Addestramento ed educazione del Pechinese
Come si educa un cane che collabora ma non ubbidisce
Con il Pechinese la parola addestramento va presa con le pinze. È un cane intelligente e perfettamente capace di imparare, ma è anche uno dei più testardi che ci siano, e i metodi basati sull’insistenza non funzionano. In questa pagina trovi come si lavora con lui, cosa chiedergli e quali attività gli fanno bene senza metterlo in difficoltà.
Sommario
Come si educa un Pechinese

La regola è una: rendigli conveniente quello che vuoi. Il Pechinese non fa le cose perché gliele hai chieste, le fa perché ha deciso che ne conviene. Chi arriva da un Labrador o da un Border Collie all’inizio ci resta male.
Funzionano il cibo, la voce calma e le sessioni corte. Non funziona ripetere il comando cinque volte alzando il tono: se non si è mosso alla prima, alla quinta si è solo convinto che la faccenda non lo riguardi. Meglio cambiare situazione e riprovare più tardi.
Le cose utili da insegnare a questa razza sono poche e concrete: farsi maneggiare senza problemi, perché lo spazzolerai quasi ogni giorno e gli pulirai le pieghe del muso; stare fermo per le pulizie degli occhi; salire e scendere da una rampa invece di saltare dal divano.
La socializzazione va fatta rispettando il suo carattere. È riservato per standard, quindi l’obiettivo non è farlo diventare espansivo, è fargli capire che le persone e i cani nuovi non sono un problema. Forzarlo a farsi toccare da chiunque ottiene il risultato opposto.
Sul guinzaglio, un punto che non è negoziabile: sempre la pettorina, mai il collare. Con una gola così e un respiro già impegnato, la pressione sul collo è una cattiva idea a prescindere.
Che attività può fare un Pechinese
La foto qui accanto è vera e vale come promemoria: un Pechinese in forma, con un buon respiro e alla giusta temperatura, cammina eccome. Il problema non è mai la voglia, sono il caldo e il fiato.

Le regole pratiche sono tre. La prima: si esce col fresco, all’alba e la sera, e d’estate le passeggiate lunghe si spostano ad altre stagioni. La seconda: si va al passo suo, con delle pause. La terza, la più importante, è ascoltarlo. Se comincia a rumoreggiare e a rallentare, il giro finisce lì.
Gli sport da salto, la corsa e tutto quello che chiede fiato non fanno per lui. Fanno invece benissimo i giochi di olfatto in casa, che lo stancano senza affaticarlo: premi nascosti sotto i bicchieri, tappetini da annusare, cibo sparso nel tappeto.
L’acqua merita una riga a parte: con quella costruzione e quel mantello il Pechinese non è un cane che nuota. Piscine e laghi vanno trattati come una fonte di pericolo, non come un divertimento.
Sul peso, infine, si gioca metà della sua salute. Mezzo chilo di troppo su un cane da cinque chili è il dieci per cento, e su un brachicefalo si sente tutto sul respiro.
Il Pechinese e la toelettatura

È la parte di gestione che occupa più tempo, quindi è giusto metterla fra le cose da imparare insieme a lui fin da cucciolo. Il mantello ha un pelo di copertura ruvido e un sottopelo più morbido, e sono i due strati insieme a fare i nodi.
In pratica: spazzolata quasi ogni giorno, con particolare attenzione dietro le orecchie, sotto le ascelle e sui pantaloni posteriori, dove i nodi si formano per primi. Le pieghe del muso si puliscono e soprattutto si asciugano, perché l’umidità che resta lì dentro diventa dermatite.
Gli occhi vanno guardati tutti i giorni, e non è pignoleria: in una razza con gli occhi così esposti, una lacrimazione nuova o un occhio socchiuso sono segnali da prendere subito sul serio.
Una cosa che invece non va fatta è rasarlo d’estate pensando di rinfrescarlo. Il doppio mantello lo protegge anche dal sole, e toglierlo peggiora le cose. Contro il caldo servono ombra, aria fresca e orari intelligenti, non le forbici.

