Japanese Chin
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Chin in breve
Il Japanese Chin (per la FCI semplicemente Chin) è il cane da compagnia delle corti giapponesi: circa 25 centimetri, pelo serico, diritto e lungo, coda portata sul dorso, mantello bianco con macchie nere o rosse e un muso schiacciato con il tartufo allineato agli occhi. Carattere, con le parole dello standard: intelligente, mite e amorevole. Vive 12-14 anni.
Che cane è il Japanese Chin

È un cane da compagnia e nient’altro: lo scrive lo standard alla voce utilizzazione, ed è l’unica cosa che questa razza abbia mai fatto in mille anni di storia dentro i palazzi giapponesi.
Lo standard lo descrive come un cane di piccola taglia dal muso largo, ricoperto da abbondante pelo, con una struttura elegante ed aggraziata, e pretende un’andatura elegante, leggera e fiera.
Cosa chiede: due passeggiate al giorno di venti o trenta minuti, due o tre spazzolate a settimana, qualcuno in casa per buona parte della giornata e una certa attenzione al caldo, che per un cane con il muso così corto è il nemico numero uno.
Cosa non è: un cane per famiglie con bambini piccolissimi non sorvegliati, e non è un compagno di sport. Pesa due o tre chili, e la fragilità è vera.
In Italia è raro: 749 cuccioli iscritti all’ENCI in dieci anni e tredici affissi, la maggior parte al nord. E c’è una domanda da fare all’allevatore prima di tutte le altre: il test per la GM2 gangliosidosi.
Storia ed origine del Japanese Chin

La storia del Chin comincia con una data precisa che lo standard FCI riporta per intero: gli antenati della razza furono donati dai sovrani della Corea alla corte giapponese nel 732, e nei cento anni seguenti ne arrivò in Giappone un gran numero. Gli stessi cani viaggiarono in Cina e nella Corea del Nord, portati da diplomatici.
Il passaggio che spiega il carattere della razza è quello successivo: sotto lo shogun Tsunayoshi Tokugawa (1680-1709) il Chin fu allevato come cane da compagnia nel castello di Edo. Due secoli dentro un palazzo hanno prodotto un cane piccolo, silenzioso e capace di stare ore su un cuscino.
In Europa arriva con il capitano Searles nel 1613, un cane solo. La vera diffusione è del 1853, quando il comandante americano Perry ne porta un buon numero negli Stati Uniti e due vengono donati alla Regina Vittoria. Dal 1868 il Chin è diventato il cane da grembo preferito dalle dame dell’alta società.
In Italia oggi è una razza rara ma stabile: 749 cuccioli in dieci anni e tredici affissi, con il minimo del decennio nel 2024.
Carattere e descrizione del Japanese Chin

È un cane molto piccolo e molto proporzionato: circa 25 centimetri al garrese, con la lunghezza del tronco pari all’altezza, un peso che lo standard non indica e che negli adulti sta fra 1,8 e 3,5 chili. La coda è portata sul dorso, coperta da un pelo lungo e abbondante.
La testa è la firma della razza: cranio ampio e arrotondato, stop profondo e rientrato, canna nasale molto corta e il tartufo allineato agli occhi, che sono larghi, rotondi, ben distanziati, di un nero brillante. Il prognatismo, insolitamente, è ammesso.
I colori sono due, bianco con macchie nere o bianco con macchie rosse, e il tricolore squalifica. Il carattere sta in tre parole dello standard: intelligente, mite e amorevole. Nella pagina trovi anche quanto vive e la GM2 gangliosidosi, la malattia genetica che esiste solo in questa razza e che un test del DNA previene completamente.
Addestramento ed educazione del Japanese Chin

Il problema, con un cane di due chili e mezzo, non è mai l’obbedienza: è la fragilità. E la priorità numero uno è la socializzazione, perché la timidezza nel Chin è un difetto elencato dallo standard, non una caratteristica da accettare. La pagina tiene insieme le due cose fin dall’inizio.
C’è un capitolo dedicato a una domanda pratica che fanno tutti: come si insegna la pulizia a un cane così piccolo. Nei cani minuscoli richiede più tempo, e il motivo è semplice, la vescica è piccola e il freddo e la pioggia li scoraggiano più che agli altri. La pagina dà tempi e metodo. C’è quanto movimento serve: poco ma tutti i giorni, due passeggiate di venti o trenta minuti, che per un cane nato per stare nei palazzi imperiali sono già una buona dose. Ci sono le attività adatte, soprattutto di testa. C’è la gestione del caldo, che con quel muso è una questione seria. Ci sono gli errori tipici, e il primo è il più diffuso di tutti: braccio, borsa, divano e mai per terra, che produce un cane incapace di camminare fra gli altri. C’è la cura del pelo, semplice ma regolare. Se hai un Chin, qui trovi come farne un cane sicuro di sé.
Allevamento del Japanese Chin

In Italia il Chin è una razza rara ma con una base solida: fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha iscritto 749 cuccioli, con annate quasi sempre fra i settanta e i novanta e il minimo del decennio nel 2024 (52).
Gli affissi sono tredici, soprattutto al nord: tre in Piemonte, due ciascuno in Emilia Romagna, Lazio e Liguria, uno in Toscana, Lombardia, Sicilia e Puglia. Con questi numeri il cucciolo si prenota e si aspetta.
Un cucciolo con pedigree costa fra i 1.500 e i 2.500 euro. Il mantenimento è basso, 40-60 euro al mese, e la toelettatura si fa in casa con due spazzolate a settimana.
La domanda sanitaria da fare è una e non è negoziabile: il test del DNA per la GM2 gangliosidosi dei riproduttori. È una malattia fatale che esiste solo nel Chin e che un test una tantum previene del tutto. Poi rotule, occhi e cuore, che sono i tre controlli raccomandati dai club.


