Storia ed origine dello Springer Spaniel Inglese
Dal 1812 degli Aqualate al 1902 del Kennel Club: il più antico cane da caccia inglese
Lo standard FCI apre con una frase impegnativa: la razza è di origini antiche e pure, la più antica dei cani da caccia sportivi. E spiega il mestiere originale, che è anche l’origine del nome: trovare e fare alzare la selvaggina per la rete, il falco o il levriero.
In questa pagina: gli spaniel prima delle razze, il libro genealogico del 1812 della famiglia Boughey, il Norfolk Spaniel, la divisione a peso fra Cocker e Springer, il 1902 del Kennel Club e la nascita delle due linee.
Sommario
Prima del fucile: reti, falchi e levrieri

Per capire lo Springer bisogna immaginare una caccia senza fucili. Il cane doveva trovare la selvaggina e farla alzare, e a quel punto entravano in azione una rete, un falco o un levriero.
Nella foto: uno spaniel in un dipinto di Sawrey Gilpin, pittore inglese del Settecento. Il tipo si riconosce già: pezzato fegato e bianco, orecchie lunghe, taglia media.
Lo standard lo dice in una riga: lo scopo originale era trovare e fare alzare la selvaggina per la rete, il falco o il levriero. Oggi è usato per trovare, fare alzare e riportare la selvaggina per il fucile.
Da qui viene il nome. To spring, in inglese, è far scattare: lo springer è il cane che fa alzare la selvaggina, e il termine descriveva un lavoro prima di diventare un nome di razza.
Gli spaniel, come famiglia, sono documentati in Inghilterra da secoli, e l’aggettivo rimanda alla Spagna. Ma attenzione a leggere quelle citazioni antiche come se parlassero di razze: parlavano di tipi di lavoro. Le razze, con i registri e i nomi, arrivano nell’Ottocento.
1812: gli Aqualate e il primo libro genealogico

La data che i club di razza citano come inizio è il 1812: la famiglia Boughey di Aqualate, nello Shropshire, comincia a tenere un registro dei propri spaniel.
È il libro genealogico più antico della razza, e il cane che viene indicato come primo Springer di tipo si chiamava Mop I. Non era una razza riconosciuta: era una famiglia di cani da caccia allevata con criterio in una tenuta inglese, cosa che allora facevano molte famiglie.
Dagli anni Cinquanta dell’Ottocento questi cani cominciano a comparire nelle esposizioni con un altro nome: Norfolk Spaniel. È il nome con cui il proto-Springer entra nella cinofilia ufficiale britannica.
Nel 1885 nasce lo Sporting Spaniel Club, e con il club arrivano le prime regole. La più curiosa, per un lettore di oggi, è quella che divideva le razze: il peso.
La bilancia che decideva la razza

Fino a fine Ottocento Cocker e Springer nascevano nella stessa cucciolata, e la differenza la faceva la bilancia: sotto le 25 libbre – circa 11,3 chili – il cucciolo era un Cocker; sopra, uno Springer.
Nella foto: Shirley, uno Springer Spaniel Inglese fotografato nel 1903, un anno dopo il riconoscimento della razza.
Oggi sembra assurdo, ma era un criterio funzionale: i cani piccoli si infilavano nel folto per la beccaccia – woodcock, da cui cocker – e quelli grandi coprivano più terreno e facevano alzare la selvaggina.
La separazione si consolida negli anni Novanta dell’Ottocento, quando le due razze vengono identificate come distinte, ma per un po’ la taglia resta il criterio principale e i due tipi continuano a incrociarsi.
Nel 1899 lo Sporting Spaniel Club organizza la prima prova di lavoro per spaniel: è il momento in cui la selezione comincia a misurarsi sul campo e non solo sul ring. Quella data spiega perché ancora oggi la razza è riconosciuta dalla FCI con prova di lavoro.
1902: il Kennel Club riconosce lo Springer
Nel 1902 l’interesse per questi cani è tale che il Kennel Club riconosce l’English Springer Spaniel come razza separata.
Dal 1902 in avanti la razza ha un nome, uno standard e un registro, e comincia la sua storia moderna. Nel giro di pochi decenni diventa uno dei cani da caccia più diffusi al mondo, e la sua diffusione porta con sé il fenomeno che ancora oggi la caratterizza.
Da un lato gli allevatori da esposizione selezionano per il ring: più pelo, orecchie più lunghe, ossatura più forte. Dall’altro gli allevatori da prova selezionano solo sul lavoro: cani più leggeri, più veloci, con meno pelo e un motore instancabile.
Nel giro di alcune generazioni le due popolazioni si separano di fatto, pur restando la stessa razza sulla carta. È una storia che nella cinofilia si ripete – accade nel Labrador e nel Golden – ma nello Springer è particolarmente marcata.
Il Novecento: dal fagiano alla ricerca esplosivi

Nel secondo dopoguerra lo Springer diventa un cane da caccia globale, e nella seconda metà del secolo si scopre che quel naso e quella voglia di collaborare servono anche ad altro.
Nella foto: uno Springer al riporto in un manuale di caccia del 1948.
Il mestiere di sempre resta quello: cane da cerca e riporto, come dice lo standard. In Italia lo Springer si è affermato sul fagiano, sulla beccaccia e sulla selvaggina di penna in generale, e la sua fortuna fra i cacciatori italiani si legge nei numeri del libro genealogico.
L’altro mestiere è quello dei cani da ricerca. Polizie ed eserciti di mezzo mondo usano gli Springer per la ricerca di esplosivi e di stupefacenti: la taglia media permette di lavorare in spazi stretti, il naso è quello di un cane da caccia e il carattere collaborativo rende l’addestramento efficiente.
È un pezzo di storia recente della razza da raccontare, perché spiega qualcosa anche a chi ha uno Springer sul divano: quel cane ha bisogno di un compito. Se glielo dai, ti segue ovunque.
In Italia i numeri sono da razza importante: 18.199 cuccioli iscritti al libro genealogico fra il 2015 e il 2024, con il picco di 2.321 nel 2021, e 57 allevamenti con affisso. Il dettaglio, regione per regione, è nella pagina Allevamento.

