Cane di San Bernardo
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Cane di San Bernardo in breve
Il Cane di San Bernardo è il gigante dell’ospizio del colle del Gran San Bernardo: dai 70 ai 90 cm i maschi e dai 65 agli 80 le femmine, in due varietà, a pelo corto e a pelo lungo. Il mantello è bianco con macchie o gualdrappa marrone e maschera scura sul muso, con sei marcature bianche obbligatorie. Il carattere, testuale: di carattere amabile, di temperamento da tranquillo a vivace, vigile.
Che cane è il Cane di San Bernardo

È uno dei cani più grandi del mondo e uno dei più famosi: il cane dei monaci del Gran San Bernardo, che per due secoli ha cercato i viaggiatori persi nella neve e che oggi è soprattutto un gigante di famiglia.
Lo riconoscete dalla mole, dalla testa imponente con lo stop marcato, dalla maschera scura sul muso e da quel bianco con la gualdrappa marrone che non si confonde con nient’altro.
Cosa chiede: spazio, un’ora al giorno di passeggiate tranquille, due spazzolate a settimana e un budget che tenga conto di ottanta chili di cane.
Cosa lo rende speciale: è il cane nazionale svizzero dal 1887, e il suo esemplare più famoso, Barry, è ancora oggi conservato in un museo di Berna.
Da sapere prima di tutto il resto: vive otto-dieci anni. È il prezzo della taglia, e va messo in conto prima di prendere il cucciolo.
Storia ed origine del Cane di San Bernardo

Poche razze hanno una storia documentata come questa, e comincia da un edificio: l’ospizio situato sulla cima del colle del Gran San Bernardo, a 2.469 metri, è stato fondato nell’XI secolo. I cani arrivano più tardi: dalla metà del XVII secolo i monaci tenevano grandi cani da montagna destinati alla guardia e alla difesa, e la loro presenza è attestata da documenti iconografici del 1695 e da una nota negli atti dell’ospizio del 1707.
Il salvataggio è venuto dopo, ed è diventato leggenda per due strade: le cronache pubblicate in mezza Europa e i racconti dei soldati che nel 1800 passarono il colle con l’armata di Bonaparte. In mezzo c’è Barry, vissuto fra il 1800 e il 1814, che lo standard chiama il prototipo del cane da salvataggio e che è ancora oggi conservato al Museo di storia naturale di Berna.
Il barilotto di brandy, invece, non è mai esistito: nasce nel 1820 da un quadro di Edwin Landseer, che lo inventò a diciassette anni per riempire la scena. Negli archivi dell’ospizio non c’è traccia di cani con barilotti, e del resto dare alcol a una persona in ipotermia è una delle cose peggiori che si possano fare.
La razza moderna nasce fra il 1867, quando Heinrich Schumacher rilascia i primi documenti genealogici, e il 1884: a febbraio si apre il libro svizzero delle origini, e il primo cane iscritto è il San Bernardo Leon. Il 2 giugno 1887 arriva il riconoscimento ufficiale e da allora è il cane nazionale svizzero.
Carattere e descrizione del Cane di San Bernardo

È un gigante vero: dai 70 ai 90 cm i maschi e dai 65 agli 80 le femmine, per 70-90 chili. E lo standard aggiunge una riga che dice tutto: i cani che superano l’altezza massima non devono essere penalizzati, purché siano armoniosi e presentino un corretto movimento. Stare sotto il minimo, invece, squalifica.
Esistono due varietà, a pelo corto (che lo standard chiama doppio pelo) e a pelo lungo, e in entrambe muso e orecchie hanno pelo corto. Il colore è sempre bianco con macchie o con una gualdrappa marrone, e ci sono sei marcature bianche obbligatorie: petto, piedi, punta della coda, banda attorno al muso, lista e nuca.
Il carattere sta in una riga: di carattere amabile, di temperamento da tranquillo a vivace, vigile. E l’espressione, dice lo standard, dev’essere amichevole. Il cane pauroso, quello aggressivo e il temperamento debole sono tutti difetti da squalifica.
Nella pagina trovi anche il capitolo che nessuno racconta nelle foto – la bava – e quello che va letto prima di decidere: la vita media di un San Bernardo si ferma intorno agli 8-10 anni.
Addestramento ed educazione del Cane di San Bernardo

Con un San Bernardo l’addestramento non è obbedienza sportiva: è gestibilità. Tutto quello che non gli insegnate finché pesa venti chili ve lo ritrovate davanti quando ne pesa ottanta. La prima priorità è il guinzaglio, che si insegna a quattro mesi; poi il maneggiamento, la socializzazione e le regole di casa, che vanno decise subito e mai cambiate.
Il capitolo più delicato è la crescita: un cucciolo passa da meno di un chilo a ottanta in due anni, e in quei mesi ogni errore si paga per sempre. Niente scale a ripetizione, niente salti dal divano o dal bagagliaio, niente corse forzate, e un cibo per cuccioli di razza gigante che serve a rallentare la crescita, non ad accelerarla.
Sul movimento basta un’ora al giorno in due passeggiate tranquille, più ricerca olfattiva e attivazione mentale. Niente agility, niente salti, niente corsa dietro alla bici. In compenso è uno dei cani migliori per la pet therapy, dove la sua calma e la sua mole rassicurante danno il meglio.
Sulla gestione quotidiana servono due spazzolate a settimana per entrambe le varietà, un occhio agli occhi tutti i giorni e un asciugamano sempre a portata di mano per la bava. E d’estate, in Italia, questo cane vive all’ombra.
Allevamento del Cane di San Bernardo

In Italia il San Bernardo si trova facilmente: ci sono 20 allevamenti con affisso e nel 2024 sono nati 325 cuccioli. I numeri, però, si sono dimezzati in dieci anni, ed è un fenomeno comune a tutte le razze giganti. Per un cucciolo con i documenti in regola si parla di 1.200-2.000 euro.
Le due varietà non sono ugualmente diffuse: nel 2024 sono nati 207 cuccioli a pelo lungo e 118 a pelo corto. Curiosamente, la varietà che all’ospizio scartavano perché il pelo raccoglieva ghiaccio è oggi la più richiesta.
Gli allevamenti sono distribuiti su tutta la penisola, con sei in Sicilia, tre nel Lazio e due ciascuno in Lombardia e Piemonte. Le domande da fare sono le lastre di anche e gomiti dei genitori, un referto oculistico (entropion ed ectropion sono difetti eliminatori dello standard) e il piano di crescita che consigliano.
E c’è una cosa da valutare prima di tutto il resto, che non riguarda l’allevatore ma tu: il costo reale di un cane da ottanta chili, fra cibo, veterinario e farmaci dosati sul peso, e il fatto che vivrà otto-dieci anni.


