Kai
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Kai in breve
Il Kai (o Kai Ken, in Giappone Kai tora-ken, il cane tigre) è uno Spitz giapponese da caccia di taglia media: 50 centimetri i maschi e 45 le femmine, doppio pelo, coda arrotolata sul dorso e mantello sempre tigrato. Viene dalle montagne dello Yamanashi ed è monumento naturale del Giappone dal 1934. Carattere, con le parole dello standard: il temperamento è forte, molto sveglio.
Che cane è il Kai

È un cane da caccia di montagna, uno dei sei cani nativi giapponesi, nato in una valle chiusa fra le montagne per cacciare il cinghiale e il cervo. Lo standard lo classifica come cane da caccia e da compagnia.
Lo riconoscete dal mantello tigrato, che nessun altro cane giapponese ha, dalle orecchie triangolari fermamente erette e dagli occhi quasi triangolari con l’angolo esterno girato all’insù.
Cosa chiede: almeno due ore al giorno fra gambe e naso, una uscita lunga a settimana in montagna o nel bosco, una recinzione seria e la longhina nei posti aperti, perché l’istinto predatorio è quello di un cane da cinghiale.
Cosa non è: un cane facile per chi è al primo cane, e non è un cane da obbedienza automatica. È riservato con gli estranei e legatissimo alla sua famiglia, e con gli altri cani va d’accordo meglio della media degli Spitz asiatici.
In Italia è una novità assoluta: il primo cucciolo iscritto all’ENCI è del 2018, in sette anni ne sono nati 21 e c’è un solo affisso attivo.
Storia ed origine del Kai

Il Kai ha origine da cani di media taglia che esistevano anticamente in Giappone e si è formato nel distretto di Kai, cioè nell’attuale prefettura di Yamanashi, che lo standard descrive come una regione circondata da montagne. È quell’isolamento ad aver fatto la razza.
Il mestiere era la caccia al cinghiale e al cervo sui pendii, in gruppo. E qui lo standard aggiunge una frase insolita: si pensa che la loro forte inclinazione a formare branco contribuisca al mantenimento della purezza della razza.
La data che conta è il 1934, quando il Kai viene dichiarato monumento naturale del Giappone, insieme alle altre razze native travolte dagli incroci con i cani occidentali. Il suo secondo nome, Kai tora-ken, vuol dire cane tigre di Kai.
In Italia è arrivato da pochissimo: la serie dell’ENCI comincia nel 2018 e conta 21 cuccioli in sette anni, con un solo affisso attivo.
Carattere e descrizione del Kai

È un cane di taglia media con misure precise: 50 centimetri al garrese i maschi e 45 le femmine, con 3 centimetri di tolleranza, proporzioni 10:11 e un peso non indicato dallo standard che sta in genere fra i 14 e i 20 chili. La coda è vigorosamente arrotolata o portata a falce sopra il dorso.
Il mantello è la firma: sempre tigrato, nelle tre varianti nero tigrato, rosso tigrato e tigrato. E c’è una particolarità che lo standard mette per iscritto: i cuccioli nati unicolore possono diventare tigrati quando crescono. Gli occhi sono quasi triangolari con l’angolo esterno girato all’insù, le orecchie fermamente erette.
Il carattere sta in cinque parole: il temperamento è forte, molto sveglio. Nella pagina trovi anche perché convive con gli altri cani meglio della media degli Spitz asiatici, quanto è forte l’istinto predatorio, quanto vive e i controlli sanitari che chiede il club di razza, a partire dal test del DNA per la PRA.
Addestramento ed educazione del Kai

È un cane forte, molto sveglio e profondamente indipendente: impara in fretta ma valuta sempre se la richiesta gli conviene. Il metodo che funziona è solo il rinforzo positivo, perché alle maniere dure uno Spitz giapponese si chiude. La pagina parte da qui e va alle due cose che decidono tutto.
La prima è la socializzazione, da prendere sul serio: il Kai è riservato di natura con gli estranei, e i primi sei mesi decidono se da adulto sarà sicuro o diffidente. La seconda è il richiamo con l’istinto predatorio, ed è il capitolo che decide che vita farete insieme: il Kai è un cacciatore selezionato su cinghiale e cervo, sa arrampicarsi e nuotare, e quando parte è partito. La pagina spiega come lavorarci con realismo. C’è quanto movimento serve, tanto e soprattutto in salita: almeno due ore al giorno più un’uscita lunga a settimana. Ci sono le attività adatte, dalle escursioni al mantrailing. Ci sono gli errori tipici, e il primo è prenderlo per il mantello tigrato, che è raro e spettacolare ma è la ragione peggiore per portarsi a casa un cane da caccia di montagna. C’è la gestione della convivenza con altri animali. Se hai esperienza di primitivi, il Kai è uno dei più interessanti.
Allevamento del Kai

In Italia il Kai è appena arrivato: la serie dell’ENCI parte dal 2018 e in sette anni conta 21 cuccioli in tutto, con un solo anno a doppia cifra (nove nel 2020) e un anno a zero. L’affisso attivo è uno solo, in provincia di Roma.
Un cucciolo con pedigree sta fra i 1.500 e i 2.500 euro, la forbice delle razze giapponesi rare in Europa. Il mantenimento è quello di un cane da quindici o venti chili, 60-90 euro al mese, e la toelettatura non costa niente: una spazzolata a settimana, tutti i giorni nelle mute.
Con questi numeri, l’attesa è la norma: si scrive presto, ci si mette in lista e si guarda anche agli allevamenti europei e giapponesi.
Le domande sanitarie da fare sono quelle del programma del club di razza: test del DNA per la PRA e valutazione cardiaca come esami di base, più anche, rotule e visita oculistica dei genitori.


