Storia ed origine del Cane da Ferma Boemo
Dal cane più diffuso della Boemia al quasi azzeramento degli anni Venti
Il cenno storico di questo standard è breve ma contiene una parabola completa: prima della Prima guerra mondiale questo era il cane da ferma più diffuso del suo paese; negli anni Venti era quasi estinto.
In questa pagina: com’era prima della guerra, cosa è successo, come è stato ricostruito e che posto occupa oggi in Repubblica Ceca e in Italia.
Sommario
Il cane da ferma della Boemia

Lo standard apre con una frase che oggi sorprende: nel periodo precedente la Prima guerra mondiale, il cane da ferma boemo a pelo ruvido era il cane da ferma più diffuso nel territorio dell’antica Cecoslovacchia.
Non era quindi una razza locale di nicchia: era il cane da caccia di quelle terre, quello che i cacciatori boemi e moravi usavano di default.
Il motivo è nella sua polivalenza. In un territorio fatto di campi, boschi e paludi, un cane che sapesse cercare in campo aperto, entrare in acqua e lavorare nel bosco valeva più di tre specialisti.
Il tipo si era formato nei secoli precedenti dagli stessi ceppi da cui vengono tutti i griffoni continentali: cani da ferma a pelo duro diffusi in tutta l’Europa centrale, dal Drahthaar tedesco allo Spinone italiano.
Quello che distingue il ramo boemo è il pelo, con quei tre strati e quel pelo di guardia lungo fino a sette centimetri: una risposta locale a inverni continentali e paludi gelate.
Il nome ceco, Ceský Fousek, significa più o meno il baffuto boemo: dal fous, il baffo. È il tratto che i cacciatori riconoscevano per primo, e lo standard definisce la barba tipica di questa razza.
Gli anni Venti e la ricostruzione

Poi arriva la frattura, e lo standard la racconta senza giri di parole: la Prima guerra mondiale e le sue ripercussioni avevano portato questa razza, negli anni Venti, quasi all’estinzione.
È una storia comune a molte razze europee, ma qui il crollo è stato particolarmente rapido proprio perché il cane era legato a un mondo, quello della caccia dei proprietari terrieri dell’impero, che dopo il 1918 non esisteva più.
Il recupero è descritto in una riga che è anche un manuale di metodo: ci si occupò del suo recupero, sulla base di alcuni tipici soggetti originari, partendo dai quali e con un allevamento sistematico si è ottenuto il tipo attuale.
Alcuni tipici soggetti originari: significa che qualcuno è andato a cercare i cani rimasti, li ha valutati uno per uno e ha ricominciato. È lo stesso metodo usato per il Vizsla a pelo duro, per il Braque de l’Ariège e per decine di razze europee del Novecento.
La differenza è nel risultato. Lo standard chiude il cenno storico con un dato da leggere due volte: la razza si classifica al secondo posto fra tutte le razze dei cani da caccia impiegati nelle repubbliche Ceca e Slovacca.
Da quasi estinta a seconda razza da caccia nazionale: è uno dei recuperi meglio riusciti della cinofilia europea.
Il testo dello standard in vigore risale al 21 maggio 1963, ed è uno dei più vecchi ancora usati dalla FCI, che ne ha pubblicato la versione attuale nel 1998.
Il Cane da Ferma Boemo in Italia

In Italia questa razza è praticamente sconosciuta. Le statistiche ufficiali registrano 10 cuccioli in quattro anni, fra il 2018 e il 2021, e nessun dato successivo.
Gli affissi attivi sulla razza sono zero: non esiste un allevamento italiano, e le poche cucciolate registrate sono probabilmente frutto di importazioni singole.
Il motivo non è la qualità del cane, ma la concorrenza. Nel ruolo di cane da ferma polivalente a pelo duro, in Italia ci sono già il Drahthaar, che è diffusissimo, e lo Spinone Italiano, che è di casa.
Chi lo cerca deve guardare alla Repubblica Ceca e alla Slovacchia, dove la razza è comune e ha un club solido, oppure all’Austria e alla Germania, dove è presente in numero minore ma stabile.
Un avvertimento pratico: nei paesi di lingua ceca la selezione passa da prove di lavoro obbligatorie, e molti allevatori vendono soprattutto a chi caccia. È una politica coerente con la razza.
Per un cacciatore italiano, il Fousek può essere una scelta interessante proprio perché fa tutto: campo, acqua e bosco. Ma va messo in conto un viaggio e una certa dose di pazienza.

