Storia ed origine del Welsh Springer Spaniel

Il cane rosso e bianco del Galles, dal Medioevo al 1902

Lo standard FCI del Welsh Springer Spaniel non ha un cenno storico, ma nella descrizione del carattere si concede una frase che pesa: razza molto antica e distinta, di pure origini.

In questa pagina: da dove viene il cane rosso e bianco del Galles, il nome sbagliato con cui è stato registrato per anni, il 1902 e com’è messo oggi in Italia.

Sommario

Il cane da caccia rosso e bianco del Galles

Corrin, campione di Welsh Springer Spaniel, in una tavola del 1903

Secondo il Kennel Club, il cane da caccia rosso e bianco del Galles è documentato nella letteratura gallese del Medioevo. Non è una razza moderna ricostruita a tavolino: è un tipo di cane che in quelle valli c’è sempre stato.

Il lavoro era quello di sempre per uno spaniel: entrare nel folto, frugare, far alzare la selvaggina a portata del cacciatore. Prima delle armi da fuoco si lavorava con le reti e con il falco, e i cani da cerca servivano esattamente a questo.

Il Kennel Club aggiunge un dato interessante sulla parentela: si ritiene che questo cane gallese abbia contribuito allo sviluppo del Cocker Spaniel. Gli spaniel britannici, fino all’Ottocento, sono una famiglia unica che si divide per taglia e per lavoro più che per pedigree.

La documentazione più solida arriva col Settecento e l’Ottocento, ed è fatta di famiglie e di tenute. La più importante è quella di A.T. Williams di Ynys-y-Gerwn, vicino a Neath: il suo ceppo di cani rossi e bianchi veniva fatto risalire, in famiglia, fino al nonno, cioè alla fine del Settecento.

Da quel ceppo esce il cane della foto qui accanto: Corrin, nato nel 1893, il primo Welsh Springer di cui esista una fotografia e uno degli stalloni su cui è stata costruita la razza moderna. L’immagine è una tavola del 1903 tratta da un manuale cinofilo britannico dell’epoca.

Il 1902: quando smette di essere un Welsh Cocker

Welsh Springer Spaniel al guinzaglio per strada a Dublino

Fino all’inizio del Novecento il cane gallese rosso e bianco non aveva un posto suo. Veniva esposto insieme all’English Springer, e nel libro delle origini del Kennel Club compariva anche sotto il nome di Welsh Cocker.

Il nome era doppiamente sbagliato: non è un cocker, e non è un cane inglese. Ma racconta bene com’era organizzata la cinofilia dell’epoca, dove gli spaniel si dividevano per peso e per impiego e non per origine geografica.

La svolta arriva nel 1902. Dopo il lavoro di alcuni appassionati gallesi, primo fra tutti A.T. Williams, il Kennel Club riconosce la razza. Il Kennel Gazette del febbraio 1902 lo annuncia con una formula asciutta: Welsh Springers (red and white) having now been provided for.

Da quel momento il Welsh Springer Spaniel ha un suo registro, un suo standard e un suo nome. E il colore diventa il confine: rosso vivo e bianco, e nient’altro.

Il club di razza britannico nasce nel 1923, fondato e tenuto in piedi per ventiquattro anni dal tenente colonnello John Downes-Powell. Fra le due guerre le iscrizioni crescono lentamente.

Poi arriva il conto della Seconda guerra mondiale, che per questa razza è doppio: al crollo delle nascite comune a tutta la cinofilia europea si aggiunge la perdita degli archivi del club, distrutti in un bombardamento. Un pezzo di storia documentata della razza è andato perso lì.

Il Welsh Springer Spaniel oggi in Italia

Oggi il Welsh Springer è una razza rara ovunque, patria compresa: il Kennel Club lo classifica fra le razze autoctone vulnerabili britanniche, quelle con meno di trecento iscrizioni l’anno nel Regno Unito.

In Italia i numeri sono ancora più piccoli. Fra il 2015 e il 2023 l’ENCI ha iscritto 67 cuccioli in tutto, con due anni completamente a zero (il 2017 e il 2022). Per il 2024 non risultano dati.

L’anno migliore è stato il 2016, con 19 cuccioli; per il resto si viaggia intorno alla decina, che vuol dire una o due cucciolate l’anno in tutto il paese.

Gli affissi attivi sulla razza sono uno solo, in Veneto, in provincia di Vicenza, e alleva anche l’English Springer Spaniel.

È una situazione che va detta con chiarezza a chi sta cercando un cucciolo: questa non è una razza che si trova quando si vuole. Si aspetta, ci si mette in lista, oppure ci si rivolge all’estero, dove Gran Bretagna e Paesi Bassi hanno una base più solida.

Il paradosso è che si tratta di un cane con pochissime controindicazioni: sano, longevo, amichevole, in Breed Watch categoria 1. Semplicemente, non è mai diventato di moda. Come succede ad altri spaniel britannici storici, dal Sussex Spaniel al Field Spaniel.

AnnoCuccioli iscritti all’ENCI
20155
201619
20170
20189
20199
20209
202110
20220
20236
Totale in nove anni67