Allevamento dell’Australian Silky Terrier
Un solo allevamento in Italia, quanto costa un cucciolo e come non prendere uno Yorkshire
Sull’Australian Silky Terrier in Italia c’è un numero che spiega tutto: gli allevamenti con affisso ENCI che fanno questa razza sono uno, in Piemonte, e i cuccioli iscritti nel 2024 sono stati sette. Qui trovi i prezzi veri, la tabella delle iscrizioni, come si riconosce un Silky vero da uno Yorkshire un po’ grande, e cosa chiedere prima di firmare.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Australian Silky Terrier

Un cucciolo con pedigree e genitori controllati costa fra gli 800 e i 1.200 euro in Italia, e fino a 1.500 dall’estero, dove la razza è più diffusa. Non sono cifre gonfiate: su sette cuccioli l’anno non esiste un mercato che possa gonfiare niente.
Il consiglio più utile su questa razza non riguarda il prezzo ma l’identità di quello che stai comprando. Con numeri così bassi, la maggior parte degli annunci italiani che dicono silky terrier non sono Silky: sono Yorkshire un po’ fuori taglia, o incroci. Il pedigree qui non è un vezzo da appassionati, è l’unico modo per sapere che stai prendendo la razza che credi.
Silky, Yorkshire o Australian Terrier: come si distinguono
Le tre razze sono parenti strette e da cucciolo si somigliano parecchio. Da adulti però le differenze sono nette, e bastano tre cose per non sbagliare: la taglia, la lunghezza del mantello e le zampe. Il Silky pesa quasi il doppio di uno Yorkshire da standard, ha il pelo che non tocca terra e ha gli arti liberi da peli lunghi. L’Australian Terrier ha il pelo duro e ruvido, mai serico.

C’è poi la differenza di carattere, che i libri raccontano poco e chi ci vive conferma sempre: il Silky è più indipendente e più terrier, lo Yorkshire è più attaccato alla persona e più bisognoso di compagnia. Non è meglio uno o l’altro, sono due modi diversi di stare con un cane piccolo, e ha senso scegliere consapevolmente invece di scoprirlo dopo.
Le iscrizioni ENCI anno per anno
La curva racconta una razza che in Italia non è mai decollata e che negli ultimi anni sta scendendo: dal massimo di 24 cuccioli nel 2019 ai 7 del 2024, con un totale di 156 cani in tutto il decennio. Sono numeri da razza a rischio di sparire dal paese, non da razza di nicchia.
Per chi compra significa una cosa sola e conviene dirla chiara: con un allevamento e sette cuccioli l’anno, o ti metti in lista e aspetti anche un anno, oppure guardi all’estero. Non esiste la terza opzione di trovarne uno disponibile domani, e se qualcuno te lo offre, quasi certamente non è un Silky.
Cosa chiedere prima di firmare

La lista è breve perché la razza non ha malattie genetiche con un test del DNA dedicato, ma questo non vuol dire che non ci sia niente da controllare. Chiedi la valutazione delle rotule dei genitori, fatta da un veterinario con il grado scritto, e una visita oculistica recente. Chiedi il pedigree, che qui più che altrove è la prova dell’identità della razza.
Poi le domande che dicono di più. Chiedi come sono cresciuti i cuccioli nelle prime otto settimane e se hanno visto persone, rumori e superfici diverse: in un terrier vigile la socializzazione precoce fa la differenza fra un adulto sicuro e uno che abbaia a tutto. Chiedi di vedere la madre e guarda com’è fatta e come si comporta, perché in una razza così rara la femmina che hai davanti è metà di quello che sarà il tuo cane.
E chiedi cosa fanno con i denti. Sembra una domanda strana da fare a un allevatore, ma su un cane che vivrà quindici anni sotto i sei chili, un allevatore che ti spiega la routine dentale è un allevatore che conosce la taglia che alleva.

