Lagotto Romagnolo
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Lagotto Romagnolo in breve
Il Lagotto Romagnolo è una razza italiana nata nelle paludi di Comacchio e di Ravenna, ed è l’unica razza al mondo il cui standard indica come utilizzazione ufficiale cane da tartufo. Misura 43-48 centimetri nei maschi per 13-16 chili, ha un pelo riccio e impermeabile con sopracciglia, baffi e barba, e lo standard lo descrive docile, poco esigente, attento, affettuoso, molto attaccato al suo padrone e facile da addestrare. Vive 14-16 anni.
L’unico cane da tartufo riconosciuto al mondo

Cominciamo da quello che rende questa razza diversa da tutte le altre, e che non è il pelo riccio: è una riga nello standard FCI.
Alla voce utilizzazione, lo standard del Lagotto Romagnolo riporta due parole: cane da tartufo. Nessun’altra razza al mondo ha questa destinazione ufficiale.
Non è sempre stato così. Il Lagotto nasce come cane da riporto in acqua nelle paludi di Comacchio e di Ravenna, e da lì vengono il pelo lanoso, il sottopelo fitto e l’impermeabilità. Poi, dice lo standard, le vaste zone paludose furono risanate e divennero terreni arabili: le bonifiche cancellarono il suo lavoro, e i cercatori romagnoli lo riconvertirono su un altro mestiere che usava lo stesso strumento, il naso.
E la riconversione è stata anche genetica. Lo standard scrive una riga che si legge in pochissimi altri documenti di razza: l’istinto di caccia è stato modificato nel corso della selezione genetica, quindi il suo lavoro non risulta distratto dagli odori di cacciagione. Generazioni di tartufai hanno selezionato via l’interesse per la selvaggina, perché un cane che si ferma su una lepre non porta a casa niente.
Il risultato pratico, per chi lo prende come cane di famiglia, è enorme: è uno dei pochi cani da cerca che non insegue. Ed è anche il motivo per cui va detta la cosa più importante di questa pagina: il naso va fatto lavorare tutti i giorni. Non servono i tartufi, bastano dieci minuti di ricerca in casa o in giardino, che stancano più di mezz’ora di passeggiata.
Due cose vanno aggiunte per onestà. La prima è che lo standard lo definisce anche un ottimo cane da guardia: il Lagotto abbaia e segnala tutto, e in condominio va educato presto. La seconda è che quel pelo che «non perde» va comunque tosato almeno una volta l’anno e sfeltrito a mano: non è un cane senza manutenzione, è un cane con una manutenzione diversa.
Storia ed origine del Lagotto Romagnolo

L’origine è italiana: è un’antica razza di cani da riporto in acqua delle pianure di Comacchio e delle zone paludose di Ravenna, e il nome stesso viene dal dialetto romagnolo. Da lì vengono il pelo lanoso e impermeabile, il sottopelo fitto e la classificazione FCI, che lo colloca ancora oggi fra i cani da acqua.
Poi è successa la cosa che rende questa storia unica, e lo standard la racconta in due righe: nel corso dei secoli le vaste zone paludose furono risanate e divennero terreni arabili. Di conseguenza il Lagotto cambiò e da cane da acqua divenne un eccellente cane da tartufo. Il suo mestiere è cambiato perché è cambiato il paesaggio.
E la riconversione è stata anche genetica: lo standard certifica che l’istinto di caccia è stato modificato nel corso della selezione genetica, perché un cane che si distrae dietro a una lepre non trova tartufi. Oggi in Italia è una delle razze più numerose: 34.798 cuccioli in dieci anni, col picco di 5.470 nel 2021, e 139 allevamenti con affisso.
Carattere e descrizione del Lagotto Romagnolo

È un cane di taglia da media a piccola: 43-48 centimetri nei maschi, con 46 come misura ideale, per 13-16 chili. Lo standard lo definisce di apparenza rustica, e non è un caso: è un cane da lavoro di campagna, non un cane arricciato da salotto. Il fuoritaglia è un difetto da squalifica, il che risponde a chi cerca un «lagotto nano».
Il pelo è l’unico caso in cui uno standard spiega come toelettare il cane: riccioli ad anello di tessitura lanosa e impermeabile, un taglio completo almeno una volta l’anno, mai più lungo di 4 centimetri, e soprattutto non deve essere modellato e spazzolato come nei Barboni e nei Bichon Frisé. I colori vanno dal bianco sporco al marrone ai roani; il nero squalifica, e il tartufo è marrone, mai nero.
Sul carattere lo standard è generoso: docile, poco esigente, attento, affettuoso, molto attaccato al suo padrone e facile da addestrare, e aggiunge che è un ottimo cane da guardia, cioè che abbaia e segnala. Nella pagina trovi anche la riga rarissima sull’istinto di caccia modificato dalla selezione e le due malattie con test del DNA.
Addestramento ed educazione del Lagotto Romagnolo

Facile da addestrare è testuale ed è vero: è un cane da cerca che lavora con l’uomo, e col rinforzo positivo si ottiene praticamente tutto. È però sensibile, e i toni duri lo spengono. Le priorità non sono l’obbedienza ma la gestione dell’abbaio, visto che lo standard lo definisce ottimo cane da guardia, e il lavoro sulla solitudine.
La ricerca del tartufo si comincia per gioco già a due o tre mesi, associando un odore a una ricompensa e insegnando al cane a indicare invece che a mangiare quello che trova. In Italia la cerca vera è regolamentata e richiede un tesserino; per il gioco in giardino non serve nulla.
E se i tartufi non ce li hai, il punto resta lo stesso: il naso va fatto lavorare. Nose work, giochi di ricerca in casa, tappetini olfattivi: dieci minuti di ricerca stancano più di mezz’ora di passeggiata, ed è il motivo per cui questa razza sta bene anche in appartamento.
Allevamento del Lagotto Romagnolo

Il Lagotto è una delle razze più numerose d’Italia: 34.798 cuccioli in dieci anni, con il picco di 5.470 nel 2021 e 4.089 nel 2024. Gli allevamenti con affisso ENCI sono 139, con l’Emilia-Romagna in testa. Un cucciolo con pedigree, genitori testati e anche radiografate costa fra i 1.200 e i 2.000 euro.
Su questa razza i controlli genetici sono due, e sono il modo più rapido per capire con chi hai a che fare: il test per LGI2, legato all’epilessia giovanile benigna, e quello per ATG4D, legato alla malattia da accumulo neuronale. Costano poco e si fanno una volta sola sui riproduttori: chi non li fa sta risparmiando sulla cosa sbagliata. La pagina spiega entrambi senza tecnicismi. Ci sono le iscrizioni ENCI anno per anno, che raccontano un boom vero. C’è un capitolo sui cuccioli da genitori con qualifiche di lavoro, cioè linee selezionate sulla cerca del tartufo con prove sostenute e superate: costano di più e hanno senso solo se il cane lavorerà. C’è il mantenimento e c’è la toelettatura, che su quel pelo riccio è una voce fissa. E ci sono le domande sul carattere. Se vuoi un Lagotto, la pagina ti dà due sigle da chiedere.


