Allevamento dello Springer Spaniel Inglese
Diciottomila cuccioli in dieci anni, 57 affissi e una domanda da fare per prima
In Italia lo Springer Spaniel Inglese è una razza diffusa e ben allevata: 18.199 cuccioli iscritti fra il 2015 e il 2024 e 57 allevamenti con affisso, quasi un terzo dei quali in Toscana.
In questa pagina: quanto costa, dove nasce, la differenza fra linee da lavoro e da esposizione al momento di scegliere, le carte sanitarie da chiedere e cosa guardare in una cucciolata.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Springer Spaniel Inglese
Un cucciolo con pedigree, da allevamento con affisso, costa indicativamente fra gli 800 e i 1.500 euro. Le cucciolate da genitori con risultati in prova di lavoro stanno nella parte alta della forbice, e a volte oltre.
Sotto quella cifra bisogna fare domande: pedigree, test del DNA, dove sono cresciuti i cuccioli. In una razza con questi numeri, purtroppo, esiste anche chi la moltiplica senza controlli.
Le spese del primo anno sono fra 700 e 1.000 euro fra vaccinazioni, microchip, sverminazioni ed eventuale sterilizzazione. Il mantenimento è di 80-120 euro al mese fra cibo, antiparassitari e veterinario di routine.
Due voci specifiche di questa razza. La toelettatura: non serve tosare, ma le frange di orecchie, arti e posteriore e i piedi vanno tenuti in ordine, e chi non lo fa in casa spende 40-60 euro ogni due o tre mesi. E le orecchie, che sono la prima voce veterinaria del Springer: un’otite trascurata costa più di dieci controlli.
Se i genitori non sono già testati, i test del DNA per fucosidosi e deficit di PFK costano fra gli 80 e i 150 euro: chiedere che siano fatti prima, non dopo, è la cosa più sensata.
Dove nasce uno Springer in Italia

I numeri del libro genealogico raccontano una storia precisa: lo Springer, in Italia, è un cane da cacciatori, e nasce dove si caccia la selvaggina di penna.
Gli affissi registrati sono 57, distribuiti in 13 regioni. La Toscana ne ha 18, quasi un terzo del totale; seguono Lombardia con 11, Lazio con 5, e poi Emilia Romagna, Marche, Veneto e Umbria con 4 ciascuna.
Le nascite sono stabili e importanti: 1.788 nel 2015, il picco di 2.321 nel 2021 – l’anno del boom di cuccioli in tutta Italia – e 1.634 nel 2024. In dieci anni fanno 18.199 cuccioli.
Cosa significa in pratica: non serve andare all’estero e non serve mettersi in lista per due anni. Significa anche che si può scegliere, e conviene farlo: visitare due o tre allevamenti prima di decidere è la cosa più utile che si può fare.
Se cerchi un cane per la caccia, il posto giusto è un allevamento che porta i suoi cani in prova. Se cerchi un compagno per una famiglia sportiva, un allevamento più orientato alle esposizioni vi darà probabilmente un cane più gestibile: sono due strade diverse, e nessuna delle due è sbagliata.
Le carte da chiedere all’allevatore

Questa è una delle razze in cui i controlli sanitari esistono, e quindi non c’è nessuna scusa per non chiederli.
Il test per la fucosidosi. È la malattia più grave della razza: da accumulo lisosomiale, recessiva e fatale, causata da una delezione di 14 nucleotidi nel gene FUCA1. Il test del DNA esiste, e il Kennel Club britannico ha uno schema ufficiale dal 2005. Due portatori accoppiati fra loro danno cuccioli malati: l’allevatore deve sapere lo stato di entrambi i genitori.
Il test per il deficit di PFK. Anche questa è recessiva, con test del DNA disponibile, e riguarda soprattutto le linee da lavoro. Un cane affetto ha crisi di debolezza e urine scure dopo sforzi intensi: in un cane da caccia è un problema serio.
Anca e occhi. Le radiografie ufficiali dell’anca e le visite oculistiche per l’atrofia progressiva della retina sono i due controlli che i club raccomandano da sempre.
Il carattere dei genitori. Non è un documento, ed è la cosa più importante. L’indagine americana del 2005 sull’aggressività verso i proprietari ha trovato che il problema si concentrava in una linea e in un riproduttore: la lezione è che il carattere si eredita per famiglie. Chiedi di stare cinque minuti con la madre, e se il padre è in casa anche con lui.
Le prove di lavoro. La razza è riconosciuta con prova di lavoro: chiedere se e come i genitori sono stati provati dice quanto quell’allevamento lavora sul mestiere del cane e non solo sull’aspetto.
Cosa guardare in una cucciolata

Il primo controllo è il posto. Cuccioli cresciuti in casa o in un box pulito con accesso all’esterno, abituati a rumori, persone e superfici diverse. In un cane da caccia le prime otto settimane valgono mesi di lavoro dopo.
Il secondo è la madre: presente, in buone condizioni, tranquilla con gli estranei. Una madre che ringhia o che si nasconde è un’informazione, e in questa razza pesa più che in altre.
Il terzo è il comportamento dei cuccioli. Servono cuccioli che si avvicinano, annusano, provano a salire in braccio: lo standard chiede indole allegra e mette timidezza o aggressività fra le cose altamente indesiderabili. Un cucciolo che resta in fondo al box va guardato con attenzione.
Il quarto sono gli occhi e le orecchie: occhi puliti e scuri, di colore nocciola – gli occhi chiari sono indesiderabili – e orecchie senza odore e senza cerume scuro.
Il quinto è il pelo: aderente e liscio, con frange che si stanno formando. In un cucciolo di linea da lavoro il pelo sarà più scarso, e non è un difetto: è la linea.
Il sesto è la coda: intera, come prevede la legge italiana, e portata sotto la linea del dorso. Una coda già accorciata in un cucciolo nato in Italia è un problema, e non del cane.
E il settimo è la documentazione: iscrizione al libro genealogico, microchip, vaccinazioni, e i test del DNA dei genitori. Un allevatore che li ha già pronti in cartella è, quasi sempre, un allevatore che fa bene anche il resto.

