Dogo Argentino
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Dogo Argentino in breve
Il Dogo Argentino è un cane da caccia grossa creato in Argentina negli anni Trenta e Quaranta: 60-68 centimetri nei maschi per 40-45 chili, atletico e non pesante, con una potenza che lo standard descrive in contrasto con la sua espressione amichevole e mansueta. Il mantello è interamente bianco, con al massimo una macchia scura sul cranio. Due righe del suo standard contano più di tutte: deve essere silenzioso, nessun latrato sulla traccia, e non deve mai essere aggressivo con gli esseri umani. Vive 10-12 anni, e su questa razza il test dell’udito non è un optional.
Il test dell’udito: la cosa da chiedere prima di tutto

Su questa razza c’è una domanda che viene prima del prezzo, prima del pedigree e prima di qualsiasi altra cosa: il cucciolo è stato testato per l’udito? E la ragione sta nel colore che rende il Dogo così riconoscibile.
I geni che danno il mantello interamente bianco riducono le cellule pigmentate non solo nel pelo, ma anche in una struttura dell’orecchio interno che serve a sentire. Da qui la sordità congenita, che può colpire un orecchio solo o entrambi.
I numeri danno le proporzioni giuste, senza allarmismi. Uno studio del 2021 pubblicato su Veterinary Record ha testato 811 Dogo Argentino con la metodica BAER: 74,2% udenti da entrambe le orecchie, 20,4% sordi da un orecchio solo, 5,4% sordi da entrambe. Lo stesso studio precisa che, correggendo il dato per il fatto che i cani venivano dalle stesse cucciolate, la prevalenza stimata scende all’1,6%: la sordità si concentra in alcune linee, non è distribuita a caso.
Ed è proprio questo il motivo per cui la selezione conta. Un allevatore che testa tutta la cucciolata e non fa riprodurre i soggetti sordi riduce il problema; uno che non testa lo trasmette.
La parte pratica è la più importante: un cane sordo da un solo orecchio si comporta quasi normalmente e a occhio non te ne accorgi. L’unico modo per saperlo è il test BAER, che si fa sul singolo cucciolo e costa poco rispetto a quello che cambia. Chiedilo sempre, e fatti mostrare il risultato del tuo cane, non della cucciolata in generale.
Un cane sordo non è un cane da scartare: vive benissimo con una comunicazione a segni e qualche accortezza sulla sicurezza. Ma è una cosa da sapere prima, non da scoprire dopo.
Storia ed origine del Dogo Argentino

È una delle poche razze di cui si sa esattamente chi, quando e perché. Nasce nella provincia di Cordoba e il suo creatore è il dottor Antonio Nores Martínez, chirurgo, nato nel 1907 e morto nel 1956. Il punto di partenza era il Viejo Perro de Pelea Cordobés, il vecchio cane da combattimento locale nato dall’incrocio fra Bulldog e Bull Terrier.
Da lì Nores selezionò esemplari totalmente bianchi, senza prognatismo, e incrociò con una lista di razze che lo standard riporta per intero: Bulldog Inglese, Alano, Mastino dei Pirenei, Bull Terrier, Boxer, Pointer, Dogue de Bordeaux e Irish Wolfhound. L’obiettivo non era un cane da lotta migliore: era un cane da caccia grossa, per cinghiali, pecari e puma. Nel 1947 la razza era stabilizzata e lo standard fu presentato al Club dei Cacciatori di Buenos Aires.
È in quel passaggio che nasce il tratto più importante di questa razza: un cane da caccia in muta lavora con altri cani e con persone, quindi l’aggressività verso l’uomo era da eliminare. Lo standard ancora oggi la mette fra le caratteristiche valutate severamente. Riconoscimento argentino nel 1964 e FCI nel 1973, per il lavoro del fratello Austín.
Carattere e descrizione del Dogo Argentino

Misura 60-68 centimetri nei maschi, con un’altezza ideale indicata in 64-65, per 40-45 chili. Non è un molossoide pesante: lo standard parla di un cane atletico, agile, la cui potenza sta in contrasto con la sua espressione amichevole e mansueta. Il pelo è corto, un centimetro e mezzo o due.
Sul colore la regola è la più precisa che abbiamo incontrato: interamente bianco, con al massimo una sola macchia scura sul cranio, che non superi il 10% della grandezza della testa. E in caso di parità fra due cani, si dovrà optare per l’esemplare più bianco. Quel bianco assoluto serviva a distinguere il cane dalla preda nella boscaglia.
Sul temperamento due frasi contano più di tutte: deve essere silenzioso, nessun latrato sulla traccia, e non deve mai essere aggressivo con gli esseri umani, caratteristica che sarà valutata severamente. Nella pagina trovi anche il capitolo sulla sordità congenita legata al bianco, con i numeri dello studio del 2021 e la ragione per cui il test dell’udito qui non è un optional.
Addestramento ed educazione del Dogo Argentino

È un cane collaborativo, che sta addosso alla sua persona e impara in fretta: lo standard chiede che interagisca col padrone senza condizionamenti o riserve. Non serve durezza, e con quarantacinque chili non conviene nemmeno provarci. Le priorità sono la camminata al guinzaglio e l’autocontrollo, da costruire quando il cucciolo pesa quindici chili.
Con le persone parte avvantaggiato per selezione; con gli altri cani serve onestà: la competitività fra maschi è reale ed è l’eredità della sua origine. Non impedisce la convivenza, ma gli incontri vanno gestiti e le aree cani affollate sono il contesto peggiore.
E va detto forte: questo non è un cane da divano. È costruito per inseguire cinghiali, ha un olfatto fine e una resistenza notevole. Funzionano benissimo ricerca olfattiva e pista, che sfruttano il naso ereditato dal Pointer, più dog trekking e canicross. Con due accortezze: il sole, perché un cane bianco a pelo corto si scotta, e la crescita nel primo anno.
Allevamento del Dogo Argentino

In Italia il Dogo Argentino è passato da razza molto diffusa a razza in forte calo: dai 1.481 cuccioli del 2016 ai 375 del 2024, un crollo del 68%, per un totale di 8.049 in dieci anni. Gli allevamenti con affisso sono 34. Un cucciolo con pedigree e genitori controllati costa fra i 800 e i 1.500 euro.
La lista dei controlli è corta e il primo punto viene prima di tutto il resto: il test BAER dell’udito sul cucciolo che stai prendendo, non solo sui genitori. La sordità congenita nei cani bianchi è un tema reale, e in questa razza è documentata. La pagina spiega come funziona l’esame e perché un allevatore serio lo fa di routine. Poi vengono le radiografie dell’anca e i controlli oculistici. Ci sono le iscrizioni ENCI anno per anno, con una delle curve più nette fra quelle raccontate sul sito. C’è il mantenimento di un cane da quaranta chili e passa. Ci sono le domande sul carattere dei genitori, che in una razza da caccia grossa contano molto. C’è l’avvertimento sugli annunci senza pedigree. E c’è la parte sulle responsabilità e sulle regole da rispettare. Se vuoi un Dogo, la sigla da ricordare è BAER.


