Carattere e descrizione del Lagotto Romagnolo

Il pelo riccio con le regole nello standard, i colori e un naso selezionato per il tartufo

Il Lagotto Romagnolo è l’unica razza al mondo il cui standard indica come utilizzazione ufficiale cane da tartufo. Qui trovi le misure vere, il capitolo sul pelo che è scritto nello standard più che in qualsiasi manuale di toelettatura, i colori ammessi, il carattere e le due malattie con test del DNA.

Sommario

Il Lagotto Romagnolo in breve

È un cane di taglia da media a piccola: i maschi misurano 43-48 centimetri, con 46 come misura ideale, e pesano 13-16 chili. È italiano, nato nelle paludi di Comacchio e di Ravenna. Lo standard lo descrive docile, poco esigente, attento, affettuoso, molto attaccato al suo padrone e facile da addestrare, e aggiunge che è anche un ottimo cane da guardia. Il pelo è riccio, di tessitura lanosa e impermeabile. Vive 14-16 anni, una delle vite più lunghe fra tutte le razze.

TagliaDa media a piccola
Altezza al garreseMaschi 43-48 cm (ideale 46), femmine 41-46 (ideale 43)
PesoMaschi 13-16 kg, femmine 11-14
Vita media14-16 anni
MantoRiccio, di tessitura lanosa e impermeabile, con sopracciglia, baffi e barba
ColoriBianco sporco, bianco con macchie marroni o arancio, roano, marrone, arancio
Livello di energiaMedia: ha bisogno di lavorare col naso più che di correre
Adatto aChi vuole un cane docile e vive con lui, anche in appartamento

Quanto è grande un Lagotto Romagnolo

Femmina di Lagotto Romagnolo marrone e bianca di profilo

I maschi misurano 43-48 centimetri al garrese e le femmine 41-46, con una tolleranza di un centimetro. Lo standard indica anche l’altezza ideale: 46 centimetri per i maschi e 43 per le femmine. Il peso va da 13 a 16 chili nei maschi e da 11 a 14 nelle femmine.

Lo standard lo definisce di taglia da medio a piccola, ben proporzionato, potentemente costruito, di apparenza rustica. Quella parola, rustica, torna più volte e non è casuale: il Lagotto è un cane da lavoro di campagna, non un cane da salotto arricciato.

Le proporzioni sono quelle di un cane quasi quadrato: alto quasi quanto lungo. E c’è un dettaglio che si vede solo guardando bene: la profondità del torace è inferiore alla metà dell’altezza al garrese, circa il 44%. È un cane che sta alto sulle gambe, e serviva a muoversi in acqua e nel sottobosco.

Va detta una cosa sul fuoritaglia, perché è la risposta a chi cerca un «lagotto nano»: un soggetto sopra o sotto la misura è un difetto da squalifica. Non esistono varietà di taglia in questa razza, e chi vende un lagotto mini sta vendendo o un cane fuori standard o un meticcio.

Il pelo del Lagotto e la toelettatura, secondo lo standard

Questa è una delle rarissime razze il cui standard spiega come va toelettato il cane, con tanto di misure. Conviene leggerlo, perché risolve da solo tutti i dubbi.

Muso di Lagotto Romagnolo con le sopracciglia, i baffi e la barba

Il pelo è di tessitura lanosa, semiruvido in superficie, e forma stretti riccioli a forma di anello con un evidente sottopelo. I riccioli sono distribuiti su tutto il corpo e sulla coda, ma non sulla testa, dove sono meno chiusi e formano quelle abbondanti sopracciglia, baffi e barba che danno al Lagotto la sua faccia inconfondibile.

Mantello esterno e sottopelo sono impermeabili: è l’eredità del cane d’acqua.

E qui arriva la parte pratica, testuale: se non viene tagliato, il pelo tende ad infeltrirsi, quindi un taglio completo deve essere fatto almeno una volta l’anno. Il pelo e il sottopelo infeltriti vanno rimossi periodicamente, a mano.

Il taglio non deve essere più lungo di circa 4 centimetri e deve seguire la sagoma del cane. Solo sulla testa può restare più lungo, ma non tanto da coprire gli occhi.

E poi la riga che ogni proprietario dovrebbe portare dal toelettatore: il mantello non deve essere modellato e spazzolato come nei Barboni e nei Bichon Frisé, né tagliato così corto da impedire l’arricciatura. Lo standard chiude con una sanzione: qualsiasi toelettatura eccessiva escluderà il cane dall’essere qualificato.

In pratica: il Lagotto non va spazzolato come un cane a pelo lungo, e non va scolpito. Va tosato una o due volte l’anno e sfeltrito a mano nel mezzo. La corretta toelettatura, dice lo standard, contribuisce ad accentuare il naturale aspetto rustico tipico della razza.

Un’ultima nota utile: perde pochissimo pelo, ed è uno dei motivi per cui questa razza è diventata popolarissima in appartamento. Ma «perde poco» non vuol dire «non richiede cure»: richiede cure diverse.

I colori del Lagotto Romagnolo

Lagotto Romagnolo dal mantello roano marrone

La tavolozza è calda e più varia di quanto si creda. Lo standard ammette il bianco sporco monocolore, il bianco con macchie marroni o arancio, il roano arancione, il roano marrone, il marrone monocolore in diverse tonalità con o senza bianco, e l’arancio con o senza bianco.

Alcuni cani hanno una maschera da marrone a marrone scuro, e le focature sono permesse in tutte le tonalità. Il «lagotto bianco» che molti cercano è quindi un colore regolare: si chiama bianco sporco, e non è né raro né più pregiato.

C’è invece un colore che squalifica, ed è utile saperlo: il nero. Lo standard è netto e lo mette fra i difetti da squalifica, insieme alle macchie nere e alle pigmentazioni nere.

Da qui viene un dettaglio che permette di riconoscere un Lagotto vero a colpo d’occhio: il tartufo va dal marrone chiaro al marrone scuro, mai nero. E gli occhi vanno dall’ocra al nocciola al marrone scuro, in armonia col mantello. Un cane riccio col naso nero non è un Lagotto Romagnolo.

Fra gli altri difetti da squalifica ce ne sono due che riguardano il pelo e che chiudono il capitolo precedente: il pelo cordato, cioè attorcigliato in cordoni come nel Puli, e il pelo non arricciato o tagliato troppo corto.

Il carattere del Lagotto Romagnolo

Lo standard fa una cosa che quasi nessun altro fa: comincia la voce carattere parlando del lavoro, e spiega come la selezione abbia modificato l’istinto della razza.

Lagotto Romagnolo col pelo non toelettato seduto su un prato

Il testo dice: la sua attitudine naturale alla cerca e il suo ottimo olfatto fanno di questa razza un efficiente ricercatore di tartufi. L’istinto di caccia è stato modificato nel corso della selezione genetica, quindi il suo lavoro non risulta distratto dagli odori di cacciagione.

È una riga straordinaria e conviene fermarcisi: significa che generazioni di cercatori hanno selezionato via l’interesse per la selvaggina, perché un cane che si distrae dietro a una lepre non trova tartufi. Il risultato pratico, per chi lo tiene come cane di famiglia, è enorme: il Lagotto è uno dei pochi cani da cerca che non insegue.

Poi arriva il ritratto: docile, poco esigente, attento, affettuoso, molto attaccato al suo padrone e facile da addestrare. E si chiude con una nota che sorprende: è anche un ottimo cane da guardia.

Quel ottimo cane da guardia è vero e va saputo, perché è la principale sorpresa per chi lo prende in appartamento pensando a un peluche: il Lagotto abbaia, segnala tutto, ed è attentissimo a quello che succede attorno a casa. Non è aggressivo, è vigile, ma in condominio va educato.

Molto attaccato al suo padrone è l’altra riga che pesa nella vita quotidiana: è un cane che ti segue da una stanza all’altra e che sopporta male le lunghe assenze.

Con i bambini è ottimo, con gli altri cani in genere socievole, e la sua taglia contenuta più il pelo che perde pochissimo lo rendono uno dei cani più adatti alla vita in appartamento. A una condizione, che è la stessa di sempre: il naso va fatto lavorare.

Quanto vive un Lagotto Romagnolo e di cosa si ammala

Lagotto Romagnolo toelettato in un bosco innevato

La vita media è di 14-16 anni, ed è una delle più lunghe fra tutte le razze: un dato eccellente, che riflette un cane costruito senza esagerazioni. Ma ci sono due malattie che portano il suo nome, e per entrambe esiste il test del DNA.

CosaDi che si trattaCosa fare
Epilessia giovanile benignaCrisi fra le 5 e le 9 settimane di vita che di norma passano da sole entro i 4 mesiTest del DNA sul gene LGI2 dei genitori
Malattia da accumuloMalattia neurodegenerativa progressiva e fatale, unica di questa razzaTest del DNA sul gene ATG4D dei genitori: e il controllo più importante
Displasia dell’ancaPresente ma contenuta per la tagliaRadiografie ufficiali dei genitori
Lussazione della rotulaIl ginocchio che esce dalla sede, tipico dei cani di taglia contenutaControllo ortopedico dei riproduttori
OtitiOrecchie pendule e coperte di pelo riccio: trattengono umiditaControllo e pulizia regolari, soprattutto dopo il lavoro in campagna

La prima si chiama epilessia giovanile benigna familiare e ha una storia da raccontare. Dipende da una mutazione del gene LGI2, identificata in questa razza e pubblicata nel 2011 su PLOS Genetics. Si manifesta nei cuccioli fra le cinque e le nove settimane di vita con crisi focali, e l’aggettivo benigna è la parte importante: di norma le crisi passano da sole entro i quattro mesi.

Quella scoperta, fatta sui cani da tartufo, è servita anche alla medicina umana: ha contribuito a capire i meccanismi delle epilessie benigne dell’infanzia.

La seconda è più seria e va conosciuta bene: è la malattia da accumulo del Lagotto, legata al gene ATG4D e individuata su una popolazione di oltre 2.300 cani. È una malattia neurodegenerativa progressiva e fatale, esclusiva di questa razza, con esordio fra i quattro mesi e i quattro anni: colpisce in particolare il cervelletto, e si manifesta con andatura instabile e cambiamenti del comportamento.

Entrambe sono recessive e per entrambe esiste il test del DNA: con genitori testati il rischio è zero. È la prima cosa da chiedere a un allevatore di Lagotto, e in una razza così diffusa è anche il modo più rapido per capire con chi hai a che fare.

Il resto della lista è ordinario: displasia dell’anca, contenuta per la taglia, e la lussazione della rotula.

Merita invece una riga la manutenzione delle orecchie: sono pendule e coperte di pelo riccio, quindi trattengono umidità. In un cane che lavora in campagna e ama l’acqua, le otiti sono il problema pratico più frequente, e si prevengono con un controllo regolare.

A chi è adatto il Lagotto Romagnolo

È il cane giusto per chi vuole un compagno docile, affettuoso e di taglia gestibile, che perde pochissimo pelo e sta bene anche in appartamento. Su questo profilo è uno dei cani più equilibrati che si possano scegliere, ed è anche uno dei più longevi.

È perfetto per chi ha voglia di fare attività di naso: la ricerca del tartufo, ovviamente, ma anche la nose work e i giochi di ricerca in casa e in giardino. È lì che questa razza dà il meglio, e un Lagotto che usa il naso ogni giorno è un cane appagato.

Non è il cane giusto per chi sta fuori casa tutto il giorno, perché è molto attaccato al suo padrone e la solitudine la sopporta male. Non lo è per chi non vuole sentire abbaiare, perché lo standard lo definisce ottimo cane da guardia e segnala tutto.

E non lo è per chi lo sceglie solo perché è riccio e «non perde pelo». Quel pelo va tosato almeno una volta l’anno e sfeltrito a mano nel mezzo, e chi non lo fa si ritrova un cane con un mantello infeltrito che va rasato a zero. Il Lagotto non è un cane senza manutenzione: è un cane con una manutenzione diversa.