Dandie Dinmont Terrier
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Dandie Dinmont Terrier in breve
Il Dandie Dinmont Terrier è un terrier britannico da 8 a 11 chili, lungo e basso – lo standard dice da donnola – con un ciuffo di pelo serico sulla testa e due soli colori possibili: pepe o senape. Il carattere in sette aggettivi: indipendente, molto intelligente, determinato, tenace, sensibile, affezionato e dignitoso. È l’unica razza al mondo che porta il nome di un personaggio di un romanzo.
Che cane è il Dandie Dinmont Terrier

È un terrier del confine anglo-scozzese, nato per lavorare su lontre e tassi e oggi classificato dalla FCI senza prova di lavoro: nel gruppo 3, sezione 2, quella dei terrier di piccola taglia a gamba corta.
Lo riconoscete dall’abbondante ciuffo di pelo serico sulla testa, dagli occhi grandi color nocciola scuro, dal corpo lungo con l’arcata sul rene e dalla coda a scimitarra di venti-venticinque centimetri.
Cosa chiede: un’ora al giorno di camminata, attenzione costante alla schiena e una manutenzione del pelo che si chiama stripping e si fa a mano.
Cosa lo rende speciale: il nome. Viene da Dandie Dinmont, un personaggio del romanzo Guy Mannering di Walter Scott, pubblicato nel 1815. Nessun’altra razza al mondo porta il nome di un personaggio inventato.
Da sapere: è una razza autoctona vulnerabile nel Regno Unito, e in Italia sono nati 23 cuccioli in dieci anni senza nessun allevamento con affisso.
Storia ed origine del Dandie Dinmont Terrier

La razza nasce sul confine anglo-scozzese, dove esisteva un tipo di terrier lungo e basso usato su lontre e tassi. Fra gli antenati si citano i cani degli Allan di Holystone, nel Northumberland, già all’inizio del Settecento: il più noto della famiglia è Willie Allan, detto Piper, cacciatore di lontre.
Poi arriva il romanzo. Il 24 febbraio 1815 Walter Scott pubblica Guy Mannering, dove un fattore dei Borders chiamato Dandie Dinmont ha sei terrier con due soli nomi: Pepper e Mustard, in tre età diverse. Il personaggio è ispirato a James Davidson, fattore di Hindlee, che chiamava i suoi cani in base al colore.
Il libro ha un successo enorme, gli amici cominciano a chiamare Davidson Dandie Dinmont, e il nome resta attaccato ai cani. È l’unica razza al mondo che porta il nome di un personaggio di fantasia, e i due colori dello standard – pepe e senape – vengono dai nomi di quei sei cani.
Il club nasce il 17 novembre 1875 al Fleece Hotel di Selkirk – la targa è ancora sul muro – e nel 1876 redige uno standard che è rimasto in sostanza quello di oggi. Nel 2006 il Kennel Club lo dichiara razza autoctona vulnerabile: nel 2003 erano stati registrati 21 cuccioli in un trimestre.
Carattere e descrizione del Dandie Dinmont Terrier

Lo standard FCI dà il peso e non l’altezza: da 8 a 11 kg, con una nota rara, da preferire i cani più leggeri. I 20-28 cm al garrese vengono invece dallo standard del Kennel Club britannico. L’aspetto generale lo riassume con una parola che non si dimentica: un corpo lungo, basso da donnola, con il dorso che ha un avvallamento e un’arcata sul rene.
I colori sono due e nient’altro: pepe, dal nero bluastro al grigio argentato con il ciuffo bianco argentato, e senape, dal bruno-rossastro al fulvo chiaro con il ciuffo bianco crema. Il pelo è caratteristica della razza molto importante: doppio, crespo al tatto, e non deve ricadere dal dorso ma presentarsi in ciuffetti. Si tratta con lo stripping, non con le forbici.
Il carattere sta in sette aggettivi, e l’ultimo è quello che non si trova quasi mai negli standard: indipendente, molto intelligente, determinato, tenace, sensibile, affezionato e dignitoso. In casa è fra i terrier più tranquilli; fuori il terrier c’è tutto, naso e istinto predatorio compresi. E ha un abbaio profondo che sorprende chiunque.
Nella pagina trovi anche il confronto con Bedlington e Skye Terrier, il capitolo salute con i numeri della goniodisgenesia – 22,1% dei Dandie in uno studio del 2016 – e la vita media di 12,8 anni.
Addestramento ed educazione del Dandie Dinmont Terrier

Con questa razza contano due dei sette aggettivi dello standard: indipendente e sensibile. Insieme dicono che i metodi duri non funzionano e che la voce alzata ottiene solo un cane che si chiude. Si lavora a rinforzo positivo, con sessioni corte: cinque minuti tre volte al giorno rendono più di mezz’ora.
La prima priorità però non è un comando, è la schiena: niente salti dal divano, niente scale a ripetizione, in braccio con due mani e pettorina al posto del collare. Il Dandie è una razza condrodistrofica, e le regole sono quelle del Bassotto.
Le attività giuste sono quelle di naso – nose work, mantrailing – e l’hoopers, che si corre senza salti ed è pensata proprio per i cani che non devono sollecitare la colonna. Da evitare l’agility classica, il flyball e i tuffi.
Serve un’ora al giorno di camminata, meno di quanto la parola terrier faccia pensare: è uno dei motivi per cui sta bene in appartamento. Nella pagina trovi anche come funziona lo stripping e gli errori tipici, dal toelettatore che prende le forbici al cucciolo comprato senza la gonioscopia dei genitori.
Allevamento del Dandie Dinmont Terrier

In Italia il Dandie Dinmont Terrier non risulta allevato: 23 cuccioli in dieci anni fra il 2015 e il 2024, con due anni a zero, e zero affissi. Un prezzo italiano non esiste perché non esiste un mercato italiano.
La strada è il Regno Unito, dove il club di razza è quello fondato nel 1875 e la razza è nella lista delle autoctone vulnerabili: i cuccioli si prenotano, e i prezzi stanno indicativamente fra le 1.500 e le 2.500 sterline. Qualche allevatore c’è anche in Scandinavia e in Germania.
La domanda che in questa razza non si salta riguarda gli occhi: la gonioscopia dei genitori, l’esame che cerca la goniodisgenesia, cioè l’anomalia che può portare al glaucoma. In uno studio del 2016 ne risultava affetto in forma moderata o grave il 22,1 per cento dei Dandie esaminati.
Le altre domande sono il coefficiente di consanguineità – la media di razza è intorno al 9,4%, sopra il 6,25 raccomandato – i casi di Cushing e di shunt portosistemico in linea, e come sono state gestite le schiene dei cani dell’allevamento. Nella pagina c’è anche la voce che tutti dimenticano: lo stripping, fra i 250 e i 400 euro l’anno.


