturale: la resistenza sulle lunghe distanze è nello standard. Da evitare invece l’agility e tutto ciò che comporta salti ripetuti, perché la struttura di questo cane non è fatta per quello.

Ed è utile ricordare una cosa che si dimentica facilmente: un cane che lavora col naso a terra si stanca molto. Non serve farlo correre, serve fargli usare la testa.