Storia ed origine del Français Blanc et Orange
Il ramo giallo dei segugi francesi: Saintonge, il Billy e una razza quasi scomparsa
Lo standard di questa razza non ha il capitolo sulla storia, e questo è già un pezzo di storia: quando fu scritto, nel 1982, gli standard erano liste di misure. Quello che si sa viene dal mondo della vénerie e dalle razze sorelle.
In questa pagina: il ceppo di Saintonge, il probabile ruolo del Billy, come è nata la divisione per colore nei segugi francesi, le mute d’inizio Novecento e la situazione di oggi.
Sommario
Il ceppo: il segugio di Saintonge

Come per le altre due razze françaises, il punto di partenza è il segugio di Saintonge, il grande cane da muta del sud-ovest della Francia che a metà Ottocento rischiò di sparire.
Nella foto: una stampa settecentesca da Desportes con un cane da caccia a riposo.
Il recupero del Saintongeois ha prodotto due strade: da un lato il Gascon Saintongeois, nato dagli incroci con i Bleu de Gascogne, dall’altro i cani che sono confluiti nelle razze françaises moderne.
Per il Blanc et Orange le fonti indicano un secondo antenato probabile: il Billy, la grande razza bianca del Poitou, ricostruita a fine Ottocento da Gaston Hublot du Rivault. Il legame è credibile proprio per il colore: nel Billy il bianco è dominante, con marcature che vanno dal limone all’arancio.
Nella stessa famiglia c’è anche la Porcelaine, il segugio bianco con macchie arancio: un cane più piccolo, ma con la stessa combinazione di colori.
Il quadro che ne esce è quello di un ramo giallo dei segugi francesi: cani bianchi con marcature dal limone all’arancio, allevati in mute diverse e poi riconosciuti come razze separate.
Come nasce una razza per colore

Nella vénerie francese la divisione delle razze per colore non è un vezzo estetico: è la conseguenza di come si allevava.
Nella foto: una stampa d’epoca con un cinghiale attaccato dai cani e un cervo inseguito dalla muta. Era questo il lavoro.
Ogni equipaggio allevava i propri cani e cercava di avere una muta omogenea: stessa taglia, stessa velocità, stessa voce e – sì – stesso colore. Una muta uniforme è più facile da leggere a distanza, e nel mondo aristocratico della caccia a corsa era anche un segno di identità.
Da lì nascono le tre razze françaises: il Blanc et Noir, il Tricolore e questo Blanc et Orange. Non sono tre colori della stessa razza: sono tre razze distinte, con tre standard.
Il colore, però, resta il criterio principale che le separa, e nel caso del Blanc et Orange lo standard è preciso: bianco limone o bianco e arancio, e mai arancio così scuro da tirare sul rosso.
Questo modo di allevare spiega anche perché la razza sia diventata così rara: se una muta cambia orientamento o si scioglie, il suo colore rischia di sparire con lei.
Le mute d’inizio Novecento

Per capire in che mondo viveva questa razza, le fotografie di inizio Novecento sono più eloquenti di qualunque descrizione.
Nella foto: la muta della duchessa d’Uzès al castello di Bonnelles, 1913. La duchessa fu la prima donna a guidare un equipaggio in Francia e la prima donna francese a prendere la patente di guida.
Le mute nobiliari francesi contavano decine di cani, spesso quaranta o sessanta, gestiti da personale dedicato: il piqueux che li conduce, i valletti che li accudiscono. In quel sistema il singolo cane conta per come lavora nel gruppo.
È in mute come queste che le razze françaises si sono formate e mantenute, e per la stessa ragione i loro numeri hanno seguito le sorti della caccia a corsa: pochi equipaggi, poche mute, pochi cani.
Il Blanc et Orange è quello che ha sofferto di più. Oggi le fonti francesi lo definiscono la razza canina francese più rara, e nemmeno il sito dell’associazione francese di caccia a corsa pubblica una stima di popolazione: la sua scheda riporta solo lo standard.
Va detto anche che di questa razza, su Wikimedia Commons, non esiste una sola fotografia: è la prova più concreta della sua rarità.
Il Français Blanc et Orange oggi, e in Italia

La razza esiste, è riconosciuta dalla FCI con il numero 316 ed è iscritta al gruppo 6 con prova di lavoro: sulla carta è una razza da caccia a tutti gli effetti.
Nella foto: una muta di Français Tricolore in un equipaggio francese: la razza sorella, non un Blanc et Orange.
Nella pratica vive in un numero ridottissimo di mute francesi, e i suoi cuccioli non arrivano al mercato: nascono in un equipaggio e restano nel circuito.
In Italia il libro genealogico dell’ENCI, interrogato sul codice di razza 316, non registra nessuna nascita e nessun affisso. Non è una razza rara in Italia: è una razza che qui non è mai arrivata.
Chi ama i grandi segugi francesi e vive in Italia ha comunque alternative reali: il Gascon Saintongeois, il Billy, la Porcelaine e il Griffon Nivernais hanno una presenza, anche se minima.
E c’è un ultimo dato che vale come misura della rarità: mentre lo standard del Blanc et Noir dichiara circa 2000 soggetti e 300-400 nascite l’anno, per il Blanc et Orange nessuna fonte ufficiale si spinge a dare un numero.

