Barbet (Cane d’acqua francese)
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Barbet in breve
Il Barbet è il cane d’acqua francese, e sotto quella pelliccia arricciata che fa sorridere tutti c’è un cane da lavoro serio. È medio, 58-65 centimetri nei maschi per 17-28 chili, con un mantello lungo, lanoso e in ciocche che allo stato naturale copre tutto il corpo, muso compreso: la barba folta sul mento è il tratto che dà il nome alla razza. Lo standard non lascia dubbi sul mestiere: cerca il selvatico nella vegetazione acquatica, lo fa alzare e lo riporta, e non teme il freddo, va in acqua con qualsiasi tempo. Il carattere è la sua carta migliore, equilibrato e molto socievole. Vive 13-15 anni ed è rarissimo da noi: 7 cuccioli iscritti nel 2024 e un solo allevamento con affisso.
Storia ed origine del Barbet

È una delle razze francesi più antiche e una delle poche che si possono seguire nell’arte prima ancora che nei registri. Lo standard FCI lo dice in una riga asciutta ma pesante: razza antichissima, comune in tutta la Francia, citata in molte opere fin dal sedicesimo secolo. Compare nella scultura della Diana di Anet al Louvre e nella pittura di caccia francese, per esempio nei quadri di Jean-Baptiste Oudry.
Va però detta una cosa onesta: per secoli barbet in francese è stato anche un nome generico per i cani d’acqua a pelo riccio, quindi non tutti i barbet dei quadri sono il Barbet di oggi. Quello che è ragionevolmente solido è invece il legame con il Barboncino, che al Barbet deve una parte importante della sua discendenza: il cane d’acqua lanoso è il ceppo, il Barbone è il ramo selezionato verso la compagnia e l’eleganza.
Poi arriva la parte drammatica. Le due guerre mondiali portarono la razza quasi all’estinzione: alla fine della seconda, in Francia, restavano due soli allevatori conosciuti. La ricostruzione seria partì negli anni Settanta, e per capire quanto fosse esile quel filo basta un numero: fra il 1975 e il 2001, in Francia, furono registrati in tutto 307 Barbet. Da quella base ristrettissima viene il cane di oggi, ed è anche il motivo per cui i club insistono tanto sui test e sull’allargamento della base genetica.
Carattere e descrizione del Barbet

È un cane medio, 58-65 centimetri nei maschi e 53-61 nelle femmine, con appena un centimetro di tolleranza, e sotto il pelo pesa fra i 17 e i 28 chili. La sorpresa arriva quando lo tocchi: sotto quella massa di riccioli c’è un cane più asciutto di quanto sembri. Le orecchie sono lunghe e piatte e lo standard dà una misura che rende l’idea, perché tirate in avanti col pelo devono superare il tartufo di almeno cinque centimetri.
Il mantello è il capitolo che decide se questa razza fa per te: lungo, lanoso, arricciato e in ciocche, e lo standard lo definisce caratteristica essenziale della razza. Non fa la muta come i cani a doppio pelo, ma si infeltrisce, quindi servono pettine e spazzola due o tre volte a settimana fino alla pelle. C’è però una nota che dà più libertà di quanto si creda: lo standard ammette tagli diversi a seconda dell’uso, quindi un Barbet da famiglia si può tenere più corto senza tradire la razza.
Sul carattere lo standard scrive una riga che sembra una lettera di raccomandazione: equilibrato, né aggressivo né pauroso, molto affezionato ai suoi padroni, molto socievole, amante dell’acqua anche quando questa è molto fredda. L’unica cosa da mettere in conto è proprio quell’ultima parte: non è una preferenza, è un’ossessione, e chi si arrabbia perché il cane torna bagnato ha scelto la razza sbagliata. Nella pagina trovi anche i colori ammessi e il capitolo sulla salute, orecchie comprese.
Barbet o Barboncino? Chi viene da chi

È la domanda che si fanno quasi tutti guardandolo, e la risposta ribalta l’ordine che uno si aspetta: non è il Barbet a discendere dal Barboncino, è il Barboncino a dovere al Barbet una parte importante della propria discendenza. Il cane d’acqua francese a pelo lanoso è il ceppo antico; il Barbone è il ramo che è stato selezionato verso la compagnia, l’eleganza e il ring.
Al Barbet vengono attribuiti contributi anche nella storia del Bichon, del Briard e del Terranova. Qui però serve prudenza: sono attribuzioni tradizionali, ripetute da un secolo di letteratura cinofila, non genealogie documentate. Il legame col Barbone è invece quello su cui c’è più accordo, e basta guardare un Barbet accanto a un Barbone tenuto al naturale per capire il perché.
Addestramento ed educazione del Barbet

È uno dei cani più semplici da educare che ci siano: equilibrato, socievole e con quella voglia di collaborare che hanno tutti i cani da riporto. La riga dello standard sull’essere molto affezionato ai suoi si traduce in un cane che guarda il conduttore, ed è il tratto che rende facile tutto il resto. Funziona benissimo il rinforzo positivo e funziona in modo quasi imbarazzante il riporto, che qui è motivazione più forte del cibo.
L’acqua è insieme il motore e il problema. È la leva più potente che hai, perché un Barbet farà quasi qualsiasi cosa per il permesso di buttarsi, ma va educata: si entra quando lo dico io e si esce quando lo dico io. Senza quella regola passi i pomeriggi a rincorrerlo dentro i fossi, e la sera il conto lo paghi con la spazzola.
Fra gli sport il primo posto va a quelli in acqua, dal dock diving alle attività dei cani bagnino, che sembrano scritte per lui. Fuori dall’acqua funzionano nose work, agility e dog trekking. Nella pagina trovi anche i tre errori tipici, a partire da quello che rovina più Barbet di tutti: sottovalutare la spazzola.
Allevamento del Barbet

In Italia il Barbet è quasi un’idea più che una razza: un solo allevamento con affisso ENCI, in Liguria, e sette cuccioli iscritti nel 2024. Dal 2016 al 2024 sono stati iscritti in tutto 47 cani, e due annate, il 2019 e il 2020, si sono chiuse a zero: vuol dire che in quegli anni, in tutta Italia, non è nata nemmeno una cucciolata con pedigree.
Un cucciolo con pedigree e genitori controllati costa fra i 1.500 e i 2.000 euro. Qui però il prezzo è la parte meno complicata: la parte complicata è trovarlo, e guardare a Francia, Belgio e Paesi Bassi è la norma e non l’eccezione.
I test da chiedere sono quelli che il club di razza considera lo standard: radiografie di anca e gomito, visita oculistica da un oftalmologo veterinario e test del DNA per la prcd-PRA. E una domanda che su questa razza ha un senso particolare viste le sue vicende: come lavori sulla parentela fra le linee? Un Barbet ricostruito da pochissimi soggetti rende quella domanda tutt’altro che accademica.


