Carattere e descrizione del Gascon Saintongeois
Aspetto, colori del manto e temperamento: il ritratto completo della razza
Il Gascon Saintongeois è un segugio francese che in Italia conoscono solo i cacciatori, e che invece è una delle razze straniere più numerose del nostro libro genealogico: 2.260 cuccioli iscritti all’ENCI in dieci anni. Esiste in due varietà, Grand e Petit, dentro lo stesso standard.
In questa pagina: le due taglie, la testa con quelle orecchie che devono arrivare oltre il tartufo, il mantello con il famoso quattroeillé e il marchio del capriolo, il carattere (più docile di quanto si pensi) e la salute.
Sommario
Il Gascon Saintongeois in breve
Il Gascon Saintongeois è un segugio francese da muta, nato a metà Ottocento dall’incrocio fra gli ultimi Cani di Saintonge e i Blu di Guascogna. Due varietà: il Grand (65-72 cm nei maschi) per la grossa selvaggina e la lepre, il Petit (56-62 cm) specialista della lepre. Mantello bianco con macchie nere e le guance color fuoco. Carattere: cane da muta per eccellenza, calmo, affettuoso, con una voce sonora. Vive 10-12 anni.
Grand o Petit: quanto è grande un Gascon Saintongeois

Lo standard FCI descrive due varietà nello stesso testo, e non sono due razze: il Grand sta fra i 65 e i 72 centimetri nei maschi (62-68 nelle femmine), il Petit fra i 56 e i 62 (54-59 nelle femmine). La tolleranza è di un solo centimetro.
La differenza non è solo di centimetri, è di mestiere. Il Grand, dice lo standard, è usato per la caccia a tiro, a volte per la grossa selvaggina e per la lepre, di solito in muta o da solo come limiere, cioè come cane da cerca che lavora legato davanti alla muta. Il Petit è polivalente: nato come specialista della lepre, ma anche molto bravo sul cinghiale.
Il peso non è indicato: in pratica un Grand adulto sta fra i 30 e i 35 chili, un Petit fra i 22 e i 28. Le proporzioni sono le stesse per entrambi, e lo standard le dà in numeri: altezza al garrese e lunghezza del corpo in rapporto 10 a 10,5, e lunghezza del muso uguale a quella del cranio.
Il resto è la costruzione di un cane che deve camminare tutto il giorno: dorso fermo e non troppo lungo, torace ampio e disceso fino al gomito, costole lunghe e solo leggermente cerchiate, coda robusta alla radice e portata elegantemente a sciabola.
Un dettaglio che i cacciatori guardano subito: il piede, che lo standard vuole d’un ovale leggermente allungato, con cuscinetti e unghie nere. Il piede chiaro, in questa razza, è un segnale di poca tipicità.
La testa e le orecchie del Gascon Saintongeois

Il cranio è bombato e piuttosto stretto, con l’occipite ben marcato e, visto da sopra, una parte posteriore di forma ogivale pronunciata. Le linee del cranio e del muso sono divergenti e lo stop è appena accennato.
Le orecchie sono la firma della razza e lo standard è esigente: fini, ben rigirate in dentro, e devono arrivare almeno all’estremità del tartufo. Sono attaccati sotto la linea dell’occhio e piuttosto indietro, così da lasciare libero il cranio. Un orecchio corto o attaccato alto è un difetto elencato per iscritto.
Gli occhi sono ovali e bruni, con le rime palpebrali nere, e hanno una descrizione che dice molto del carattere: espressione dolce e fiduciosa. Il tartufo è nero e ben sviluppato con le narici aperte, la canna nasale leggermente montonina, le labbra nere e coprenti di stretta misura.
Tutto, in questa testa, è costruito intorno al naso: le orecchie lunghe che raccolgono gli odori dal terreno, le labbra che le trattengono, le narici grandi. È l’architettura classica del segugio francese.
Il mantello: il quattroeillé e il marchio del capriolo

Il pelo è corto e fitto, e non c’è altro da dire. Il colore, invece, è uno dei capitoli più minuziosi che si trovino in uno standard: fondo bianco con macchie nere, talvolta moschettato ma senza esagerazione.
Sulla testa il disegno è preciso: due macchie nere ai lati che ricoprono le orecchie, circondano gli occhi e si fermano alle guance. Le guance sono color fuoco, preferibilmente pallido.
E poi c’è il dettaglio che dà il nome a tutto: due focature sopra le arcate sopracciliari, due puntini chiari che sembrano un secondo paio di occhi. Lo standard usa il termine francese: danno l’aspetto quattroeillé, cioè con quattro occhi. È il marchio di fabbrica dei segugi francesi bianchi e neri, e la sua mancanza totale è elencata fra i difetti.
L’ultimo dettaglio è quasi poetico: a volte, in fondo alla coscia, compare una macchia color foglia morta che i francesi chiamano marchio del capriolo. Non serve a niente, non aggiunge punti, ed è una di quelle cose che gli allevatori si indicano con soddisfazione.
Anche la pelle, sotto, è descritta: morbida, non troppo spessa, bianca con macchie nere. In questa razza la pigmentazione si vede fino in fondo.
Il carattere del Gascon Saintongeois

Lo standard lo descrive in una riga da leggere per intero, perché sorprende: cane da muta per eccellenza, dall’olfatto fine, intraprendente, dotato di una voce sonora. Si unisce alla muta istintivamente. Calmo, affettuoso, si sottomette facilmente agli ordini.
Quell’ultima parte è insolita per un segugio: calmo, affettuoso e facilmente sottomesso agli ordini. È un cane collaborativo, che non fa braccio di ferro con l’uomo, e i cacciatori italiani lo scelgono anche per questo: si gestisce.
Si unisce alla muta istintivamente è l’altra frase chiave. Questo cane non va insegnato a lavorare in gruppo, lo fa da solo: con gli altri cani è facile per default, e in casa un secondo cane non è un problema ma una soluzione.
La voce sonora è la parte che va messa in conto. Un segugio da muta abbaia quando lavora, perché è così che comunica la posizione, e il suono è potente. In campagna è il suo mestiere, in un condominio è un problema che non si risolve.
L’olfatto fine e l’essere intraprendente completano il quadro: su una traccia va, e va lontano. Fuori dai recinti sta al guinzaglio, come ogni segugio, perché quando il naso si accende il richiamo diventa un suggerimento.
Con le persone è dolce, e lo standard lo scrive anche negli occhi: espressione dolce e fiduciosa. Non è un guardiano, non è un cane diffidente, non è aggressivo: un soggetto aggressivo o pauroso è un difetto eliminatorio.
Gascon Saintongeois, Grand Bleu de Gascogne e Beagle

Il parente più diretto è il Grand Bleu de Gascogne, e non per somiglianza: è il cane che lo ha generato. Il Gascon Saintongeois nasce incrociando gli ultimi Cani di Saintonge con i Blu di Guascogna, e da lì prende struttura, naso e voce.
La differenza si vede nel mantello: il Blu di Guascogna è bianco fittamente moschettato di nero, tanto che a distanza sembra blu, mentre il Gascon Saintongeois ha grandi macchie nere nette su fondo bianco e le guance focate.
Il Beagle è l’altro modo di risolvere lo stesso problema: la lepre, ma a piedi e in un cane da 35 centimetri. Il Billy è un altro segugio francese da grande selvaggina, di taglia simile al Grand. E dietro tutti c’è il Cane di Sant’Uberto, il capostipite dei segugi europei.
Per il lettore italiano il paragone più utile è però un altro: il Segugio Italiano. Fanno lo stesso lavoro sullo stesso terreno, e la scelta fra i due, nel mondo della caccia, è spesso una questione di tradizione locale e di muta di riferimento più che di qualità.
Quanto vive un Gascon Saintongeois e di cosa si ammala
Vive 10-12 anni ed è un cane rustico: nessuna malattia ereditaria di razza documentata, nessuna esagerazione morfologica, una selezione fatta per generazioni solo sul lavoro. I problemi che ha sono quelli del mestiere, non della genetica.
Il primo, e non è una banalità, sono le otiti. Orecchie lunghissime, rigirate in dentro e attaccate basse significano un condotto che non ventila mai, e in un cane che passa la giornata nell’erba bagnata l’infezione è dietro l’angolo. Il controllo va fatto dopo ogni uscita, non una volta al mese.
Il secondo sono gli incidenti: tagli, ferite da cinghiale, distorsioni, spighe nelle orecchie e fra le dita. Chi lo porta a caccia lo sa e controlla il cane a ogni rientro, muso e zampe comprese.
Il terzo sono i parassiti. Un cane che vive nel sottobosco è esposto a zecche e, nelle zone endemiche del centro e sud Italia, ai flebotomi della leishmaniosi. Qui la profilassi non è stagionale: è tutto l’anno.
Nel Grand, per la taglia e la profondità del torace, va tenuta presente la torsione dello stomaco: pasti divisi e mai lavoro subito dopo mangiato. La displasia dell’anca esiste come in tutti i cani grandi ma non è frequente, e negli allevamenti che fanno le lastre si controlla.
A chi è adatto il Gascon Saintongeois

È adatto ai cacciatori, ed è giusto dirlo subito: questa è una razza con prova di lavoro selezionata per la muta, e in Italia praticamente tutti i cuccioli che nascono vanno a chi caccia. Non è un cane pensato per il divano.
Però il carattere ci sarebbe: calmo, affettuoso, non aggressivo, facile con gli altri cani e con le persone. Un Gascon Saintongeois in una famiglia che vive in campagna, cammina ogni giorno e accetta la voce, è un cane meraviglioso.
Le condizioni sono tre e sono severe: spazio e recinzione seria, almeno due ore al giorno di movimento vero, e la compagnia di un altro cane, perché questo è un animale che nasce e cresce in gruppo.
Non è adatto all’appartamento in città, non è adatto a chi ha vicini attaccati (la voce è quella di un cane da muta), non è adatto a chi vuole lasciarlo libero in un parco: su una traccia parte e non torna.
E c’è un ultimo punto che riguarda l’onestà verso il cane: un segugio che non lavora e non cammina diventa un cane frustrato. Questa razza, in Italia, sta bene perché fa il suo mestiere. Prenderla per tenerla in giardino è il modo più semplice per rovinarla.




