Australian Silky Terrier
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
L’Australian Silky Terrier in breve
L’Australian Silky Terrier è il cane che quasi tutti scambiano per uno Yorkshire senza guardarlo bene. La parentela c’è, perché nasce dall’incrocio fra Australian Terrier e Yorkshire Terrier, ma è un cane diverso: più grande, più solido e più terrier. Misura 23-26 centimetri per 3,5-5,5 chili, ha un mantello piatto e serico con la riga sulla schiena, orecchie piccole ed erette, e un solo colore ammesso, il blu focato, che nei cuccioli non c’è ancora e arriva verso i diciotto mesi. La riga più importante dello standard però è un’altra: deve avere sostanza sufficiente per cacciare e uccidere i roditori domestici. Vive 13-15 anni ed è rarissimo in Italia: 7 cuccioli iscritti nel 2024 e un solo allevamento con affisso.
Storia ed origine dell’Australian Silky Terrier

Nasce da un’idea semplice e un po’ vanitosa: prendere un terrier australiano da lavoro e dargli il mantello di seta di un terrier inglese. La storia comincia fra il 1820 e il 1830 con una femmina di terrier dal mantello ruvido e bluastro allevata in Tasmania, portata in Inghilterra e accoppiata con un Dandie Dinmont Terrier.
Da quella cucciolata comprò alcuni cuccioli un londinese, il signor Macarthur Little, che aveva in testa un obiettivo preciso: ottenere un terrier con il pelo morbido come la seta. Ci lavorò per anni e poi fece la cosa che rese possibile la razza, cioè emigrò a Sydney, dove riprese il programma usando i due cani che lo standard FCI indica come antenati principali: l’Australian Terrier, che dava sostanza e attitudine da ratter, e lo Yorkshire Terrier, che dava la finezza e il mantello serico.
La prima bozza di standard è dei primi del Novecento. Da lì in poi le tre razze camminano separate, e con esiti molto diversi: oggi lo Yorkshire è uno dei cani più diffusi al mondo, il Silky è una razza per appassionati, e l’Australian Terrier in Italia è di fatto scomparso, con due cani iscritti in dieci anni e nemmeno un allevamento. Nella pagina trovi la storia completa con i nomi e le date, e il ritratto dei tre parenti che il Silky si porta dietro.
Carattere e descrizione dell’Australian Silky Terrier

È un cane piccolo, 23-26 centimetri per 3,5-5,5 chili, cioè quasi il doppio di uno Yorkshire da standard: è la prima differenza che si nota dal vivo, e la ragione per cui il Silky dà l’impressione di un cane vero e non di un soprammobile. Orecchie piccole a V ed erette, linea dorsale che deve restare orizzontale sempre, piedi di gatto.
Il mantello è piatto, fine e serico, con la riga in mezzo alla schiena, e lo standard gli mette un limite molto concreto: non dev’essere così lungo da impedire il movimento e deve permettere di vedere la luce del giorno sotto il cane. L’unico colore ammesso è il blu focato, con una postilla che spiazza chi compra un cucciolo: il nero è ammesso nei piccoli e il blu deve comparire verso i 18 mesi.
Sul carattere la riga che conta non è quella sul temperamento ma quella sull’aspetto generale, dove lo standard dice che deve avere sostanza sufficiente per cacciare e uccidere i roditori domestici. Sotto la seta c’è un terrier vero: vigile, abbaione, che scava e che con gli altri cani non fa la parte del piccolo. Nella pagina trovi anche quanto vive, quanto lavoro chiede il pelo e i problemi tipici della taglia, dalla lussazione della rotula alla malattia dei denti.
Silky, Yorkshire e Australian Terrier: come si distinguono

Sono tre razze imparentate che da cucciolo si somigliano parecchio, e la confusione è talmente comune che vale un capitolo a sé. Da adulti bastano tre cose per non sbagliare: la taglia, la lunghezza del mantello e le zampe. Il Silky pesa quasi il doppio di uno Yorkshire da standard, ha il pelo che non tocca terra e ha gli arti completamente liberi da peli lunghi. L’Australian Terrier ha il pelo duro e ruvido, mai serico, ed è il più pesante dei tre.
C’è poi la differenza di carattere, che i libri raccontano poco e chi ci vive conferma sempre: il Silky è più indipendente, lo Yorkshire è più attaccato alla persona e più bisognoso di compagnia. Non è meglio uno o l’altro, sono due modi diversi di stare con un cane piccolo. E una nota da conoscere prima di innamorarsi dell’Australian Terrier guardando le foto: in Italia, negli ultimi dieci anni, ne sono stati iscritti due in tutto, e non esiste un allevamento con affisso.
Addestramento ed educazione dell’Australian Silky Terrier

Il rischio numero uno non è che sia difficile da educare, è che nessuno lo educhi, perché è piccolo e sembra che non serva. È così che nasce il cane che abbaia a tutti e decide lui chi entra in casa. Le regole da dargli sono le stesse di un cane grande applicate a un cane piccolo: cammina sulle sue zampe, non sale in braccio a comando suo, conosce i comandi base. E la socializzazione con gli altri cani va fatta sul serio, perché un terrier che non ha imparato a parlare con i suoi simili tende a esagerare, e con la sua taglia esagerare è pericoloso soprattutto per lui.
L’abbaio è il tema pratico numero uno ed è nel manuale della razza: chi vive in condominio deve mettere in conto di lavorarci. La strada che funziona non è punire l’abbaio che parte ma premiare il silenzio che segue, un secondo alla volta, riducendo in parallelo le occasioni.
Sulle attività la sua taglia apre più porte di quante uno immagini: la nose work è probabilmente la cosa più adatta in assoluto, perché stanca la testa senza chiedere spazio né sollecitare le articolazioni, e l’hoopers è un percorso senza salti pensato proprio per i cani piccoli. Nella pagina trovi tutte le attività e l’avvertenza sui salti dal divano, che su una razza con tendenza alla lussazione della rotula non è un dettaglio.
Allevamento dell’Australian Silky Terrier

Qui il numero dice tutto: in Italia c’è un solo allevamento con affisso ENCI che fa questa razza, in Piemonte, e i cuccioli iscritti nel 2024 sono stati sette. In dieci anni fanno 156 cani in tutto, con il massimo di 24 nel 2019 e una discesa netta negli ultimi due anni. Sono numeri da razza che rischia di sparire dal paese, non da razza di nicchia.
Un cucciolo con pedigree e genitori controllati costa fra gli 800 e i 1.200 euro, fino a 1.500 dall’estero dove la razza è più diffusa. Ma il consiglio più utile non riguarda il prezzo: con numeri così bassi, la maggior parte degli annunci italiani che dicono silky terrier non sono Silky, sono Yorkshire fuori taglia o incroci. Il pedigree qui è l’unico modo per sapere che stai prendendo la razza che credi.
I controlli da chiedere sono pochi e precisi, perché la razza non ha malattie con un test del DNA dedicato: la valutazione delle rotule dei genitori con il grado scritto e una visita oculistica recente. Nella pagina trovi la tabella dei prezzi, quella delle iscrizioni anno per anno e le domande che contano di più, compresa quella che nessuno pensa di fare a un allevatore e che invece su un cane di cinque chili vale tantissimo: come vi occupate dei denti?


