Pumi
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Pumi in breve
Il Pumi è il cane da pastore ungherese con il pelo riccio e le orecchie piegate in punta: 41-47 cm i maschi e 38-44 le femmine, per 8-15 chili. Pelo a ciocche di 4-7 cm, mai a cordoni, in grigio, nero, fulvo o bianco, sempre monocolore. Nasce fra il Seicento e il Settecento incrociando il Puli con cani di tipo terrier arrivati da Germania e Francia. Lo standard lo descrive con una formula memorabile: ha sete di azione ed è piuttosto rumoroso. In Italia sono nati 56 cuccioli in nove anni.
Che cane è il Pumi

È un cane da pastore del gruppo 1, sezione 1, riconosciuto senza prova di lavoro, e lo standard lo definisce in tre parole: cane da pastore di tipo terrier.
Lo riconoscete da due cose: il pelo riccio a ciocche, che non è mai a cordoni, e soprattutto le orecchie dritte con il terzo superiore piegato in avanti.
Quanto è grande: 41-47 cm i maschi e 38-44 le femmine, per 8-15 chili.
Cosa chiede: due ore al giorno, metà di movimento e metà di testa. E lo stripping del pelo due o tre volte l’anno, perché il Pumi si pela a mano e non si tosa.
Cosa lo rende speciale: è nato incrociando il Puli con cani di tipo terrier, e il risultato si vede tutto nel carattere. Nell’agility è uno dei cani più forti che esistano.
Da sapere prima: abbaia, e non lo diciamo noi. Lo scrive lo standard FCI, con queste parole: il Pumi è piuttosto rumoroso.
In compenso lo stesso standard dice una cosa che quasi nessun testo FCI si permette, cioè che è un eccellente cane da casa e che può senz’altro vivere in appartamento, a patto di dargli il movimento che chiede.
Storia ed origine del Pumi

Il Pumi è una delle poche razze che conosce la propria ricetta. Lo standard FCI dice che è nato fra il XVII e il XVIII secolo in Ungheria incrociando il Puli primitivo con cani di tipo terrier con le orecchie dritte importati da Germania e Francia. Ai pastori servivano cani più reattivi, capaci di condurre anche bestiame grosso e di tenere puliti i fienili dai roditori: il risultato è un cane da pastore con la testa e il carattere di un terrier.
Il tipo si consolida nella parte collinare dell’Ungheria occidentale, che è un ambiente diverso dalla pianura in cui lavorava il Puli. Fino all’inizio del Novecento, però, in Ungheria erano tutti semplicemente cani da pastore: è solo allora che si riconosce che le razze sono tre, cioè il Puli, il Pumi e il Mudi.
A mettere ordine è il dottor Emil Raitsits, della veterinaria di Budapest, lo stesso che aveva salvato il Puli. Scrive il primo standard del Pumi nel 1921 e definisce la razza con una formula rimasta celebre, sheepdog terrier. Le fonti raccontano che la separazione dal Puli si vede all’esposizione di Budapest del 1927, con 35 Puli e 12 Pumi iscritti in classi distinte. Nel 1935 la FCI approva lo standard, e alla razza viene assegnato un nome scientifico che porta il nome del professore.
La storia recente è quella di una razza scoperta dallo sport: cresce in Scandinavia grazie all’agility e ottiene il riconoscimento pieno dell’AKC il 1 luglio 2016, come 190esima razza. In Italia i numeri restano piccoli, ma l’unico affisso registrato si occupa soltanto di questa razza.
Carattere e descrizione del Pumi

Il Pumi è un cane da pastore di taglia media e formato quadrato: 41-47 cm nei maschi e 38-44 nelle femmine, per 10-15 e 8-13 chili. Lo standard lo definisce di tipo terrier e aggiunge che il carattere da terrier si vede soprattutto nella testa. Per la sua costante vigilanza porta il collo più alto del normale, e la coda forma un ampio cerchio sopra la groppa.
Le orecchie sono la firma della razza: dritte, attaccate alte, con il terzo superiore piegato in avanti. Sono difesi da due squalifiche opposte, perché sia le orecchie completamente dritte sia quelle pendenti mandano fuori il cane. E squalifica anche una testa rotonda, da Puli: questa razza si difende soprattutto dal rischio di tornare a somigliare al suo antenato.
Il pelo è riccio a ciocche, lungo 4-7 cm, e mai liscio e mai a cordoni. Occhi e muso restano liberi, al contrario del Puli. Si cura con lo stripping a mano ogni due o tre mesi, e lo standard dice esplicitamente che preparare tutto il mantello a forbice non è desiderabile. I colori sono grigio, nero, fulvo e bianco, sempre monocolore, e c’è un dettaglio che sorprende: i grigi nascono neri e schiariscono negli anni.
Sul carattere lo standard è di una sincerità rara: temperamento inquieto, estremamente audace, attira l’attenzione sempre e ovunque e, testualmente, il Pumi è piuttosto rumoroso. Tradotto: è un cane sveglissimo con la sete di azione, affettuoso in famiglia, diffidente con gli estranei e che abbaia. Vive 12-14 anni ed è una razza sana, con un solo problema noto da testare, la mielopatia degenerativa.
Addestramento ed educazione del Pumi

Con il Pumi l’addestramento non è un optional. Lo standard parla di sete di azione e di un cane sempre attivo e pronto al servizio: se il servizio non glielo date voi, se lo trova lui. Servono circa due ore al giorno, ma la proporzione che funziona è metà movimento e metà testa, perché venti minuti di esercizi con delle regole spengono questo cane meglio di un’ora di corsa.
Con un cucciolo le priorità sono tre e nessuna è il seduto: la socializzazione, perché lo standard lo dice diffidente con gli estranei e in un cane audace la diffidenza mal gestita diventa reattività; la calma, che in questa razza va insegnata come un esercizio; e l’autocontrollo davanti al gatto che passa e alla bicicletta.
C’è poi il capitolo che decide tutto, cioè l’abbaio. Lo standard ammette che la razza è rumorosa, e nella pagina si spiega cosa funziona: insegnare un comando di silenzio dopo aver lasciato al cane il suo avviso, ridurre gli stimoli, e soprattutto stancarlo, perché gran parte dell’abbaio è energia non spesa.
Sulle attività il Pumi ha una disciplina sua, l’agility, in cui è uno dei cani più forti in assoluto. Ma funzionano benissimo anche le prove di pastorizia, il treibball per chi vive in città, l’obedience e il nose work, visto che lo standard ricorda che il suo olfatto è ben sviluppato.
Allevamento del Pumi

In Italia il Pumi è una razza di nicchia ma non introvabile: 56 cuccioli in nove anni, con un solo anno a zero, il 2022. Gli affissi registrati sono uno, in provincia di Padova, in Veneto, ed è uno dei rari casi del nostro elenco in cui l’unico allevamento italiano è monorazza, cioè si occupa soltanto di questa razza.
Per un cucciolo con i documenti in regola si parla di 1.200-1.800 euro. Chi non vuole aspettare guarda all’Ungheria, dove la razza è di casa, o alla Scandinavia, dove i Pumi sono numerosi e selezionati soprattutto per lo sport.
Le domande da fare all’allevatore sono poche e precise: la lastra delle anche dei genitori, il controllo delle rotule, la visita oculistica e il test del DNA per la mielopatia degenerativa, che è l’unica patologia genetica finora documentata nella razza. C’è poi una domanda tipica di questa razza, cioè quella sul colore, visto che i cuccioli grigi nascono neri.
Nella pagina trovate anche cosa guardare in un cucciolo, a partire dalle orecchie, e la voce di spesa che molti dimenticano: lo stripping, due o tre volte l’anno per tutta la vita del cane.


