Allevamento del Kai
Quanto costa un cucciolo, cosa chiedere e i numeri italiani
In Italia il Kai è appena arrivato: il primo cucciolo iscritto all’ENCI è del 2018, in sette anni ne sono nati 21 e c’è un solo affisso attivo, in provincia di Roma.
In questa pagina: quanto costa, come si cerca un cucciolo con numeri così piccoli, quali esami sanitari chiedere e i numeri anno per anno.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Kai
Un cucciolo con pedigree costa fra i 1.500 e i 2.500 euro, che è la forbice tipica delle razze giapponesi rare in Europa. Con una sola cucciolata ogni tanto, in Italia il prezzo lo fa la disponibilità più che il mercato.
Nel prezzo di un allevatore serio ci sono la prima vaccinazione, il microchip, le sverminazioni, l’iscrizione al libro genealogico, i test sanitari dei riproduttori e due mesi di cucciolata cresciuta come si deve.
Il cucciolo senza pedigree è da evitare e in questa razza per un motivo molto concreto: il mantello tigrato esiste in parecchi altri cani, e senza documenti nessuno può dirvi che quello che state comprando è un Kai.
Il mantenimento è quello di un cane da quindici o venti chili: 60-90 euro al mese fra cibo e ordinaria amministrazione. La toelettatura non richiede un professionista, basta la spazzola, ma nelle due mute annuali serve tutti i giorni.
Se il cucciolo arriva dall’estero, aggiungete microchip, passaporto, antirabbica con i tempi previsti e il trasporto. Dal Giappone la trafila è più lunga e serve un intermediario affidabile.
Come si cerca un cucciolo di Kai
Il primo passo è l’unico affisso italiano, in provincia di Roma. Si scrive, si spiega chi sei e come vivi, e si chiede quando è prevista la prossima cucciolata. Con una razza così, le liste d’attesa sono normali.
Il secondo passo è l’Europa. Il Kai è presente in alcuni paesi europei, e chi lo alleva in Italia di solito ha rapporti con quegli allevamenti: chiedi direttamente, spesso è la strada più veloce.
Il terzo è il Giappone, la patria della razza, dove il Kai è allevato soprattutto nella sua regione d’origine. È la strada più complessa: lingua, distanza, regole di esportazione e tempi lunghi.
Un consiglio pratico che vale per tutte le razze rare: andate alle esposizioni. Chi porta un Kai in ring è quasi sempre l’allevatore o una persona in contatto diretto con gli allevamenti, e mezz’ora a bordo campo vale più di dieci ricerche in rete.
E diffida degli annunci che vendono cuccioli tigrati giapponesi senza pedigree: con ventuno cuccioli in sette anni in tutta Italia, i conti non tornano.
Cosa chiedere a un allevatore di Kai
Le domande sanitarie seguono il programma del club di razza americano, che è il più strutturato che esista per questa razza.
Due esami sono considerati di base: il test del DNA per la PRA, cioè l’atrofia progressiva della retina, che si fa una volta sola nella vita del riproduttore, e una valutazione cardiaca.
Poi c’è la lista degli esami aggiuntivi: anche con radiografia ufficiale, gomiti, visita oculistica da uno specialista, rotule e tiroidite autoimmune. Ai compratori il club consiglia di chiedere in ogni caso anche, rotule e occhi di entrambi i genitori.
Sul carattere: chiedi di vedere la madre e osserva come reagisce a te. Nel Kai la riservatezza con gli estranei è normale, la paura no: lo standard elenca la timidezza fra i difetti e quella eccessiva fra le squalifiche.
Chiedi anche dove crescono i cuccioli e con quali stimoli. In una razza primitiva e riservata, le prime otto settimane pesano moltissimo su come sarà l’adulto.
Infine le condizioni minime: consegna non prima dei 60 giorni, microchip, vaccinazioni, pedigree. E un allevatore che vi chieda dove vivi e cosa farai con il cane: in una razza da caccia di montagna è la domanda giusta.
Il Kai in Italia: i numeri dell’ENCI

La storia italiana di questa razza sta in sette righe: 1 cucciolo nel 2018, 1 nel 2019, 9 nel 2020, nessuno nel 2021, 2 nel 2022, 7 nel 2023 e 1 nel 2024.
Totale: 21 cuccioli in sette anni, e prima del 2018 nessuna nascita registrata. Numeri così dipendono da singole cucciolate, quindi non hanno una tendenza da leggere: hanno solo un significato, che la razza in Italia è appena cominciata.
L’affisso attivo è uno, in provincia di Roma. Chi vuole un Kai in Italia oggi parte da lì, oppure guarda all’estero.
Il lato positivo di una razza appena arrivata è che chi la alleva la conosce bene e la sceglie per passione, non per moda. Il lato pratico è che bisogna avere pazienza: un anno di attesa, in questa situazione, è del tutto normale.

