Carattere e descrizione del Welsh Corgi Cardigan
Aspetto, la coda di volpe e il temperamento del corgi con la coda lunga
Il Welsh Corgi Cardigan è il corgi con la coda, ed è la prima cosa da sapere: lo standard la descrive simile a quella della volpe… moderatamente lunga, da arrivare o quasi al suolo.
In questa pagina: quanto è grande, la differenza con il Pembroke, i colori (compreso il blue merle), il carattere e cosa chiedere a un allevatore.
Sommario
Il Welsh Corgi Cardigan in breve
Il Welsh Corgi Cardigan è un cane da pastore gallese basso e lungo: altezza ideale 30 cm al garrese, per un peso che lo standard mette in proporzione alla taglia e che sta fra gli 11 e i 17 chili. Ha pelo corto o medio, di dura tessitura, impermeabile, e una coda lunga da volpe che lo distingue dal Pembroke. Carattere, testuale: sveglio, attivo ed intelligente. Saldo, non timido né aggressivo.
Quanto è grande un Welsh Corgi Cardigan

L’altezza ideale è di 30 centimetri al garrese. Il peso non viene dato in cifre: lo standard dice in proporzione alla taglia, tenendo in considerazione l’equilibrio dell’insieme, e nella pratica sta fra gli 11 e i 17 chili.
L’aspetto generale sta in quattro aggettivi che dicono tutto: vigoroso, tenace, agile, capace di resistenza. Non è un cane da salotto con le gambe corte: è un bovaro in miniatura.
Le proporzioni sono descritte con una formula precisa: il rapporto fra muso e cranio è di 3 a 5.
Sugli arti c’è una riga che spiega bene la struttura: gambe corte ma il tronco è nettamente distanziato dal suolo. Un Cardigan non striscia: ha la pancia ben staccata da terra.
E c’è un dettaglio che in altre razze sarebbe un difetto e qui è corretto: l’avambraccio è leggermente arcuato per seguire la forma del torace, e i piedi anteriori sono leggermente girati in fuori. È la conformazione di un cane costruito attorno a una gabbia toracica ampia.
Il torace, infatti, è moderatamente ampio con sterno prominente: quel petto che sporge in avanti è tipico.
La coda: la differenza con il Pembroke

Se devi distinguere un Cardigan da un Pembroke, guardate la coda: nel Cardigan è simile a quella della volpe, inserita sul prolungamento della linea dorsale e moderatamente lunga (da arrivare o quasi al suolo).
Lo standard aggiunge come va portata: bassa in stazione, in movimento può essere alzata un po’ al di sopra della linea del corpo ma non arrotolata sul dorso.
Non è l’unica differenza. Il Cardigan è leggermente più grande e più pesante, ha le orecchie più larghe (lo standard dà perfino la distanza: inserisci a circa 8 centimetri gli uni dagli altri) e gli anteriori più arcuati attorno al torace.
E poi c’è il colore: il blue merle è ammesso nel Cardigan e non è previsto nel Pembroke.
La cosa più interessante, però, è storica: fino al 1934 i due corgi si incrociavano liberamente, ed erano considerati due varietà della stessa razza. È stato il Kennel Club, in quell’anno, a separarli in due razze distinte.
Il Cardigan, secondo il Kennel Club, è ritenuto il più antico dei due.
La testa, le orecchie e gli occhi

La testa ha una descrizione di tre parole: forma ed aspetto di muso di volpe. Cranio ampio e piatto tra le orecchie, che si presenta leggermente a cupola sopra gli occhi, e stop moderato.
Le orecchie sono erette, piuttosto larghe, con le estremità leggermente arrotondate. Lo standard dà una misura che non si vede quasi mai: sono inseriti a circa 8 centimetri gli uni dagli altri.
E chiede una cosa curiosa: devono essere ben inseriti indietro in modo che possano essere tenuti appoggiati piatti lungo il collo. È l’orecchio mobile di un cane da pastore.
Gli occhi hanno un’espressione descritta in tre aggettivi che vanno letti insieme: amichevole, sveglia ma guardinga.
Sul colore degli occhi c’è una regola precisa e molto importante: sono preferibilmente scuri o in armonia col mantello, ma uno o entrambi gli occhi azzurri, blu o macchiettati di blu, sono permessi solo nei blue merle.
Tradotto: un Cardigan rosso o tigrato con l’occhio blu non è tipico. In un blue merle, invece, è perfettamente regolare.
Il tartufo deve essere nero e sporge leggermente e non è assolutamente smussato.
I colori del Welsh Corgi Cardigan

La tavolozza del Cardigan è larga: i colori ammessi sono blue merle, tigrato, rosso, zibellino, tricolore con macchie tigrate o rosse.
Il blue merle è la particolarità della razza: quel mantello grigio-azzurro screziato di nero che nel Pembroke non esiste. Ed è l’unico colore in cui lo standard ammette gli occhi blu.
Sul bianco la regola è elastica ma con un limite netto: le macchie bianche sono ammesse su testa, collo, petto, parti inferiori, arti e piedi, con o senza punta della coda bianca, ma il bianco non deve predominare né sul corpo né sulla testa.
E c’è una riga che vale come regola sanitaria oltre che estetica: il contorno degli occhi non è mai bianco. Il tartufo e i bordi degli occhi devono essere neri.
Fra i non ammessi: altamente indesiderati i mantelli color fegato o colori diluiti. Se ti propongono un Cardigan lilac o blu diluito come rarità di pregio, sappiate che lo standard li esclude.
Il pelo, infine, è corto o medio, di dura tessitura. Impermeabile, con buon sottopelo: un mantello da lavoro, che si spazzola e basta.
Il carattere del Welsh Corgi Cardigan

Lo standard usa sei parole: sveglio, attivo ed intelligente. Saldo, non timido né aggressivo. E la casella dell’utilizzazione ne dice altrettanto: cane da pastore e da compagnia.
Il punto di partenza per capirlo è quella parola: bovaro. Il Cardigan sta nella sezione 2 del gruppo 1, quella dei cani che conducevano il bestiame, non le pecore. Un cane basso che lavorava fra le zampe delle mucche.
Da lì vengono due cose. La prima è la tenacia: lo standard lo definisce vigoroso, tenace, capace di resistenza. Non molla.
La seconda è l’abitudine a spingere e ogni tanto a toccare i talloni: è il modo in cui i corgi conducevano gli animali, ed è un comportamento che con i bambini che corrono può riemergere. Si gestisce, ma va saputo.
Saldo è la parola più importante per un cane di famiglia: significa equilibrato, sicuro di sé, senza scatti. Con la famiglia è affettuoso e presente, con gli estranei è guardingo, come dice la descrizione degli occhi, ma non ostile.
È anche un cane che avvisa: la voce c’è, e in condominio va gestita da cucciolo.
E soprattutto è intelligente: impara in fretta, si annoia altrettanto in fretta e, se non gli si dà da fare, si inventa qualcosa. È un cane da lavorare, non da guardare.
Quanto vive un Welsh Corgi Cardigan e a cosa stare attenti

È una razza longeva: il Kennel Club indica una vita oltre i dodici anni. E nel Breed Watch è in categoria 1, cioè senza punti di attenzione specifici per i giudici.
Sul fronte genetico il Kennel Club indica un test del DNA fra le pratiche migliori: quello per la PRA-rcd3, una forma di atrofia progressiva della retina che porta alla cecità. È il test da chiedere sempre.
Insieme al test genetico vengono raccomandati lo schema ufficiale per gli occhi e quello per le anche.
Come buona pratica minima, il Kennel Club mette la diversità genetica: il Cardigan è una razza autoctona vulnerabile britannica, cioè con meno di trecento iscrizioni l’anno nel Regno Unito, e con numeri così le linee vanno scelte con attenzione.
Fuori dai test, il tema è la struttura. Questo è un cane lungo rispetto all’altezza, con le gambe corte: la schiena va rispettata.
In pratica: niente salti dal divano e dalla macchina, meglio una rampa o le braccia, e nei primi mesi attenzione alle scale.
E poi il peso, che in questa razza è il vero fattore di rischio: un Cardigan in sovrappeso carica la colonna e le articolazioni. Le costole si devono sentire sotto le dita, e il fatto che vi guardi con quegli occhi mentre cucinate non è un argomento.
A chi è adatto il Welsh Corgi Cardigan
È adatto alle famiglie attive: è saldo, non timido né aggressivo, robusto e con un’ottima capacità di adattarsi, purché esca e lavori un po’ di testa.
È adatto a chi vuole fare sport cinofili senza avere un cane grande: in agility, rally e obedience i corgi vanno benissimo.
È adatto anche all’appartamento, con il fabbisogno indicato dal Kennel Club di fino a un’ora al giorno, che però è un minimo e non un massimo.
Non è adatto a chi cerca un cane tranquillo e statico: è sveglio, attivo e intelligente, e la noia diventa comportamento.
Non è adatto a chi non vuole gestire la voce e la tendenza a condurre, e non è adatto a chi pensa che un cane basso e lungo possa saltare dal divano tutti i giorni per dodici anni.
In Italia è in netta crescita: 424 cuccioli iscritti all’ENCI in dieci anni, con il massimo di 76 nel 2021, e dodici affissi attivi.

