Segugio Italiano a Pelo Forte
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Segugio Italiano a Pelo Forte in breve
Il Segugio Italiano a Pelo Forte è la versione ruvida del segugio nazionale, con uno standard tutto suo dal 2015: alto 52-60 centimetri nei maschi e 50-58 nelle femmine, per 18-28 chili. Pelo decisamente ruvido fino a cinque centimetri, con la barba. Colori fulvo o nero focato. Carattere saggio, calmo e ponderato, con un’espressione che lo standard descrive velata da un alone di malinconia. Vive 12-14 anni.
Che cane è il Segugio Italiano a Pelo Forte

È il segugio italiano con il pelo ruvido e la barba: stesso mestiere del fratello a pelo raso (lepre e cinghiale), stessa struttura quadrata, ma un mantello diverso e, dice il suo standard, un carattere un po’ diverso.
Lo riconosci per il pelo ruvido, che sul tronco non supera i cinque centimetri, e per la barba sotto le labbra. Le sopracciglia restano corte, perché lo standard non vuole che coprano gli occhi: qui non si cerca l’aspetto da griffone.
Il carattere è la parte più bella del suo standard: rispetto ai soggetti a pelo raso è più riservato, meno esuberante, saggio, calmo e ponderato nel lavoro. La sua espressione è amichevole, soave e fiera, e velata da un alone di malinconia.
Cosa chiede: due ore al giorno di movimento vero, campagna, un recinto serio e la possibilità di lavorare di naso. In cambio è un cane discreto, silenzioso in casa e facile con gli altri cani.
In Italia è molto meno numeroso del pelo raso e sta calando in fretta: 8.512 cuccioli in dieci anni, ma dai 1.119 del 2015 ai 566 del 2024.
Storia ed origine del Segugio Italiano a Pelo Forte

Lo standard apre così: l’origine del segugio italiano si perde nella notte dei tempi. E porta una prova che il testo del pelo raso non ha: due scheletri in perfetto stato di conservazione, ritrovati in una necropoli longobarda, che documentano la presenza di questi cani in Italia più di mille anni fa.
È il passaggio più interessante del documento, e la pagina lo racconta con il contesto archeologico. L’ultima citazione dello standard è del 1600: nel castello di Borso d’Este si può osservare un dipinto che ritrae cani di questo tipo, e anche quella è una fonte verificabile. Fra i due estremi c’è tutta la storia della caccia italiana alla lepre. C’è poi la codificazione moderna, con la separazione fra le due varietà di pelo e i criteri che le distinguono. C’è la tabella delle iscrizioni ENCI, che per questa razza dà numeri importanti, oltre mille cuccioli l’anno. C’è il confronto con il fratello a pelo raso, che ha carattere e impiego leggermente diversi. E c’è il segugio italiano di oggi, uno dei pilastri della cinofilia venatoria nazionale. Se ti piacciono le razze con radici profonde, questa ne ha di documentate da due scheletri.
Carattere e descrizione del Segugio Italiano a Pelo Forte

È il segugio italiano nella sua versione ruvida: alto 52-60 centimetri nei maschi e 50-58 nelle femmine, per 18-28 chili, con il tronco che sta nel quadrato e una costruzione asciutta che, dice lo standard, lo rende capace di seguire la selvaggina dall’alba al tramonto.
Il pelo è decisamente ruvido e non supera i cinque centimetri sul tronco; sotto le labbra forma la barba, e sulle arcate sopracciliari resta corto così da non coprire gli occhi. I colori sono fulvo e nero focato, e sul bianco lo standard è chiaro: meno ve n’è meglio è.
Sul carattere questo standard fa una cosa rara, cioè si confronta con il fratello: rispetto ai soggetti a pelo raso è più riservato, meno esuberante, saggio, calmo e ponderato nel lavoro. E aggiunge un ritratto da citare per intero: la sua espressione è amichevole, soave e fiera, e velata da un alone di malinconia.
Addestramento ed educazione del Segugio Italiano a Pelo Forte

È un cane ponderato, e con lui la fretta non paga: impara bene ma vuole capire. Lo standard lo definisce saggio, calmo e ponderato, ed è meno reattivo del fratello a pelo raso: la pagina parte proprio dal confronto fra le due varietà. Le priorità dei primi mesi sono tre, e vanno affrontate quando il cane pesa dieci chili e non venticinque.
La prima è la condotta al guinzaglio, perché un segugio adulto che tira in mezzo a una pista non si gestisce più. La seconda è l’abitudine alla manipolazione di barba e orecchie, un controllo che in questa varietà durerà tutta la vita. La terza è il richiamo, che in un cane nato per seguire una traccia va costruito senza illusioni e con il guinzaglio lungo. C’è il capitolo del naso, che non si contiene ma si usa: piste di crocchette, ricerca di oggetti, tracce artificiali. Mezz’ora di lavoro olfattivo stanca questo cane più di un’ora di corsa, ed è l’informazione più utile di tutta la pagina. C’è la voce, che in un segugio è parte del mestiere e in un condominio è un problema da mettere in conto. Ci sono le attività per chi non caccia, dalla pista di sangue al mantrailing. E ci sono gli errori tipici dei primi due anni. Se il tuo è un segugio di casa, qui trovi come farlo stare bene senza andare a caccia.
Allevamento del Segugio Italiano a Pelo Forte

In Italia il pelo forte si trova, ma molto meno del fratello: fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha iscritto 8.512 cuccioli contro i 35.005 del pelo raso, e gli affissi attivi sono undici, fra Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana, Marche ed Emilia Romagna.
Il dato che pesa è un altro: la razza ha quasi dimezzato i suoi numeri in dieci anni, dai 1.119 cuccioli del 2015 ai 566 del 2024. È il calo dei cacciatori, e qui morde più che altrove.
Un cucciolo con pedigree costa fra i 400 e gli 800 euro, con punte verso i 1.200 per le linee da lavoro titolate. Il mantenimento è basso, 50-80 euro al mese, e la toelettatura si riduce a una spazzolata a settimana più il controllo della barba.
Cosa chiedere: le prove di lavoro dei genitori, come sono cresciuti i cuccioli e, dove l’allevatore le fa, le lastre delle anche. E vale anche qui il consiglio del fratello: in canile, di segugi adulti sani e docili, ce ne sono tanti.


