Allevamento del Lagotto Romagnolo
Quanto costa un cucciolo, i 139 affissi italiani e i due test del DNA che contano
Il Lagotto Romagnolo è una delle razze più numerose d’Italia: 34.798 cuccioli in dieci anni e 139 allevamenti con affisso ENCI. Qui trovi i prezzi, i numeri e il modo più rapido per distinguere chi seleziona da chi produce.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Lagotto Romagnolo

Un cucciolo con pedigree ENCI, genitori testati e anche radiografate costa fra i 1.200 e i 2.000 euro. È una forbice normale, e sulla parte alta stanno di solito le cucciolate da genitori titolati.
C’è una categoria a parte, e su questa razza ha un senso preciso: i cuccioli da genitori con qualifiche di lavoro sulla cerca del tartufo. Costano di più, e per chi vuole un cane da cerca sono l’unica scelta sensata. Per chi vuole un cane di famiglia non servono, ma restano un buon segnale sull’allevamento.
Sul colore vale l’avvertenza di sempre: il «lagotto bianco» esiste e si chiama bianco sporco, ma è un colore regolare come il marrone o i roani, e non vale di più. Al contrario, un Lagotto nero o con macchie nere è un difetto da squalifica: se te lo propongono come raro, sta fuori standard.
E anche sulla taglia: il lagotto nano non esiste. Lo standard prevede una sola misura con un centimetro di tolleranza, e il fuoritaglia squalifica.
Va infine messo in conto il mantenimento del pelo. Non è caro, ma è costante: una o due tosature all’anno e la rimozione periodica del sottopelo infeltrito, che si può imparare a fare in casa.
Le iscrizioni ENCI anno per anno
La curva racconta un boom vero: 2.432 cuccioli nel 2015, 3.660 nel 2020, il picco di 5.470 nel 2021, e poi un assestamento sopra i quattromila fino ai 4.089 del 2024. In dieci anni fanno 34.798 cani.
Il picco del 2021 non è una sorpresa: coincide con il periodo in cui in tutto il mondo si sono comprati più cani che mai. Ma il Lagotto, a differenza di altre razze di moda, non è crollato dopo: si è assestato su numeri alti, ed è il segno di una popolarità che ha basi solide.
Gli allevamenti con affisso ENCI sono 139: ventidue in Emilia Romagna, ventuno in Toscana, quattordici in Umbria, tredici nel Lazio, e poi Piemonte e Abruzzo con undici ciascuno. Sono, quasi esattamente, le regioni del tartufo.
Ma un boom ha sempre un rovescio, e su questa razza è concreto: quando le nascite raddoppiano in pochi anni, non tutte le cucciolate vengono da genitori testati. E in una razza con una malattia neurodegenerativa fatale per cui il test esiste, costa poco ed è definitivo, questa non è una sfumatura.
I due test del DNA e le domande da fare
Su questa razza i controlli genetici sono due, e sono il modo più rapido per capire con chi hai a che fare.
Il primo è il test per l’epilessia giovanile benigna familiare, legata al gene LGI2. È la meno grave delle due: si manifesta con crisi nei cuccioli fra le cinque e le nove settimane, che di norma passano da sole entro i quattro mesi. Ha senso conoscerla perché un allevatore onesto te ne parla, invece di far finta che non esista.
Il secondo è quello che conta di più: il test per la malattia da accumulo del Lagotto, legata al gene ATG4D. È una malattia neurodegenerativa progressiva e fatale, esclusiva di questa razza, con esordio fra i quattro mesi e i quattro anni. Entrambe sono recessive: con genitori testati il rischio è zero.
La domanda giusta è semplice e non ammette risposte vaghe: «posso vedere i referti dei test di entrambi i genitori?». Chi ti risponde che i suoi cani stanno tutti bene, o che in trent’anni non ha mai avuto problemi, ti ha già risposto: quelle malattie non si vedono guardando un cane adulto sano che è solo portatore.
Gli altri controlli sono le radiografie dell’anca e un’occhiata ortopedica alle rotule. E una domanda pratica che aiuta: chiedere se i cuccioli vengono abituati a farsi manipolare e a farsi controllare le orecchie, che in questa razza sono la manutenzione quotidiana.
Infine, se ti interessa il tartufo o anche solo un cane con la testa giusta, chiedi se l’allevatore porta i suoi cani alle prove di lavoro sulla cerca. Non è obbligatorio e non serve a chi vuole un cane da divano, ma dice molto su cosa sta selezionando.

