Storia ed origine del Griffone Korthals a pelo duro

Un olandese, un canile in Germania, un patronato francese

La storia di questa razza è un piccolo paradosso europeo: porta il nome di un olandese, E.K. Korthals, è stata costruita in un canile in Germania, e per la FCI è una razza francese. Il tutto nella seconda metà dell’Ottocento.

In questa pagina: da dove viene il tipo griffone, chi era Korthals e cosa ha fatto, la lista dei cani fondatori, lo standard firmato nel 1887, e i numeri italiani di oggi – che raccontano un declino.

Sommario

Il griffone prima di Korthals

Tavola del 1890 di Jean Bungartz con la testa di un griffone a pelo duro

Lo standard FCI comincia da molto lontano: già menzionato da Xenofonte, usato come cane da uccelli e diffuso in tutta Europa sotto nomi diversi. È il modo asciutto di dire che i cani da caccia a pelo duro esistono da sempre.

Nella foto: una tavola del 1890 di Jean Bungartz, dall’Illustrirtes Muster Hunde-Buch, un’opera che ritraeva i cani premiati alle esposizioni dell’epoca.

Il termine oysel dog – cane da uccelli – indica i cani che, prima delle armi da fuoco, servivano a trovare e bloccare la selvaggina da penna. Quel mestiere, in tutta Europa, ha prodotto cani simili con nomi locali diversi.

I griffoni a pelo duro erano quelli dei terreni difficili: paludi, canneti, macchia. Il pelo ruvido non era un vezzo estetico ma una protezione, e questo vale per il Korthals come per lo Spinone italiano o per il griffone belga da caccia.

Nell’Ottocento, però, quel patrimonio era disordinato: cani di tipo simile ma senza libri genealogici, senza standard e con qualità molto variabili. È il momento in cui in tutta Europa nascono i club di razza, e qualcuno decide di mettere ordine.

Per i griffoni da ferma quel qualcuno è stato Eduard Karel Korthals.

Korthals, il canile Ipenwoud e i sette patriarchi

Immagine del 1880 del Griffone Korthals Urac de Saint Landry in ferma

Eduard Karel Korthals (1851-1896) era olandese, nato ad Amsterdam, figlio di una famiglia di armatori. Comincia ad allevare nel 1873, a ventitré anni, e poco dopo si trasferisce in Germania, dove per oltre vent’anni lavora nel canile Ipenwoud, a Biebesheim am Rhein, in Assia.

Nella foto: Urac de Saint Landry, in un’immagine datata 1880. È uno dei griffoni dei primi anni della selezione, ritratto in ferma.

Le fonti del club di razza raccontano il nucleo di partenza con precisione contabile: venti cani, fra cui tre spaniel, due cani d’acqua di tipo barbet, sette griffoni, un braque francese e un setter pointerizzato. Da quel gruppo escono i sette patriarchi iscritti nel libro genealogico dei griffoni.

Qui va segnalata una tensione fra le fonti, ed è giusto dirla: lo standard FCI afferma che la razza è stata rinnovata e migliorata con consanguineità, selezione e addestramento senza alcuna aggiunta di sangue straniero, mentre i racconti storici descrivono un nucleo fondativo di cani di tipi diversi.

Le due cose si possono conciliare leggendo la frase dello standard come riferita al lavoro successivo alla costituzione del nucleo: dopo i sette patriarchi, Korthals ha selezionato in purezza. Ma conviene sapere che l’inizio non è stato una razza pura.

Il metodo, comunque, ha funzionato: in meno di dieci anni il tipo era fissato, ed è quello che riconosciamo ancora oggi – testa quadrata, sopracciglia, barba, pelo come le setole.

15 novembre 1887: lo standard

Griffone Korthals visto di fronte su un tavolo da esposizione

La data ufficiale della razza è il 15 novembre 1887: quel giorno Korthals e altri sedici allevatori firmano e pubblicano l’accordo sullo standard di razza. È uno dei primi standard scritti da chi allevava e non da una commissione.

Il fatto che il testo sia stato firmato da diciassette persone dice molto sul metodo: Korthals aveva costruito attorno a sé una rete di allevatori in Germania, nei Paesi Bassi, in Francia e in Belgio, e quella rete ha tenuto la razza unita anche dopo la sua morte, nel 1896.

Lo standard FCI attuale chiude i cenni storici con una frase che è quasi un elogio: da allora i diversi club nazionali sono rimasti fedeli ai suoi precetti. Non capita spesso che uno standard faccia i complimenti a chi c’era prima.

Il patronato francese, che sorprende molti, si spiega con la storia successiva: è in Francia che la razza ha avuto il club più forte e la diffusione più larga, ed è la Francia che l’ha presentata alla FCI. Da qui il nome ufficiale in francese, Griffon d’arrêt à poil dur Korthals.

Il nome italiano che si trova sui documenti ENCI, Griffone Korthals a pelo duro, è la traduzione letterale di quello francese. Nei paesi anglosassoni si chiama Wirehaired Pointing Griffon, e negli Stati Uniti è una razza in crescita fra i cacciatori.

Un dettaglio da notare: lo standard è stato riscritto nel 2023. È uno dei testi più recenti del gruppo 7, e nonostante questo ha conservato l’immagine ottocentesca delle setole di cinghiale. Certe descrizioni non si migliorano.

Il Griffone Korthals in Italia: un declino da leggere

I numeri italiani di questa razza raccontano una storia precisa, e non è una storia allegra. Le API dell’ENCI, sul codice di razza 107, danno 488 cuccioli in dieci anni, ma la curva è tutta in discesa.

Il dettaglio: 54 nel 2015, il picco di 117 nel 2016, poi 66, 41, 67, 31, 56, e il crollo finale – 24 nel 2022, 16 nel 2023, 16 nel 2024. Un settimo del 2016.

Gli affissi registrati sono tre: uno in provincia di Terni (Umbria), uno in provincia di Grosseto e uno in provincia di Pisa (Toscana), quest’ultimo attivo anche su altre razze da ferma.

Per capire la scala del confronto, nello stesso decennio in Italia sono nati 22.695 Kurzhaar, 7.465 Drahthaar e 4.928 Spinoni italiani. Il Korthals è quindi una razza di nicchia dentro un mondo – quello dei cani da ferma – che in Italia è invece molto vivo.

Le ragioni sono di mercato venatorio, non di qualità: chi caccia in Italia si orienta sui tedeschi e sugli italiani, e una razza con tre allevamenti fa fatica a farsi conoscere. Chi la cerca, spesso, la scopre perché l’ha vista lavorare.

E c’è un’alternativa concreta: la Francia e i Paesi Bassi, dove il Korthals ha popolazioni solide, club attivi e prove di lavoro regolari. Importare un cucciolo da lì, per questa razza, è la norma e non un’eccezione.

AnnoCuccioli iscritti in ItaliaNote
201554
2016117Il picco del decennio
201766
201841
201967
202031
202156
202224Comincia la discesa vera
202316
202416Un settimo del 2016
Totale488 in dieci anniTre affissi: Umbria e Toscana