Carattere e descrizione del Segugio Italiano a Pelo Raso
Aspetto, colori del manto e temperamento: il ritratto completo della razza
Il Segugio Italiano a Pelo Raso è, insieme al fratello a pelo forte, il cane da caccia italiano per eccellenza, e uno dei più numerosi del nostro libro genealogico: 35.005 cuccioli iscritti all’ENCI in dieci anni. È anche una delle razze più antiche che abbiamo, e il suo standard lo racconta partendo dall’Egitto.
In questa pagina: le proporzioni (che questo standard dà tutte in frazioni), le orecchie con la torsione tipica, i due soli colori ammessi, il carattere descritto con una formula bellissima e la salute.
Sommario
Il Segugio Italiano a Pelo Raso in breve
Il Segugio Italiano a Pelo Raso è il segugio italiano da lepre e cinghiale: alto 52-58 centimetri nei maschi e 48-56 nelle femmine, per 18-28 chili, con il tronco che sta nel quadrato. Pelo raso di tessitura vitrea, in due soli colori: fulvo o nero focato. Carattere ardito ma poco espansivo, con sguardo dolce e una voce risonante. Vive 12-14 anni.
Quanto è grande un Segugio Italiano

I maschi stanno fra i 52 e i 58 centimetri, le femmine fra i 48 e i 56, per un peso di 18-28 chili. La tolleranza di due centimetri, dice lo standard, è concessa solo per soggetti eccellenti.
La caratteristica strutturale è una sola e va imparata: il tronco sta nel quadrato, cioè la lunghezza del corpo è uguale all’altezza al garrese. Non è un cane allungato come tanti segugi continentali: è un quadrato perfetto, ed è quello che gli dà l’agilità sui terreni difficili.
Questo standard è di scuola italiana e si vede da come misura: tutto in frazioni. L’altezza del torace è la metà dell’altezza al garrese; la canna nasale è la metà della lunghezza della testa; il collo raggiunge i 4/10 dell’altezza al garrese; le orecchie sono lunghe circa il 70 per cento della testa.
L’aspetto generale chiede forme asciutte, buoni muscoli e una cosa detta senza mezzi termini: assoluta assenza di grasso. Un segugio italiano in carne non è un cane ben tenuto, è un cane fuori forma.
La coda è inserita alta e sottile, quasi filiforme in punta: a riposo pende, quando il cane è in azione si alza fino a superare la linea dorsale. E l’andatura è riassunta in cinque parole che dicono tutto: quando caccia, il cane galoppa.
La testa, le orecchie e lo sguardo

Gli occhi sono la firma della razza: grandi, luminosi, a mandorla, di colore ocra scuro, in posizione semilaterale e con espressione dolce. Le rime palpebrali sono sempre nere, come il tartufo.
La testa è allungata, con gli assi cranio-facciali divergenti e lo stop appena accennato; il cranio visto dall’alto è ovaleggiante e la canna nasale è leggermente montonina. Le guance sono piatte e asciutte, le labbra fini e sottili.
Le orecchie hanno una descrizione unica in tutta la cinofilia: pendenti, triangolari, larghe e piatte, ma con una torsione che porta avanti tutto l’orecchio non permettendogli di rilassarsi né di accartocciarsi. L’apice finisce a punta stretta e si torce leggermente verso l’interno.
Quel dettaglio non è estetico: un orecchio così portato raccoglie gli odori dal terreno mentre il cane corre, e resta pulito. È uno dei modi in cui si riconosce un segugio italiano tipico da un meticcio che gli somiglia.
La pigmentazione, infine, è un capitolo a sé: terza palpebra, unghie e cuscinetti devono essere assolutamente neri, e il palato nero, dice lo standard, non è essenziale ma molto desiderato.
Il pelo e i colori del Segugio Italiano

Il pelo è raso su tutto il corpo, e lo standard usa un aggettivo bellissimo per descriverlo: di tessitura vitrea, denso, fitto e uniformemente liscio. Qualche pelo duro sparso sul tronco o sul muso non è un difetto.
I colori ammessi sono soltanto due, e questa è una delle differenze più nette con i segugi stranieri: il fulvo unicolore, in tutte le sue gradazioni dal rosso fulvo carico al fulvo slavato, e il nero focato.
Niente tricolori, niente pezzati, niente moschettature: nel segugio italiano il mantello è pieno. Piccole macchie bianche sono tollerate solo in punti precisi, e il resto è considerato fuori tipo.
La pelle è fine e sottile, ben aderente su tutto il corpo. Insieme al pelo raso significa una cosa pratica: questo è un cane che nel folto si graffia, e che d’inverno, se non sta lavorando, sente il freddo.
La manutenzione, in compenso, è la più semplice che esista: una spazzolata a settimana con un guanto di gomma e il controllo delle orecchie. Nient’altro.
Il carattere del Segugio Italiano

La frase dello standard ha senso leggerla intera, perché è uno dei ritratti caratteriali meglio scritti che si trovino: cane da caccia, da seguita… fornito di buona resistenza e velocità, lavora con ardore, sia isolato sia in muta; di temperamento ardito ma carattere poco espansivo, esterna uno sguardo dolce e una risonante voce molto piacevole.
Ardito ma poco espansivo è la chiave per capirlo. Non è un cane che salta addosso, non è un cane che chiede attenzioni continue, non è un cane da salotto: è riservato, misurato, quasi serio. Chi si aspetta l’esuberanza di un beagle resta spiazzato.
Con la famiglia è affettuoso a modo suo, con gli altri cani è facile (lavora in muta da secoli), con gli estranei è tranquillo. Non è aggressivo, e i soggetti aggressivi o estremamente timidi sono squalificati dallo standard.
La voce è quella che lo standard chiama risonante e molto piacevole, e chiunque abbia sentito una muta di segugi in una valle capisce perché lo scrivono. In un condominio, però, quella stessa voce è un problema che non ha soluzione.
L’altro tema è il naso: su una traccia il cane parte, e in una razza selezionata per seguire la lepre per ore, il richiamo perde. Fuori dai recinti sta al guinzaglio, senza eccezioni.
Il quadro complessivo è quello di un cane sobrio: pochi eccessi, molta sostanza. Non è il cane più semplice da amare al primo incontro, ma chi ci lavora insieme non lo cambia.
Pelo raso, pelo forte e Beagle: le differenze
Il Segugio Italiano a Pelo Forte è la stessa razza in tutto tranne che nel mantello: stessa taglia, stessi colori, stesso carattere, stesso lavoro. Dal 2015 la FCI li tratta come due standard distinti (il 337 e il 198), ma per un cacciatore la scelta è una questione di pelo e di terreno.
Il pelo forte, duro e ruvido con barba e sopracciglia, protegge di più nei rovi e nei terreni difficili; il pelo raso è più semplice da tenere pulito e da controllare dopo il lavoro. Sui numeri, il raso domina: 35.005 cuccioli in dieci anni contro 8.512.
Con il Beagle il confronto è sulla taglia e sull’uso: il beagle è più piccolo, più basso, e la sua carriera da cane di famiglia lo ha reso una razza diversa nella testa. Il segugio italiano è rimasto un cane da lavoro.
Rispetto ai segugi francesi da muta come il Gascon Saintongeois, il nostro è più quadrato, più leggero e costruito per un terreno diverso: le colline e la macchia italiana, non le pianure aperte.
E dietro tutti, come sempre nella famiglia dei segugi, c’è il Cane di Sant’Uberto: anche se lo standard italiano preferisce far risalire le proprie origini molto più indietro, fino all’Egitto.
Quanto vive un Segugio Italiano e di cosa si ammala
Vive 12-14 anni ed è una delle razze più rustiche che abbiamo: secoli di selezione fatta esclusivamente sul lavoro, senza esagerazioni morfologiche e senza mode, hanno prodotto un cane che di problemi ereditari documentati non ne ha.
Il punto debole numero uno sono le otiti. Orecchie lunghe, pendenti e con quella torsione che le tiene chiuse significano un condotto che non ventila, e in un cane che passa la giornata nell’erba bagnata l’infezione arriva. Il controllo va fatto dopo ogni uscita.
Poi ci sono gli incidenti del mestiere: tagli, ferite da cinghiale, spighe nelle orecchie e fra le dita, distorsioni. Chi lo porta a caccia lo sa e controlla il cane a ogni rientro, muso e zampe comprese.
Il terzo tema è quello dei parassiti: zecche e, nelle zone endemiche del centro e sud Italia, i flebotomi della leishmaniosi. Per un cane che vive nel sottobosco la profilassi non è stagionale, è tutto l’anno.
L’ultimo è il peso. Lo standard chiede assoluta assenza di grasso, e un segugio che smette di lavorare e mangia come prima diventa in fretta un altro cane, con le articolazioni che ne pagano il conto.
A chi è adatto il Segugio Italiano

È adatto ai cacciatori: in Italia nasce e vive per quello, con oltre tremila cuccioli l’anno che vanno quasi tutti a chi caccia la lepre o il cinghiale. Ed è un cane che, quando fa il suo mestiere, sta bene.
Fuori dalla caccia funziona solo a condizioni precise: campagna, recinzione seria, almeno due ore al giorno di movimento vero e, possibilmente, un altro cane. È nato per stare in gruppo e la solitudine la sopporta male.
In famiglia è un cane tranquillo e pulito, poco invadente, che non chiede attenzioni continue. Con i bambini è paziente, con gli altri cani facile. Non è però un cane espansivo: chi cerca un compagno che lo segua per casa scodinzolando ha in mente un’altra razza.
Non è adatto all’appartamento in città, non è adatto a chi ha i vicini attaccati (la voce è quella che è) e non è adatto a chi vuole lasciarlo libero al parco: su una traccia sparisce e cammina per chilometri.
C’è infine una questione da dire, perché in Italia riguarda migliaia di cani: i segugi che non funzionano in caccia finiscono spesso nei canili o peggio. Chi adotta un segugio adulto da un canile prende, quasi sempre, un cane sano, docile e riconoscente. È una strada che merita di essere considerata prima di comprare un cucciolo.

