Storia ed origine del Dandie Dinmont Terrier
L’unica razza al mondo che porta il nome di un personaggio di un romanzo
Nel 1815 Walter Scott pubblica un romanzo, dentro il romanzo c’è un fattore con sei cani, e da quel fattore immaginario nasce il nome di una razza vera. È l’unico caso nella cinofilia.
In questa pagina: i cacciatori di lontre da cui viene il Dandie, il romanzo e il personaggio, la fondazione del club nel 1875 e perché oggi è una razza a rischio.
Sommario
Prima del romanzo: i cacciatori di lontre del confine

La razza nasce sul confine anglo-scozzese, la zona dei Borders, dove esisteva da tempo un tipo di terrier lungo e basso usato su lontre, tassi e volpi.
Nella foto: un Dandie Dinmont dipinto da John E. Ferneley Jr. nell’Ottocento.
I nomi che tornano in tutte le ricostruzioni sono quelli degli Allan di Holystone, nel Northumberland, i cui cani già all’inizio del Settecento sono considerati fra gli antenati della razza.
Il più noto della famiglia è Willie Allan, detto Piper perché suonava la cornamusa: girava i Borders con i suoi terrier ed era famoso come cacciatore di lontre.
Quel mestiere spiega la costruzione. Un cane che deve entrare in una tana sotto la riva di un fiume deve essere basso; un cane che deve uscirne vivo deve avere i canini che lo standard descrive come particolarmente grandi per un cane tanto piccolo.
E spiega anche il pelo impermeabile dell’aspetto generale: sui torrenti del confine, in Scozia, non è un dettaglio estetico.
Fino ai primi dell’Ottocento questi cani non hanno un nome ufficiale. Vengono chiamati terrier di Pepper e Mustard, dai nomi che i loro proprietari usavano per distinguerli.
Guy Mannering, 1815: il personaggio che dà il nome alla razza

Il 24 febbraio 1815 Walter Scott pubblica Guy Mannering, e fra i personaggi c’è un fattore dei Borders, ruvido e generoso, che si chiama Dandie Dinmont.
Nella foto: l’attore John Emery nel ruolo di Dandie Dinmont in una riduzione teatrale del romanzo.
Dandie Dinmont vive in una fattoria immaginaria chiamata Charlieshope e ha sei terrier, che chiama tutti con due soli nomi: Auld Pepper, Auld Mustard, Young Pepper, Young Mustard, Little Pepper e Little Mustard.
Il personaggio è ispirato, almeno in parte, a una persona reale: James Davidson, fattore di Hindlee, che aveva l’abitudine di chiamare tutti i suoi cani in base al colore, Pepper o Mustard.
Il libro ha un successo enorme, e a Davidson cambia la vita: gli amici cominciano a chiamarlo Dandie Dinmont e i suoi cani, all’improvviso, diventano i più richiesti di Scozia.
Da lì in poi il nome resta attaccato alla razza. E questo fa del Dandie Dinmont Terrier l’unica razza canina al mondo a portare il nome di un personaggio di fantasia.
Anche i due colori del mantello vengono da lì: pepe e senape sono i nomi dei cani del romanzo, entrati poi nello standard ufficiale e ancora oggi le uniche due possibilità ammesse.
Il Fleece Hotel, 17 novembre 1875

Il 17 novembre 1875, al Fleece Hotel di Selkirk, negli Scottish Borders, nasce il Dandie Dinmont Terrier Club. Sul muro dell’edificio c’è ancora la targa.
La targa dice che si tratta del secondo club di razza più antico del mondo. Altre fonti lo indicano come il terzo: sul primato le versioni non concordano, ma sulla data sì, e il 1875 basta a fare di questo uno dei primissimi club di razza mai fondati.
L’anno successivo, nel 1876, il club redige il primo standard. Ed è qui la cosa notevole: quel testo è rimasto in sostanza lo stesso fino a oggi. Le misure della coda, i due colori, il ciuffo, l’arcata sul rene erano già lì.
Nel Novecento il Dandie diventa un cane da esposizione e un cane di casa, ma senza mai diventare popolare. Il suo mantello richiede lo stripping, e le razze che chiedono manutenzione a mano perdono terreno mano a mano che la cinofilia si allarga.
Lo standard FCI in vigore oggi porta la data del 3 ottobre 2017, con l’originale britannico pubblicato il 22 agosto 2017. La classificazione è gruppo 3, sezione 2, senza prova di lavoro: nella cinofilia ufficiale il cacciatore di lontre è diventato un cane da compagnia.
Una razza autoctona vulnerabile

Nel 2006 il Kennel Club britannico inserisce il Dandie Dinmont Terrier nella lista delle razze autoctone vulnerabili, quelle a rischio di sparire nel loro paese d’origine.
Nella foto: un Dandie Dinmont in una fotografia del 1915, cent’anni dopo il romanzo.
I numeri di quegli anni raccontano quanto la situazione fosse seria: nel trimestre luglio-settembre 2003 nel Regno Unito risultano registrati 21 cuccioli in tutto.
Poi c’è stata una risalita. Nel 2010 le registrazioni annuali erano tornate a 151, e da allora la razza si mantiene su numeri bassi ma non da collasso, con un club attivo e un lavoro di conservazione serio.
In Italia la razza non è mai arrivata: le statistiche ufficiali registrano 23 cuccioli in dieci anni, fra il 2015 e il 2024, con due anni a zero. Gli affissi sono zero.
Sono numeri che rendono il Dandie un cane che in Italia si vede solo in esposizione, e non in tutte.
Chi ne vuole uno deve guardare al Regno Unito, dove il club di razza è quello del 1875 e i cuccioli si prenotano.
Le tappe della storia del Dandie Dinmont Terrier
Un riassunto delle date, dai cacciatori di lontre del Settecento alla lista delle razze vulnerabili.

