Slovensky Kopov
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Lo Slovensky Kopov in breve
Lo Slovensky Kopov è il segugio nero della Slovacchia, considerato la razza nazionale del paese perché è l’unico segugio nato lì. Misura 45-50 cm i maschi e 40-45 le femmine, per 15-20 chili, ed è sempre nero focato. Lo standard dice che segue una pista calda per ore dando voce, ha un temperamento ardente e un senso della direzione straordinariamente sviluppato. In Italia ne nascono più di cento all’anno.
Che cane è lo Slovensky Kopov

È un segugio slovacco del gruppo 6, sezione 1.2, riconosciuto con prova di lavoro, e il suo mestiere è la caccia al cinghiale e ai predatori.
Lo riconoscete dal colore, che è sempre lo stesso: nero lucido con le focature dal marrone al mogano. In questa razza è nero tutto, perfino la pelle.
Quanto è grande: 45-50 cm i maschi e 40-45 le femmine, per 15-20 chili. È un segugio piccolo.
Cosa chiede: due ore al giorno fra movimento e lavoro di naso, e possibilmente del bosco sotto le zampe.
Cosa lo rende speciale: una riga del suo standard che non abbiamo trovato in nessun altro, cioè il senso della direzione straordinariamente sviluppato. E una tabella finale che descrive, in centimetri, il cane ideale.
Da sapere prima: abbaia, perché la voce è il suo strumento di lavoro, e ha un temperamento che lo standard chiama ardente.
In compenso è un cane rustico, sano, piccolo abbastanza da starci ovunque e attaccato ai suoi.
Da sapere anche: in Italia non è affatto raro, ma nasce quasi solo da cacciatori.
Storia ed origine dello Slovensky Kopov

Le prime menzioni scritte di questi cani in Slovacchia risalgono al Seicento e al Settecento, e il loro mestiere è sempre stato lo stesso: seguire una pista calda per ore dando voce, sul cinghiale e sui predatori, nei boschi dei Carpazi. Il parente più vicino è la Brandlbracke, il segugio austriaco nero focato.
Il nome è un piccolo enigma: alcune fonti lo collegano al colore, ma l’ipotesi più convincente è l’ungherese kopó, che vuol dire semplicemente segugio, la stessa parola che c’è nell’Erdélyi kopó della Transilvania.
La razza che conosciamo oggi esiste grazie a un uomo: il cinologo Koloman Slimak. Nel 1936 organizzò a Banská Bystrica un’esposizione di selezione, cioè un raduno per far arrivare da tutto il paese i migliori soggetti esistenti e scegliere quelli su cui costruire. Nel 1946 ne organizzò una seconda per verificare se il lavoro aveva funzionato.
Da lì sono arrivati lo standard e il libro genealogico, e nel 1963 il riconoscimento della FCI: lo standard in vigore porta ancora la data del 16 aprile 1963. Il club di razza è nato a Bratislava nel 1988. Nella pagina c’è anche la parte italiana, che sorprende: da noi questa razza è più diffusa di quanto si pensi.
Carattere e descrizione dello Slovensky Kopov

Lo standard apre con una riga che è già una carta d’identità: sempre nero pieno con focature, corpo di costruzione leggera ma ossatura solida, rettangolo allungato. Misura 45-50 cm nei maschi e 40-45 nelle femmine, per 15-20 chili: è un segugio piccolo, molto più leggero di quanto la fama di cane da cinghiale suggerisca.
In questa razza è nero tutto: tartufo, palpebre, unghie e perfino la pelle, che lo standard descrive dal marrone scuro al nero. Gli assi di cranio e muso sono paralleli, e non divergenti come in quasi tutti gli altri segugi. Il colore ammesso è uno solo, nero focato, e le macchie bianche sono un difetto.
Poi c’è la cosa più insolita: lo standard chiude con una tabella intitolata misure importanti (tipo ideale) e dà i numeri del cane perfetto. Peso 16 kg, maschio 46 cm, testa 22 cm, corpo 55 cm, più tutti gli angoli delle articolazioni. È la scuola cinologica cecoslovacca degli anni Sessanta, la stessa dello Slovensky Cuvac.
Sul carattere il testo è il più corto che abbiamo incontrato, due righe: temperamento ardente. Senso della direzione straordinariamente sviluppato. Quella seconda riga, in uno standard, non l’avevamo mai letta. Vive 12-14 anni ed è una razza senza esagerazioni morfologiche di nessun tipo.
Addestramento ed educazione dello Slovensky Kopov

Lo standard dedica al carattere due righe, ma la seconda è un regalo per chi lo educa: senso della direzione straordinariamente sviluppato. Non risolve il problema del richiamo, ma cambia il modo di affrontarlo: un Kopov che si allontana in genere sa dov’è e sa tornare.
Il fabbisogno di movimento è alto: almeno due ore al giorno per un cane che non caccia, con una parte importante di lavoro di naso. Il terreno ideale è il bosco con dislivelli.
Sul richiamo resta la verità di tutti i segugi: su una pista calda perde, e non è un problema di educazione. Si costruisce da cucciolo, si premia sempre il rientro e si mette in conto un collare GPS. Sulla voce non c’è niente da correggere: è lo strumento con cui il cacciatore lo segue senza vederlo.
Con un cucciolo le priorità sono il richiamo, la socializzazione con gli altri cani (lavora in coppia o in piccoli gruppi), il guinzaglio e l’abitudine a farsi controllare piedi e orecchie. Per chi caccia c’è una quinta cosa: l’abitudine al cinghiale si costruisce con cani adulti bravi e con il giubbotto protettivo, mai improvvisando.
Allevamento dello Slovensky Kopov

In Italia lo Slovensky Kopov c’è, e non poco: in dieci anni l’ENCI ha registrato 1.347 cuccioli. Non è una curiosità dell’Est europeo, è un cane da cinghiale che da noi si usa.
La curva è stata stabile a lungo, dai 122 cuccioli del 2015 al picco di 161 nel 2022, e poi è calata: 114 nel 2023 e 91 nel 2024, in linea con tutta la cinofilia venatoria italiana.
Gli affissi registrati sono però soltanto due, uno a Firenze e uno a Roma. Milletrecento cuccioli e due allevamenti significano una cosa sola: le cucciolate le iscrivono i cacciatori, e il posto giusto per cercare un cucciolo è una squadra di cinghialai.
Il prezzo è quello di un cane da caccia: fra i 500 e i 900 euro. Nella pagina trovate cosa chiedere all’allevatore, a partire dal lavoro dei genitori, e cosa guardare in un cucciolo: il colore, perché il bianco è un difetto, e il sottopelo, perché lo standard chiede che non manchi nemmeno d’estate.


