Allevamento del Japanese Terrier

Perché in Italia non si trova e come si cerca un cucciolo

Cominciamo dal dato che decide tutto il resto: in Italia il Terrier giapponese non viene allevato. L’ENCI non registra cuccioli della razza e non esiste nessun affisso italiano.

In questa pagina: perché è così, dove si cerca un cucciolo, cosa chiedere e quali sono i numeri veri della razza nel mondo.

Sommario

Quanto costa un cucciolo di Japanese Terrier

La risposta onesta è che in Italia non esiste un prezzo, perché non esiste un mercato. Nessun cucciolo iscritto all’ENCI negli ultimi dieci anni e nessun allevamento: chi pubblica una cifra precisa per l’Italia se la sta inventando.

Quello che si può dire riguarda i costi dell’importazione, e sono gli stessi di qualunque cane che arriva da lontano: microchip, passaporto, vaccinazione antirabbica con i tempi di attesa previsti, eventuale titolazione anticorpale a seconda del paese di partenza, trasporto. Se il cucciolo arriva dal Giappone, aggiungete un volo lungo, regole rigide e la necessità di un intermediario serio.

Il mantenimento, una volta a casa, è quello di un cane da quattro o cinque chili: 40-60 euro al mese fra cibo e ordinaria amministrazione. La toelettatura è praticamente inesistente, con due millimetri di pelo: un panno e una spazzola morbida.

L’unico costo in più rispetto ad altri cani piccoli è l’abbigliamento invernale, che qui è una necessità e non un vezzo.

VoceQuantoNote
In ItaliaNon ci sono allevamentiZero affissi ENCI e zero cuccioli iscritti
Dove si trovaGiappone e qualche allevamento europeoSi passa dai club di razza
Il prezzoNon esiste un prezzo di mercato italianoChi scrive una cifra precisa se la sta inventando
Viaggio e praticheDa mettere in contoPassaporto, microchip, antirabbica e trasporto
Se arriva dal GiapponeVoli lunghi e regole rigideServono tempi lunghi e un intermediario serio
Primo anno400-600 euroVaccini, sverminazioni, microchip, sterilizzazione
Mantenimento al mese40-60 euroCane da quattro o sei chili
ToelettaturaPraticamente zeroUn panno e una spazzola morbida, il pelo e di 2 mm

Dove si cerca un cucciolo di Japanese Terrier

Il punto di partenza è il Giappone, dove la razza è nata e dove vive quasi tutta la popolazione mondiale. Le registrazioni al Japan Kennel Club sono intorno agli ottanta o cento cani l’anno: pochissimi, e quasi tutti destinati al mercato interno.

In Europa la razza compare sporadicamente nelle esposizioni internazionali, segno che qualche allevatore c’è. La strada più concreta è passare dai club di razza e dalle associazioni cinofile nazionali dei paesi in cui i soggetti si vedono in ring, invece che cercare annunci.

Un consiglio pratico che vale per tutte le razze rarissime: partite dalle esposizioni. Chi porta un Terrier giapponese in ring è quasi sempre l’allevatore o una persona in contatto diretto con gli allevamenti, e una chiacchierata a bordo campo vale dieci ricerche in rete.

Diffida degli annunci online che promettono cuccioli di Terrier giapponese disponibili subito. Con una razza che in patria fa ottanta cani l’anno, la disponibilità immediata è quasi sempre il segnale di qualcos’altro: un incrocio, un Fox Terrier venduto per quello che non è, o peggio.

E preparatevi ai tempi: aspettare uno o due anni, in questa razza, è la normalità.

Cosa chiedere a un allevatore

La prima domanda è quella di tutti i cani piccoli: le rotule. La lussazione della rotula è il controllo standard nei terrier di questa taglia, non esiste un test del DNA perché è poligenica, e quindi l’unica prova è la valutazione fatta dal veterinario sui riproduttori.

La seconda riguarda la consanguineità, ed è specifica di questa razza. Con una popolazione così piccola, i pedigree si assomigliano tutti: chiedi di vedere le quattro generazioni e chiedi all’allevatore come sceglie gli accoppiamenti. Un allevatore serio, in una razza a rischio, questa domanda se l’aspetta e ha una risposta pronta.

La terza riguarda il carattere: chiedi di vedere la madre e come reagisce agli estranei. In una razza riservata, un adulto equilibrato in casa è la migliore garanzia sui cuccioli.

Poi chiedi dove crescono. In una razza da compagnia, cuccioli cresciuti in casa fra le persone non sono un dettaglio: sono metà del lavoro.

Infine le condizioni minime di sempre: consegna non prima dei 60 giorni (di più se arriva da lontano, per ragioni di trasporto), microchip, vaccinazioni, passaporto e pedigree riconosciuto.

Il Japanese Terrier in numeri

In Italia i numeri sono due zeri: nessun cucciolo iscritto all’ENCI negli ultimi dieci anni e nessun affisso attivo per la razza.

In Giappone la serie storica del Japan Kennel Club racconta una parabola: fra il 1999 e il 2002 si registravano 152-178 cani l’anno, poi è iniziato un calo che ha toccato il fondo nel 2011 con soli 18 cani. Dal 2012 la razza è risalita, con annate fra 51 e 115 soggetti, e nel 2022 ne sono stati registrati 89, sessantottesima razza del paese.

C’è un precedente che dice quanto sia fragile questa razza. A metà anni Ottanta le femmine disponibili per la riproduzione erano meno di cinquanta in tutto: servirono sette anni di lavoro di un gruppo di allevatori per riportare la popolazione a circa quattrocento cani.

Se dopo tutto questo il Terrier giapponese vi interessa ancora, il modo giusto di muoversi è quello lento: studiarla, andarla a vedere, parlare con chi la alleva e mettersi in lista. È l’unico modo in cui razze come questa restano al mondo.

PeriodoCani registrati alla JKC in Giappone
1999-2002Fra 152 e 178 all’anno
Gli anni successiviCalo continuo
201118 cani: il minimo storico
2012-2022Risalita, con annate fra 51 e 115
202289 cani, 68a razza della classifica JKC
Il rischioLa razza resta su numeri fragili anche in patria
Italia, ultimi dieci anniZero cuccioli iscritti all’ENCI
Affissi italianiNessuno