Carattere e descrizione del Segugio Italiano a Pelo Forte
Aspetto, colori del manto e temperamento: il ritratto completo della razza
Il Segugio Italiano a Pelo Forte è la variante barbuta del segugio nazionale, e dal 2015 ha uno standard tutto suo, il numero 198. Rispetto al fratello a pelo raso cambia il mantello, ma il suo standard dice che cambia anche qualcos’altro: è più riservato, meno esuberante, saggio, calmo e ponderato nel lavoro.
In questa pagina: le misure (leggermente diverse da quelle del pelo raso), il pelo ruvido con la barba, i colori e la regola sul bianco, il carattere con una delle descrizioni più belle di tutti gli standard e la salute.
Sommario
Il Segugio Italiano a Pelo Forte in breve
Il Segugio Italiano a Pelo Forte è il segugio italiano da lepre e cinghiale nella sua versione a pelo ruvido: alto 52-60 centimetri nei maschi e 50-58 nelle femmine, per 18-28 chili, con il tronco che sta nel quadrato. Pelo decisamente ruvido, non oltre cinque centimetri, con la barba sotto le labbra. Colori: fulvo o nero focato. Carattere saggio, calmo e ponderato. Vive 12-14 anni.
Quanto è grande un Segugio Italiano a Pelo Forte

I maschi stanno fra i 52 e i 60 centimetri, le femmine fra i 50 e i 58, con due centimetri di tolleranza per i soggetti eccellenti. Il peso va dai 20 ai 28 chili nei maschi e dai 18 ai 26 nelle femmine: qualche centimetro in più del pelo raso, che si ferma a 58.
La struttura è la stessa del fratello e si riassume in una formula: il tronco sta nel quadrato, cioè il cane è lungo quanto è alto. La testa è dolicocefala e lunga 4/10 dell’altezza al garrese.
Lo standard italiano usa qui due termini tecnici da tradurre: il cane è eterometrico (proporzioni normali fra la taglia e le varie parti del corpo) e presenta alloidismo (corrispondenza fra i profili della testa e quelli del tronco). È il linguaggio della scuola cinognostica italiana, e questo è uno dei pochi standard che lo usa ancora.
La conclusione del paragrafo sull’aspetto generale, però, è tutt’altro che tecnica ed è la più bella: costruzione asciutta, ben muscolata, senza tracce di grasso, tutto questo lo rende capace di seguire la selvaggina dall’alba al tramonto. Sedici parole che spiegano perché questo cane è fatto così.
Il pelo e la barba

È la differenza che dà il nome alla razza: il pelo sul tronco non dovrebbe oltrepassare i cinque centimetri ed è decisamente ruvido. Su testa, orecchie, arti, coda e muso è in generale meno ruvido che sul corpo.
Sotto le labbra i peli, benché di lunghezza moderata, formano la cosiddetta barba: è il tratto che distingue immediatamente questo cane dal pelo raso, e gli dà quell’espressione da vecchio saggio che chi lo conosce trova irresistibile.
Sulle arcate sopracciliari lo standard mette un limite preciso: i peli devono avere lunghezza limitata così da non coprire o cadere sugli occhi. Non è un dettaglio estetico: un cane che caccia deve vedere, e le sopracciglia da griffone qui non sono volute.
La manutenzione resta semplice: una spazzolata a settimana e un controllo della barba, che raccoglie terra, resina e semi. Nessuna toelettatura da professionista, nessuno strippaggio obbligatorio come nei terrier a pelo duro.
Quello che non si vuole è un pelo lanoso o troppo lungo: qui il mantello è attrezzatura da lavoro contro rovi e intemperie, non un ornamento.
I colori e la regola sul bianco

I colori ammessi sono due, come nel pelo raso: il fulvo unicolore in tutte le sue gradazioni, dal rosso fulvo carico e carbonato al fulvo sbiadito, e il nero focato.
Sul bianco lo standard è tollerante ma non entusiasta, e lo scrive con una frase che sembra uscita da una chiacchierata fra allevatori: nel fulvo il bianco può comparire su muso e cranio (anche con una maschera asimmetrica), come stella al petto, sul collo, sui metacarpi e sui piedi, ma in ogni caso il bianco non è desiderabile e meno ve n’è meglio è.
Nel nero focato il bianco è ammesso in un solo punto, la stella al petto, e quando c’è, dice lo standard, il segugio viene detto tricolore. È il nome che in Italia sentirete usare dai cacciatori.
Il resto della pigmentazione segue le regole del pelo raso: tartufo nero, rime palpebrali nere, e una preferenza netta per il pigmento pieno.
Il carattere del Segugio Italiano a Pelo Forte
Qui il suo standard fa una cosa insolita: lo confronta esplicitamente con il fratello. Rispetto ai soggetti a pelo raso, è più riservato, meno esuberante, saggio, calmo e ponderato nel lavoro.
E prosegue con una descrizione che è quasi un ritratto d’autore: la sua espressione è amichevole, soave e fiera, e velata da un alone di malinconia. La sua voce è risonante e armoniosa. Non conosco molti standard che si permettano la parola malinconia, e chi ha visto negli occhi un segugio a pelo forte capisce perché sia finita lì dentro.
Nella pratica significa un cane metodico: lavora con ardore e passione, sia da solo sia in muta, ma senza la frenesia che a volte si vede nei soggetti a pelo raso. In casa è discreto, silenzioso finché non c’è motivo di non esserlo, e per niente invadente.
Con le persone è amichevole ma non espansivo; con gli altri cani è facile, perché la muta è il suo ambiente naturale; con gli estranei è tranquillo. Come guardiano non serve.
Le due cose che restano non negoziabili sono quelle di tutti i segugi: il naso, che su una traccia prende il comando, e la voce, che è fatta per essere sentita a distanza in una valle.
Pelo forte, pelo raso e gli altri cani ruvidi italiani
La differenza fra le due varietà, oggi due razze distinte, è quasi tutta nel mantello. Il pelo raso ha il pelo vitreo e liscio, il pelo forte ce l’ha ruvido e con la barba; il primo è più semplice da controllare dopo il lavoro, il secondo è più protetto nei rovi.
Sul carattere, però, gli standard non dicono la stessa cosa, ed è un caso raro: il pelo forte è descritto come più riservato, meno esuberante, saggio, calmo e ponderato. Chi ha avuto entrambi lo conferma quasi sempre.
C’è poi una differenza che pesa nella scelta: i numeri. In dieci anni l’ENCI ha registrato 8.512 cuccioli di pelo forte contro i 35.005 del pelo raso, e il calo del forte è molto più marcato: meno 49 per cento dal 2015, contro il dodici per cento del fratello.
Nel panorama italiano dei cani ruvidi da caccia il parente più illustre è lo Spinone Italiano, che però è un cane da ferma e non un segugio: stesso tipo di pelo, mestiere completamente diverso. Fra gli stranieri, il Drahthaar tedesco è l’altro grande cane da caccia a pelo duro, anche lui da ferma.
Il segugio a pelo forte resta l’unico segugio ruvido italiano, ed è un pezzo di patrimonio cinofilo nazionale che conviene non perdere.
Quanto vive un Segugio Italiano a Pelo Forte e di cosa si ammala
Vive 12-14 anni ed è, come il fratello, una delle razze più rustiche che abbiamo: nessuna malattia ereditaria di razza documentata, nessuna esagerazione morfologica, una selezione fatta soltanto sul lavoro.
Il punto debole numero uno sono le otiti: orecchie lunghe e pendenti che non ventilano, in un cane che passa la giornata nell’erba bagnata. Il controllo va fatto dopo ogni uscita.
Il secondo è specifico di questa varietà: la barba. Raccoglie terra, resina, semi e forasacchi, e va guardata a ogni rientro insieme al muso e agli spazi fra le dita.
Poi ci sono gli incidenti del mestiere (tagli, ferite da cinghiale, distorsioni), i parassiti (zecche tutto l’anno e, in mezza Italia, i flebotomi della leishmaniosi) e il sovrappeso nei cani che smettono di lavorare: lo standard chiede un cane senza tracce di grasso, e non è un modo di dire.
A chi è adatto il Segugio Italiano a Pelo Forte
Ai cacciatori, come tutti i segugi, e a chi vive in campagna con spazio vero. Con una nota in più rispetto al pelo raso: essendo più calmo e ponderato, è la variante che più spesso funziona anche come cane di casa, sempre a patto di dargli da fare.
Le condizioni sono le stesse: almeno due ore al giorno di movimento vero, un recinto serio, la possibilità di usare il naso e, se possibile, la compagnia di un altro cane.
Non è adatto all’appartamento in città, non è adatto a chi ha i vicini attaccati e non è adatto a chi vuole slegarlo in un parco: su una traccia parte e cammina per chilometri.
E vale anche per lui la considerazione che facciamo per il pelo raso: in Italia i segugi che non rendono in caccia finiscono spesso nei canili, e sono cani adulti sani e docili che trovano casa con difficoltà. Prima di comprare un cucciolo di una razza che sta perdendo metà dei suoi numeri in dieci anni, ha senso fare un giro da quelle parti.

