Carattere e descrizione del Grande Muensterlander
Il cane da ferma tedesco a pelo lungo: taglia, frange, tre colori e testa sempre nera
Il Grande Muensterlander è un cane da ferma tedesco polivalente: 60-65 cm nei maschi per circa trenta chili, pelo lungo e frangiato, e una regola di colore che non ammette eccezioni – la testa è sempre nera. Lo standard riassume le sue qualità principali in una riga: docile e facile da educare, affidabile come cane da caccia, in particolare dopo lo sparo.
In questa pagina: quanto è grande, la testa nobile e allungata, il pelo con tutte le sue frange, le tre varietà di colore, il carattere, la salute e in cosa si distingue dagli altri cani da ferma a pelo lungo.
Sommario
Il Grande Muensterlander in breve
Razza tedesca, gruppo 7 sezione 1.2 (cani da ferma continentali, tipo spaniel), con prova di lavoro, standard FCI 118. Deve lavorare in campo, nel bosco e in acqua, prima e dopo lo sparo. Maschi 60-65 cm, femmine 58-63, circa 30 kg. Tre colori: bianco con macchie nere, roano blu o nero pieno, con la testa sempre nera. In Germania nascono circa 300 cuccioli l’anno; in Italia, secondo l’ENCI, nessuno.
Com’è fatto un Grande Muensterlander

Lo standard apre con una formula da tradurre bene: corpo forte e muscoloso, ma impressione generale asciutta. Espressione di intelligenza e nobiltà. Profilo pulito. Non è un cane pesante: è un cane da lavoro elegante.
Le misure sono medie, non limiti rigidi: maschi 60-65 cm, femmine 58-63, con due centimetri di tolleranza. Il peso, che lo standard indica esplicitamente, è di circa 30 kg.
Le proporzioni chiedono un cane quasi quadrato: lunghezza del corpo e altezza al garrese il più possibile uguali, con la lunghezza che può superare l’altezza di due centimetri e non di più.
Il corpo è quello di un cane che deve galoppare tutto il giorno: garrese lungo e muscoloso, dorso corto, fermo e dritto, rene pronunciato con muscoli tesi, groppa lunga e larga appena inclinata, petto largo di fronte e profondo di lato con l’avampetto ben definito.
La coda è portata orizzontale o appena più alta, in continuazione della linea del dorso e senza rottura: la coda arrotolata o portata di lato è un difetto.
I piedi sono di moderata lunghezza e rotondità, con le dita serrate e senza speroni. E l’andatura, dice lo standard, deve essere elastica e radente, con falcata lunga e un galoppo vivace: è il movimento di un cane che copre terreno.
La testa e le orecchie

La testa è descritta con due parole che in cinofilia si usano raramente: nobile e allungata, con lo sguardo intelligente e un mento ben muscoloso. Lo stop è modesto: niente scalino marcato come nei bracchi inglesi.
Il tartufo deve essere nero e pronunciato: un tartufo pallido è un difetto squalificante. Il muso è forte, lungo e – dice lo standard – ben sviluppato per il suo uso, cioè per portare la selvaggina.
Le labbra non sono pendule e la dentatura deve essere completa: 42 denti, con i canini ben formati e la chiusura a forbice perfetta. In un cane da riporto la bocca è uno strumento di lavoro.
Sugli occhi lo standard è sintetico e memorabile: più scuri sono, meglio è, con le palpebre aderenti. Entropion ed ectropion sono squalificanti.
Le orecchie sono larghe, attaccate piuttosto alte, arrotondate alla punta e aderenti alla testa. E qui arriva il dettaglio che distingue la razza: il pelo delle orecchie deve essere lungo e formare frange che superano chiaramente e in modo uniforme la punta.
Sul collo lo standard usa un’espressione che sembra uscita da un manuale di scultura: forte, muscoloso e con una nobile curva. La giogaia è un difetto.
Il pelo e le frange

Il pelo di questa razza è descritto meglio che in molti standard, e con una motivazione tecnica: deve essere lungo e denso ma liscio, e mai riccio o staccato perché questo ostacola la capacità di caccia.
Le frange sono obbligatorie e sono descritte una per una. Sul retro degli arti anteriori e posteriori il pelo deve essere particolarmente lungo e denso, e lo standard precisa in entrambi i sessi: nel Grande Muensterlander non esiste la femmina spelacchiata.
Sulla coda il pelo deve essere particolarmente lungo, e c’è una nota di precisione quasi maniacale: la frangia più forte deve stare nella parte media della lunghezza della coda.
Sulle orecchie, come detto, le frange devono superare la punta in modo uniforme; lo standard aggiunge che le punte nude delle orecchie non sono desiderabili.
Sulla testa, al contrario, il pelo è corto e liscio. È il contrasto che dà a questa razza la sua espressione: una testa asciutta e pulita su un corpo tutto frange.
In pratica, per chi lo tiene: due spazzolate a settimana, con attenzione a orecchie, ascelle e retro delle cosce, che sono i punti dove si formano i nodi. Dopo una giornata in campo o in acqua il controllo è d’obbligo, perché le frange raccolgono forasacchi come una calamita.
I tre colori e la testa sempre nera

Le varietà di colore ammesse sono tre: bianco con macchie e pezzature nere, roano blu – cioè il pelo nero e bianco mescolato, che a distanza dà un grigio-blu – e nero pieno. E poi c’è la regola che non ammette eccezioni: la testa è sempre nera, eventualmente con un piccolo segno o una lista bianca.
Nella foto: due Grande Muensterlander di due varietà diverse. Quello accucciato è nero pieno, quello in piedi è bianco con macchie nere.
Il fatto che il nero pieno sia ammesso è una piccola ironia della storia: questa razza esiste proprio perché nel 1909 il club del Deutsch Langhaar decise di escludere il nero dal suo allevamento. I cani neri e bianchi rimasti fuori sono diventati il Grande Muensterlander (tutta la storia qui).
I colori non conformi sono squalificanti: quindi niente marrone, niente fulvo, niente testa bianca. Sul resto del corpo, invece, la distribuzione delle macchie è libera: ci sono cani quasi tutti bianchi con la testa nera e cani con una mantella nera continua.
Il roano merita una nota, perché confonde. Non è un colore diluito: è la compresenza fitta di peli bianchi e neri, che nel cucciolo si vede poco e che si definisce crescendo. Un cucciolo bianco a macchie può diventare un adulto molto più scuro di quanto sembrava.
Sulla pelle lo standard è telegrafico: tesa. È il tipo di dettaglio che, letto insieme alle frange, dice che si vuole un cane elegante e mai grossolano.
Il carattere del Grande Muensterlander
Lo standard elenca le qualità più importanti in una sola frase, e sono quattro cose: docile, facile da educare, affidabile come cane da caccia e – la precisazione che conta – in particolare dopo lo sparo. Poi aggiunge: temperamento vivace senza essere nervoso.
Quel dopo lo sparo non è una sfumatura tecnica: è il cuore della razza. Un cane da ferma polivalente tedesco non serve solo a trovare e fermare la selvaggina, serve a recuperarla – in campo, nel folto, in acqua – e a lavorare la traccia dell’animale ferito. È la parte del lavoro che richiede testa, calma e collaborazione.
Da questo deriva il carattere che si trova in casa: un cane collaborativo, che guarda l’uomo e che impara in fretta, molto meno indipendente di un segugio e molto meno esplosivo di un pointer. Chi ha avuto altri cani da ferma tedeschi riconosce questa impronta.
Con la famiglia è affettuoso e paziente, e con i bambini funziona bene: la vivacità c’è, l’aggressività no. Con gli estranei è aperto, e non potrebbe essere altrimenti – nello standard la paura degli estranei è un difetto squalificante.
E qui sta la lista di squalifiche più interessante di tutto il gruppo 7: viene escluso dalla riproduzione il cane che teme lo sparo in qualsiasi grado, che teme la selvaggina viva, che morde per paura. In una razza da lavoro il carattere non è un dettaglio estetico: è il primo criterio di selezione.
Il rovescio della medaglia riguarda chi lo prende senza cacciare: un cane costruito per lavorare in campo, bosco e acqua per ore, tenuto in un appartamento con due passeggiate, diventa un cane frustrato. Non aggressivo, non distruttivo per cattiveria: solo profondamente annoiato.
Il roano blu, e come cambia il cucciolo

Il roano blu è la varietà che si riconosce meno a prima vista, perché a distanza sembra un cane grigio uniforme e da vicino si scopre che è un intreccio fitto di peli bianchi e neri. È un colore ammesso a pieno titolo dallo standard, non una tolleranza.
Nei cuccioli il roano si vede poco: nascono con più bianco e si scuriscono nelle settimane successive, spesso fino a un anno di età. Chi scegli un cucciolo per il colore, in questa razza, rischia di sbagliare previsione.
La stessa cosa vale per le picchiettature sul bianco, i puntini neri che compaiono sugli arti e sul muso: si sviluppano crescendo, e un cucciolo pulitissimo a otto settimane può diventare un adulto molto punteggiato.
Quello che invece non cambia è la testa: nera dalla nascita, con o senza la lista bianca. Se un cucciolo ha la testa bianca o macchiata di bianco in modo esteso, non è tipico.
Un consiglio pratico per chi va a vedere una cucciolata: guarda i genitori e, se possibile, foto dei cuccioli della cucciolata precedente da adulti. È il modo più affidabile di capire come diventerà il mantello.
E una nota per chi arriva dai cani da ferma inglesi: il roano blu del Muensterlander non ha niente a che vedere col blue belton del Setter inglese, che è una picchiettatura fine su fondo bianco. Sono due modi diversi di mescolare gli stessi due colori.
Quanto vive e di cosa si ammala
Il Grande Muensterlander è una razza sana, e per una volta non è una frase di cortesia: il merito è del sistema tedesco, che lega la riproduzione ai controlli e alle prove di lavoro. La vita media è di 11-13 anni, buona per un cane da 30 chili.
Il controllo obbligatorio nel club tedesco è la displasia dell’anca: radiografia dopo i quattordici mesi, e alla riproduzione sono ammessi solo i soggetti con esito A o B. Nello stesso esame si valuta il gomito, e servono cani liberi o al massimo borderline.
Poi ci sono le cose che riguardano la sua conformazione. Le orecchie: larghe, aderenti e coperte di pelo lungo, quindi poco ventilate, e in un cane che lavora in acqua le otiti sono il problema numero uno. Si controllano ogni settimana e dopo ogni bagno.
Gli occhi: lo standard mette entropion ed ectropion fra le squalifiche, quindi la visita oculistica dei riproduttori è la scelta sensata. E il pelo, con tutte le sue frange, va gestito: i forasacchi che entrano fra le dita o nelle orecchie diventano ascessi.
Sul resto la razza non ha una lista di malattie ereditarie specifiche documentate come tante razze moderne, e ha senso dirlo: non è perché nessuno ha guardato, è perché la popolazione è piccola, selezionata sul lavoro e con i controlli obbligatori. È un modello che funziona.
I cani da ferma a pelo lungo, e come si distinguono

In Germania i cani da ferma a pelo lungo sono tre e vengono dalla stessa radice: il Deutsch Langhaar, il Grande Muensterlander e il Piccolo Muensterlander. Si distinguono per taglia e, soprattutto, per colore.
Il Deutsch Langhaar (standard 117) è il capostipite: 60-70 cm, marrone o marrone e bianco, e dal 1909 senza nero.
Il Grande Muensterlander (118) è il cane nero e bianco escluso da quel club: stessa taglia grosso modo, altro colore, altra storia.
Il Piccolo Muensterlander (102) è la versione piccola e con un’altra tavolozza: 54 cm nei maschi e 52 nelle femmine, bianco e marrone o roano marrone. Nonostante il nome, non è una taglia del Grande: è una razza a sé, con un’altra genealogia.
Fuori dalla famiglia a pelo lungo, i cani da ferma tedeschi più diffusi sono il Deutsch Kurzhaar a pelo corto (119) e il Drahthaar a pelo duro, che in Italia sono molto più comuni.
E il paragone che la gente fa più spesso è quello sbagliato: il Setter inglese. Somigliano per il pelo e per i colori, ma il setter cerca con la testa alta e uno stile tutto suo, mentre il Muensterlander è un polivalente che lavora anche dopo lo sparo, nel bosco e in acqua. Più vicino, come filosofia, l’Epagneul Breton.
A chi è adatto il Grande Muensterlander

È adatto a chi caccia, e non è una formula di rito: questa razza è selezionata su prove di lavoro obbligatorie, e in Germania un soggetto che ha paura dello sparo non si riproduce. Chi caccia in campo, bosco e acqua trova qui uno dei cani più completi che esistano.
Va bene anche per chi non caccia ma lavora col cane: mantrailing, ricerca olfattiva, dog trekking, recupero e riporto, obedience. Serve un impegno vero, non una passeggiata al parco: conta due ore al giorno di attività con una parte olfattiva.
Va bene per famiglie attive con spazio: è un cane docile, affettuoso e privo di aggressività, che con i bambini funziona bene e che in casa – se appagato – sta tranquillo.
Non va bene per chi cerca un cane da appartamento con due uscite brevi, per chi sta fuori tutto il giorno o per chi non ha voglia di spazzolare un cane con le frange due volte a settimana.
E c’è un ostacolo pratico che in Italia viene prima di tutti gli altri: non esiste. Le API dell’ENCI, sul codice 118, registrano zero nascite e zero affissi. Chi lo vuole va in Germania, dove nascono circa 300 cuccioli l’anno, o nei Paesi Bassi e in Gran Bretagna, dove la razza è ben rappresentata.
Va detto anche il rovescio positivo di questa rarità: chi arriva a un cucciolo passando dal club tedesco compra un cane con i genitori radiografati e provati in caccia. È un livello di garanzia che in molte razze da compagnia non esiste.

