Japanese Terrier
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Japanese Terrier in breve
Il Japanese Terrier (per la FCI Terrier giapponese, in Giappone Nihon Teria) è un cane da compagnia di 30-33 centimetri, quadrato e leggero, con pelo corto e brillante di circa 2 millimetri e mantello tricolore: testa nera focata e corpo bianco. Carattere, con le parole dello standard: cane svelto, di temperamento vivace. Vive 12-15 anni ed è una delle razze più rare al mondo.
Che cane è il Japanese Terrier

È un terrier nato in Giappone da Fox Terrier sbarcati a Nagasaki nel Seicento, e trasformato nei porti di Kobe e Yokohama in un cane da grembo, cioè in un cane da compagnia.
Lo standard lo descrive come un cane di piccola taglia, d’aspetto brillante con un profilo nettamente disegnato e compatto, e specifica una misura che negli standard non si legge quasi mai: il pelo è lungo circa 2 millimetri.
Cosa chiede: circa un’ora al giorno fra movimento e testa, la pettorina al posto del collare, un cappottino d’inverno e qualcuno in casa, perché è un cane molto legato alle persone.
Cosa non è: non è un soprammobile e non è un cane indipendente. È un terrier con il volume abbassato, sveglio e reattivo, che si accorge di tutto.
In Italia la situazione è netta: zero cuccioli iscritti all’ENCI e zero affissi. Anche in Giappone è rara, con circa ottanta o cento registrazioni l’anno, e negli anni Ottanta ha rischiato seriamente di sparire.
Storia ed origine del Japanese Terrier

Il cenno storico dello standard FCI dice tutto in una frase: la razza è stata creata incrociando Fox Terrier a pelo liscio, portati a Nagasaki dall’Olanda nel 17° secolo, con cani da ferma di piccola taglia o piccoli cani autoctoni. Gli olandesi erano gli unici stranieri ammessi in Giappone, nell’isolotto di Dejima.
Il secondo passaggio spiega il carattere: nelle città portuali come Kobe o Yokohama, i Terrier giapponesi erano apprezzati come cani da grembo. Un terrier inglese trasformato, in due secoli, in un cane da compagnia sottile e affettuoso.
La razza vera e propria nasce nel Novecento: l’allevamento pianificato iniziò attorno all’anno 1920, ma il tipo definitivo non fu fissato che verso il 1930. Cinquant’anni dopo, a metà anni Ottanta, le femmine riproduttrici scesero sotto le cinquanta: un gruppo di allevatori riportò la popolazione a circa quattrocento cani in sette anni.
Oggi in Giappone si registrano circa ottanta o cento cani l’anno (erano 18 nel 2011, il minimo storico), e in Italia la razza non viene allevata.
Carattere e descrizione del Japanese Terrier

È un cane piccolo, quadrato e leggero: circa 30-33 centimetri al garrese per maschi e femmine, con altezza e lunghezza del corpo in rapporto 1 a 1 e muso e cranio della stessa lunghezza. Il peso, che lo standard non indica, sta in genere fra i 4 e i 6 chili.
Il colore è sempre lo stesso: tricolore con testa nera, fuoco e bianco, e il cane bicolore è un difetto. Il pelo è corto, liscio, denso e brillante, di circa 2 millimetri: niente toelettatura, ma freddo e sole diventano due temi veri. Le orecchie a V possono essere portate in avanti oppure piegate di lato, e lo standard le ammette entrambe.
Il carattere sta in poche parole del documento FCI: cane svelto, di temperamento vivace, con un carattere vivace e gioioso. Nella pagina trovi anche perché è un terrier con il volume abbassato, quanto vive e i pochi temi di salute su cui si può dire qualcosa senza inventare numeri.
Addestramento ed educazione del Japanese Terrier

È sveglio, impara in fretta ed è molto legato alle persone: educarlo è più facile che con la media dei terrier. Il metodo è il rinforzo positivo in sessioni brevi, perché le ripetizioni lunghe lo annoiano e un cane annoiato smette di collaborare. La pagina parte da qui e passa alle due cose che contano di più nei primi mesi.
La prima è la socializzazione: è una razza sensibile, e i mesi fra le otto settimane e i sei mesi decidono se da adulto sarà un cane sicuro o diffidente. La seconda è la condotta al guinzaglio, da insegnare quando pesa quattro chili e non quando tira già da un anno. C’è il capitolo dell’istinto da terrier, che in questa razza è più contenuto che in altre ma esiste: insegue quello che scappa. C’è il freddo, e qui è un tema serio: il Japanese Terrier ha il pelo rasissimo e nessun sottopelo, quindi d’inverno va coperto e le uscite vanno calibrate. Ci sono le attività adatte, dai giochi di naso ai percorsi in casa. C’è quanto movimento serve, poco ma costante. Ci sono gli errori tipici, dal viziarlo per la taglia al lasciarlo solo troppe ore. E c’è la parte sul rapporto con la famiglia, che in questa razza è il centro di tutto. Se cerchi un terrier giapponese, la pagina ti dice come crescerlo.
Allevamento del Japanese Terrier

Va detto subito e senza giri di parole: in Italia il Terrier giapponese non si alleva. L’ENCI non ha registrato nessun cucciolo della razza e non esiste nessun affisso italiano. Non c’è nemmeno un prezzo di mercato: chi vi scrive una cifra precisa se la sta inventando.
Anche in Giappone, che è la sua patria, i numeri sono piccoli: circa ottanta o cento cani l’anno registrati alla JKC, dopo il minimo storico di 18 nel 2011. È una razza che si cerca passando dai club, non dagli annunci.
Chi la vuole deve mettere in conto una importazione, con microchip, passaporto, antirabbica, tempi lunghi e un viaggio. Il resto è la gestione normale di un cane piccolo: 40-60 euro al mese di mantenimento e toelettatura praticamente inesistente.
La domanda sanitaria da fare è quella di tutti i terrier piccoli: la valutazione delle rotule dei riproduttori, perché per la lussazione della rotula non esiste un test del DNA e l’unica prova è la visita del veterinario.


