Allevamento dell’American Water Spaniel
Perché in Italia non si trova, quanto costa importarlo e i test da chiedere
Partiamo dalla notizia che serve: in Italia l’American Water Spaniel non è una razza allevata. Non è iscritto al libro genealogico dell’ENCI e non risultano né nascite né allevamenti con affisso.
In questa pagina: perché non troverai un prezzo italiano, quanto costa e quanto dura importarne uno, i tre esami che il club di razza chiede ai riproduttori e cosa guardare in una cucciolata.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di American Water Spaniel
La risposta onesta è che in Italia non esiste un prezzo, perché non esiste il mercato. La razza non compare fra le 292 del libro genealogico dell’ENCI, le statistiche ufficiali delle nascite sono a zero e gli affissi attivi sono anche loro zero.
Chi lo vuole deve guardare agli Stati Uniti, e più precisamente al Midwest: Wisconsin, Minnesota e Michigan sono dove vive la maggior parte dei circa 3.000 American Water Spaniel esistenti.
Il prezzo americano di un cucciolo con documenti si aggira sui 1.200-2.000 dollari, ma è la parte facile del conto. Sopra ci vanno il viaggio, i documenti sanitari, il passaporto, il microchip e l’antirabbica in regola, e soprattutto il tempo: le liste d’attesa dei pochi allevatori seri si misurano in mesi, spesso in più di un anno.
Va detta anche una cosa scomoda: un allevatore serio non spedisce un cucciolo come un pacco. Se qualcuno vi propone una consegna rapida, senza domande e senza farvi vedere niente, il problema non è il prezzo.
Il resto delle spese è quello di un cane di taglia medio-piccola molto attivo: 400-700 euro il primo anno fra vaccini, microchip, sverminazioni ed eventuale sterilizzazione, e 60-90 euro al mese di mantenimento.
Sulla toelettatura si risparmia: il mantello si spazzola una o due volte a settimana e non si tosa. Serve un pettine, non un toelettatore.
Un’alternativa da considerare senza vergogna: se quello che vi attira è il cane da acqua di taglia gestibile col pelo riccio, in Italia c’è il Lagotto Romagnolo; se ti interessa il lavoro in acqua fredda, il Chesapeake Bay Retriever è reperibile e fa lo stesso mestiere.
Cosa chiedere all’allevatore

La domanda che apre tutte le altre è una sola: i genitori hanno il numero CHIC? È la certificazione del programma sanitario del club di razza statunitense, e si ottiene solo completando tre esami.
Il primo sono le anche: radiografie valutate dall’OFA a due anni compiuti. Nella razza la displasia è poco frequente, intorno all’8 per cento, ma proprio per questo non ha senso rinunciare al referto.
Il secondo sono gli occhi: visita di un oftalmologo veterinario specialista, registrata come CAER, da rifare ogni anno fino agli otto. Si cercano cataratta, problemi della retina e glaucoma. La cataratta qui può presentarsi molto presto, anche prima dell’anno di età, quindi un referto di cinque anni fa non dice nulla: chiedetelo recente.
Il terzo è il cuore, con l’esame OFA di base fatto entro un anno dall’accoppiamento oppure quello avanzato dopo l’anno di età.
Sui test del DNA la risposta corretta è che per questa razza ne esiste praticamente uno solo che valga la pena, quello per la mielopatia degenerativa. Non è obbligatorio per il CHIC, ma un allevatore attento lo fa.
Poi ci sono le domande di sempre, che con una razza da importare pesano il doppio: dove sono cresciuti i cuccioli, posso vedere la madre almeno in video, quante cucciolate fa quella femmina, i genitori lavorano o sono solo cani da esposizione.
E una specifica di questa razza: come sono con gli estranei e quanto abbaiano. Sono i due punti su cui le linee si differenziano di più, ed è meglio saperlo prima.
Cosa guardare in una cucciolata

Il primo controllo è il colore, ed è un controllo di identità: un American Water Spaniel è fegato, marrone o cioccolato scuro, con al massimo un po’ di bianco su dita e petto. Qualsiasi altra cosa non è prevista dallo standard.
Il secondo sono gli occhi, e qui la razza ha una regola sua: il giallo vivo, come quello del limone, è un difetto eliminatorio. Attenzione a non confonderlo col marrone giallastro chiaro, che invece è ammesso: è lo standard stesso a mettere in guardia sull’equivoco.
Il terzo è la fronte. Deve essere coperta di pelo corto e liscio e senza ciuffo: un cucciolo con il cappello di riccioli in testa somiglia più a un Irish Water Spaniel che a un American.
Il quarto è il pelo: si guarda che ci sia il sottopelo, che è quello che rende il mantello impermeabile. Onde o riccioli vanno bene entrambi, e possono cambiare da una zona all’altra del corpo dello stesso cane.
Il quinto sono i piedi: dita raccolte e palmate. Si vedono anche in un cucciolo, aprendo la zampa con due dita.
E infine il carattere della madre. Lo standard mette fra i difetti eliminatori sia il cane aggressivo sia quello eccessivamente timido: una femmina che si nasconde o che non si lascia avvicinare vale più di qualsiasi titolo in esposizione, ed è un’informazione che devi pretendere anche a distanza.
L’American Water Spaniel in Italia e nel mondo

I numeri italiani sono presto detti: zero nascite iscritte, zero affissi, e la razza nemmeno presente fra le 292 del libro genealogico dell’ENCI. Non è un caso di razza in calo: è una razza che in Italia non è mai arrivata.
Il quadro internazionale non è molto più largo. Negli Stati Uniti, dove la razza è nata e dove è il cane ufficiale del Wisconsin, nel 1998 l’AKC registrò 233 cuccioli in tutto l’anno, e la popolazione stimata resta intorno ai 3.000 cani.
Le classifiche di popolarità lo confermano: 125esimo nel 2000, 143esimo nel 2010 su 167 razze, e 27esimo posto nella graduatoria AKC delle razze più rare del 2025.
Fuori dal Nord America si trova qualche allevamento in Canada e pochissimo in Europa, dove la razza è riconosciuta dalla FCI dal 1999 ma non ha mai messo radici.
Chi decide di percorrere questa strada dovrebbe partire dal club di razza statunitense, che tiene l’elenco degli allevatori aderenti al programma sanitario, e mettere in conto una lista d’attesa lunga e un viaggio.
L’alternativa sensata, per chi cerca la stessa idea di cane, è guardare in casa: il Lagotto Romagnolo per taglia e mantello, il Chesapeake Bay Retriever per il lavoro in acqua fredda, l’Irish Water Spaniel per chi vuole restare fra gli spaniel d’acqua.

