Pechinese
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Pechinese in breve
Il Pechinese è un cane da compagnia nato nei palazzi imperiali cinesi, con patronato britannico e un aspetto che lo standard definisce leonino. Non ha un’altezza ufficiale: conta solo il peso, non oltre 5 chili nei maschi e 5,4 nelle femmine. Mantello lungo con criniera, tutti i colori tranne albino e fegato, carattere senza paura, leale, riservato. Vive 12-14 anni.
Che cane è il Pechinese

Il Pechinese è un cane di corte, e non è un modo di dire: per secoli è vissuto dentro i palazzi imperiali cinesi e non ha mai avuto un lavoro da fare. Si comporta ancora così.
Il ritratto ufficiale sta in cinque parole dello standard: senza paura, leale, riservato, ma non timido né aggressivo. Nella pratica è un cane tranquillo, che sceglie la sua persona, che osserva gli estranei senza fare feste e che ha una dignità tutta sua anche quando pesa quattro chili e mezzo.
Sulle misure c’è una particolarità: lo standard non indica l’altezza. L’unica misura è il peso, non oltre 5 chili nei maschi e 5,4 nelle femmine, con una nota da conoscere: deve apparire piccolo ma essere sorprendentemente pesante quando viene sollevato.
La parte che nessuno dovrebbe saltare è la salute. È un cane brachicefalo, e i numeri non sono opinabili: in uno studio su quattordici razze col muso corto, solo il 10,9% dei Pechinesi risultava senza alcun segno di difficoltà respiratoria. Lo standard del 2009 è stato riscritto proprio per questo, e dice che qualunque segno di difficoltà respiratoria è inaccettabile.
Il che, letto al contrario, è una buona notizia per chi cerca un cucciolo: c’è una regola scritta a cui appoggiarsi. Il Pechinese giusto ha il muso ben visibile, le narici larghe e aperte e un mantello che non lo seppellisce.
In casa chiede poco: due uscite corte, un posto suo e la spazzola quasi tutti i giorni. In cambio ti guarda per quattordici anni con l’aria di chi ti ha concesso udienza.
Storia ed origine del Pechinese

Il Pechinese nasce nei palazzi imperiali cinesi come cane di corte, costruito a immagine del leone dei guardiani di pietra dei templi. I soggetti più piccoli venivano chiamati sleeve dogs, cani da manica, perché stavano nelle ampie maniche delle vesti. Per secoli sono rimasti riservati alla corte, e possederne uno senza averne diritto si pagava caro.
Poi arriva la parte che rende questa storia una delle più cinematografiche della cinofilia, e non è allegra. Nell’ottobre del 1860, durante la seconda guerra dell’oppio, le truppe anglo-francesi saccheggiano e incendiano il Palazzo d’Estate di Pechino. Fra il bottino ci sono cinque cani leone. Uno di loro viene portato in Inghilterra e regalato alla regina Vittoria: la chiamano Looty, cioè bottino, e da lì nasce la presenza della razza in Europa. La pagina racconta tutto con le date e i nomi. C’è la moda di inizio Novecento e il ruolo dell’imperatrice Cixi. C’è la tabella delle tappe. E c’è il Pechinese di oggi in Italia, diventato una rarità. Se pensavi che fosse solo un cane da grembo, la sua storia dice altro. Comincia in un palazzo imperiale e passa da un saccheggio.
Carattere e descrizione del Pechinese

Lo standard lo definisce senza paura, leale, riservato, ma non timido né aggressivo: è un cane che sceglie la sua persona e osserva gli estranei invece di salutarli. Tranquillo in casa, con una dignità che sorprende chi lo immagina un cane da grembo. Il peso non deve superare i 5 chili nei maschi e 5,4 nelle femmine.
C’è un capitolo che risponde a una domanda cercatissima: esiste il Pechinese nano o toy? Nello standard FCI quelle varietà non esistono, e la pagina spiega cosa si compra quando si compra un cane venduto così. C’è poi la parte che conta più di ogni altra, e per fortuna la dice lo standard stesso: qualunque segno di difficoltà respiratoria è un difetto grave. La pagina spiega come si guarda un Pechinese che respira bene e perché sia il criterio numero uno nella scelta. Ci sono i colori, con uno standard insolitamente generoso che li ammette quasi tutti. C’è il mantello, con la criniera e le frange che chiedono spazzola quasi ogni giorno. C’è la salute, con 12-14 anni di vita media e gli occhi come punto delicato. E c’è a chi è adatto. Se ti piace questo cane di corte, qui trovi il ritratto vero.
Addestramento ed educazione del Pechinese

Con il Pechinese l’insistenza non porta da nessuna parte. È intelligente e impara, ma fa le cose solo se ha deciso che gli conviene: funzionano il cibo, la voce calma e le sessioni corte, non funziona la ripetizione. La regola è una sola, dice la pagina: rendigli conveniente quello che gli chiedi.
C’è il capitolo delle attività, e qui la pagina è onesta: un Pechinese in forma, con un buon respiro e alla giusta temperatura, si muove e si diverte più di quanto la sua fama lasci pensare. Il criterio è il respiro: qualsiasi esercizio che lo metta in affanno va interrotto, e d’estate le uscite si spostano all’alba e alla sera. Ci sono i giochi di testa, che per lui sono la palestra migliore. C’è la toelettatura, che è la parte di gestione che occupa più tempo: quel mantello chiede spazzolate frequenti e una cura particolare delle pieghe del muso e delle orecchie. C’è l’educazione di base dei primi mesi, con la condotta e la socializzazione. Ci sono gli errori tipici, dal portarlo sempre in braccio al considerarlo troppo piccolo per avere regole. C’è la gestione del caldo, che in questa razza è una questione di sicurezza. E c’è la parte sul carattere, dignitoso e testardo insieme. Se hai un Pechinese, qui trovi come farlo stare bene senza combattere con lui.
Allevamento del Pechinese

In Italia il Pechinese è una rarità: 308 cuccioli registrati dall’ENCI in dieci anni e appena cinque affissi dedicati, due dei quali in Lombardia. Il motivo non è solo la moda passata: in questa razza le cucciolate sono difficili da portare a termine, e la pagina spiega perché. Un cucciolo costa fra gli 800 e i 1.500 euro.
La prima domanda non riguarda il colore né il pedigree: come respirano i genitori? Chiedi di vederli da svegli e in movimento, non addormentati sul divano, perché il muso corto in questa razza è il tema di salute numero uno. Nella pagina trovi le altre verifiche, dagli occhi, che sporgono e si feriscono facilmente, alle pieghe della pelle. Ci sono le iscrizioni ENCI anno per anno, numeri piccoli dietro cui c’è ogni volta una cucciolata complicata. C’è il mercato parallelo degli annunci senza pedigree, che in una razza così rara è più grande di quello ufficiale. C’è il mantenimento, fra i 50 e gli 80 euro al mese, con toelettatura e controlli agli occhi da mettere in conto. Ci sono le cautele per l’estate, che con questa struttura sono serie. E c’è la parte sul carattere, che sorprende chi lo considera un cane da grembo: il Pechinese ha una dignità tutta sua. Se ti piace, la pagina ti dice cosa guardare prima di innamorarti di una faccia.


