Storia ed origine del Barbet

Cinque secoli di quadri e sculture, la parentela col Barboncino e la quasi estinzione

Il Barbet è una delle razze francesi più antiche e una delle poche che si possono seguire nell’arte prima ancora che nei registri: compare nelle sculture del Cinquecento e nei quadri del Settecento molto prima che qualcuno pensasse a scriverne uno standard. Poi, nel Novecento, è quasi sparito del tutto. Qui trovi il percorso, con la prudenza che una storia così lunga richiede.

Sommario

Un cane che sta nei quadri da cinque secoli

Dettaglio della scultura Diana di Anet al Louvre con un cane barbet

Lo standard FCI liquida la questione in una riga: razza antichissima, comune in tutta la Francia, utilizzata per la caccia agli uccelli acquatici, e descritta o citata in molte opere fin dal sedicesimo secolo. È una frase asciutta ma pesante, perché poche razze possono vantare una documentazione così lunga.

Il cane riccio con la barba compare nella scultura della Diana di Anet, oggi al Louvre, e nella pittura di caccia francese lo si incontra di continuo. È importante però dire una cosa: per secoli barbet in francese è stato anche un nome generico per i cani d’acqua a pelo riccio, quindi non tutti i barbet dei quadri sono il Barbet di oggi. La razza come la conosciamo è il risultato di una selezione molto più tarda, e chi racconta una linea diretta e ininterrotta dal Cinquecento sta semplificando parecchio.

Il Barbet e il Barboncino: chi viene da chi

Questa è la parte che sorprende chi non la conosce: il Barboncino deve al Barbet una parte significativa della sua discendenza. Non il contrario. Il cane d’acqua francese a pelo lanoso è il ceppo, e da quel ceppo, per selezione verso la compagnia e l’eleganza, è arrivato il Barbone che tutti conoscono.

Dipinto settecentesco di Oudry con un barbet che attacca un airone

Al Barbet vengono attribuiti anche contributi nella storia del Bichon, del Briard e del Terranova, e qui la prudenza è d’obbligo: sono attribuzioni tradizionali, ripetute da un secolo di letteratura cinofila, non genealogie documentate. Quello che è ragionevolmente solido è il legame col Barboncino, e basta guardare un Barbet e un Barbone tosato al naturale per capire perché.

Il dipinto qui accanto è di Jean-Baptiste Oudry, il grande pittore di caccia del Settecento francese, e mostra un barbet alle prese con un airone. È esattamente il mestiere che lo standard descrive ancora oggi: entrare nella vegetazione acquatica, stanare l’uccello e riportarlo.

La quasi estinzione e i due allevatori rimasti

Illustrazione del 1915 di un Barbet bianco e nero

Le due guerre mondiali hanno fatto al Barbet quello che hanno fatto a molte razze da caccia europee, ma in misura più drastica: alla fine della seconda, in Francia, restavano due soli allevatori conosciuti della razza. Uno era il dottor Vincenti.

L’allevamento si fermò, e riprese solo circa vent’anni dopo grazie alla figlia di Vincenti, Madame Petre. La rinascita organizzata arrivò negli anni Settanta, quando un gruppo di allevatori francesi si mise a ricostruire la razza partendo dai pochissimi soggetti rimasti. Per dare la misura di quanto fosse esile quel filo: in Francia, fra il 1975 e il 2001, furono registrati in tutto 307 Barbet. In ventisei anni.

Da quella base ristrettissima viene il Barbet di oggi, e viene anche la ragione per cui i club insistono tanto sui test dei riproduttori e sull’allargamento della base genetica. Una razza ricostruita da poche decine di cani porta con sé quello che quei cani avevano, nel bene e nel male.

Il Barbet oggi

Oggi il Barbet è una razza riconosciuta con uno standard del 2006 e una comunità di appassionati concentrata in Francia, Belgio, Paesi Bassi e Nord America, dove negli ultimi anni è cresciuto parecchio. Resta però una razza numericamente piccola ovunque, e in Italia è ai limiti della testimonianza.

Barbet marrone seduto che aspetta

Ha senso notare una cosa sullo standard FCI: il Barbet è classificato con prova di lavoro. Non è un cane da compagnia riciclato, è un cane da caccia in acqua che la federazione considera ancora tale, con tutto quello che ne consegue in termini di bisogni di movimento e di stimoli. Se ti stai innamorando dell’aspetto da orsacchiotto, quella riga conviene tenerla a mente.