Grand Anglo-Français Tricolore
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Grand Anglo-Français Tricolore in breve
Il Grand Anglo-Français Tricolore è il più diffuso dei tre Grand Anglo-Français: un cane da muta francese per la grande vénerie, 60-70 cm al garrese, mantello tricolore con la mantella nera e le focature vive o ramate. Nasce dall’incrocio fra i Poitevin e i Foxhound inglesi, e lo standard lo definisce cane solido a predominanza francese che esprime in gradi diversi l’origine Foxhound. In Francia nel 2024 ne sono stati iscritti 65; in Italia ne risulta uno, nel 2017.
Che cane è il Grand Anglo-Français Tricolore

È un segugio da muta francese di grande taglia, gruppo 6 sezione 1.1, riconosciuto con prova di lavoro. Il suo mestiere è la grande vénerie: caccia in muta a cervo, cinghiale e capriolo, con i conduttori a cavallo.
Lo riconoscete dal mantello tricolore con la mantella nera sul dorso, dalle focature ramate, dagli occhi grandi bordati di nero e dalle orecchie attaccate larghe al livello dell’occhio.
Quanto è grande: 60-70 cm al garrese, senza distinzione fra maschi e femmine, per trenta-trentacinque chili.
Cosa chiede: lavoro in muta. Una muta in caccia copre trenta o quaranta chilometri in una giornata, per quattro o cinque ore. È un cane che vive in canile con altri cani, e la solitudine gli toglie metà della vita.
Cosa lo rende speciale: fra i tre anglo-francesi grandi è quello che negli equipaggi ha funzionato meglio, ed è oggi il serbatoio genetico di tutta la famiglia. È anche l’unico dei tre di cui esistano fotografie in quantità.
Un dettaglio del suo standard da conoscere: ammette il louvard, il pelo mescolato color lupo, e boccia invece la focatura slavata.
Da sapere prima: il nome inganna. Grand non parla della taglia del cane ma della grande vénerie, cioè della caccia alla selvaggina grossa.
Storia ed origine del Grand Anglo-Français Tricolore

Anche lo standard di questa razza non ha il capitolo storico, quindi la storia si ricostruisce dalle fonti cinofile francesi. Il punto di partenza è l’incrocio fra i Poitevin tricolori, la grande razza da muta del Poitou, e i Foxhound inglesi.
Il motivo di quell’incrocio è tutto ottocentesco: dopo il crollo delle mute dell’ancien régime i cani francesi erano pochi e disomogenei, mentre in Inghilterra un secolo di caccia alla volpe aveva prodotto il miglior cane da muta d’Europa. L’idea era prendere velocità e coesione dagli inglesi tenendo naso, voce e ossatura francesi, e lo standard fotografa quel compromesso: cane solido a predominanza francese, che esprime in gradi diversi l’origine Foxhound.
Il nome Anglo-Français è arrivato solo nel 1957 – prima questi cani si chiamavano bâtards – e c’è un secondo equivoco da sciogliere: Grand non parla della taglia del cane ma della grande vénerie, la caccia alla selvaggina grossa.
Nella pagina dedicata trovi com’è fatta una giornata di caccia a corsa (rapport, rendez-vous, laisser-courre, il cambio, la curée), il mondo che c’era intorno a quei cani raccontato dalle tavole di Crafty del 1888, e i numeri veri di oggi: 65 iscritti in Francia nel 2024, un cucciolo in Italia nel 2017.
Carattere e descrizione del Grand Anglo-Français Tricolore

Il Grand Anglo-Français Tricolore è un cane da muta di grande taglia: 60-70 cm al garrese – lo standard non distingue fra maschi e femmine – per trenta-trentacinque chili. La formula di apertura del suo standard vale tutta la razza: cane solido a predominanza francese, con una certa distinzione, che esprime in gradi diversi l’origine Foxhound.
La testa ha il cranio moderatamente largo, lo stop marcato, le labbra quadrate ma mai appuntite e un dettaglio che le razze sorelle non hanno: gli occhi bordati di nero. Le orecchie sono di media lunghezza, attaccate larghe al livello dell’occhio e leggermente arrotolate; la coda è di buona lunghezza, portata con eleganza, ben fornita di pelo.
Il mantello è tricolore, più spesso con la mantella nera, e le focature devono essere vive o ramate, senza sfumature nere sopra: la focatura slavata è un difetto. Lo standard ammette esplicitamente il louvard, il pelo mescolato color lupo, e boccia l’eccesso di picchiettatura.
Sul carattere bisogna dire la verità: lo standard non ha il capitolo. Nella pagina dedicata si spiega cosa si può dire onestamente partendo dalla razza sorella – amichevole, vicino agli uomini, facile da gestire in canile – e dalla funzione, più la salute di un cane da muta e la mappa completa dei segugi francesi.
Addestramento ed educazione del Grand Anglo-Français Tricolore

Con un cane da grande vénerie non si fa obbedienza formale: si inserisce un giovane in un gruppo che sa già lavorare. L’ordine è sempre lo stesso: prima il gruppo in canile, poi l’uomo con le uscite a piedi, poi l’abitudine ai cavalli, e infine il bosco in couplage, cioè accoppiato a un cane anziano che sa il mestiere.
Quello che si chiede a un cane di muta sono quattro cose in ordine di difficoltà: stare nel gruppo, tenere la traccia anche vecchia e fredda, dare voce in modo leggibile per il conduttore, e rispettare il cambio, cioè non saltare sull’animale fresco che attraversa la caccia. E poi, alla fine, smettere quando il corno richiama.
Sul movimento i numeri chiudono la discussione: trenta o quaranta chilometri in una giornata di caccia, quattro o cinque ore, in gran parte al galoppo. Fuori stagione si mantiene con uscite lunghe dietro a un cavallo. Due passeggiate al giorno non sono poco: sono un’altra cosa.
Nella pagina dedicata trovi anche il capitolo sulla voce – che in questa razza è uno strumento di lavoro, non un difetto – e i sei errori che si vedono più spesso, a partire dai due più gravi: prenderlo fuori contesto e fidarsi del richiamo quando il naso trova una traccia.
Allevamento del Grand Anglo-Français Tricolore

Fra i tre Grand Anglo-Français, questo è l’unico che si possa realisticamente cercare: nel 2024 il libro genealogico francese ne ha iscritti 65, contro i 33 del Blanc et Noir e nessuno del Blanc et Orange. Resta però una razza che vive dentro gli equipaggi, non negli allevamenti.
In Italia l’ENCI registra un solo cucciolo, nel 2017, e zero affissi. È l’unico dei tre che qui abbia almeno un cane a libro genealogico, ma di fatto un cucciolo si cerca in Francia, attraverso il Club du chien d’ordre e le mute.
Le cifre: quando un equipaggio cede un cucciolo con pedigree si parla indicativamente di 600-1.000 euro, mentre il mantenimento di un adulto da trenta chili che lavora sta fra i 100 e i 140 euro al mese. La spesa vera, però, è la struttura: box, recinti, spazio e altri cani.
Nella pagina dedicata trovi le domande da fare a un maître d’équipage – lavoro dei genitori, comportamento nel gruppo, consanguineità – e cosa si guarda in una cucciolata di cani da muta: piedi, orecchie, mantello, focature e come si muovono.


