Grand Anglo-Français Blanc et Noir
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Grand Anglo-Français Blanc et Noir in breve
Il Grand Anglo-Français Blanc et Noir è un cane da muta francese per la selvaggina grossa: 65-72 cm nei maschi, circa 30 kg, mantello obbligatoriamente bianco e nero. Nasce a metà Ottocento dall’incrocio fra il Saintongeois e il Foxhound inglese, e lo standard dice che eccelle nella caccia al cervo e al capriolo su terreno umido o cespuglioso. In Italia non è mai stato registrato: zero nascite e zero affissi.
Che cane è il Grand Anglo-Français Blanc et Noir

È un segugio da muta di grande taglia, gruppo 6 sezione 1.1, riconosciuto con prova di lavoro. Lo standard lo definisce in tre parole – cane da muta per la selvaggina grossa – e la sua vita normale è il canile di un equipaggio di vénerie, non una casa.
Lo riconoscete dal mantello bianco e nero con la mantella scura e le picchiettature, dai due punti fulvi sopra gli occhi, dalle orecchie attaccate al livello dell’occhio e arrotolate verso la punta, e dalla mole: fino a 72 cm al garrese.
Cosa chiede: lavoro. Una muta in caccia copre trenta o quaranta chilometri in una giornata, in gran parte al galoppo. Non è un cane che si accontenta di un giardino, e da solo, senza altri cani, perde metà della sua vita.
Cosa lo rende speciale: è uno dei pochi cani europei che si può ancora vedere fare, oggi, esattamente il lavoro per cui è stato disegnato nell’Ottocento. Lo standard arriva a dire quante mute compone: venti o più cacce al capriolo e una caccia al cervo.
Il carattere, per una razza da muta, è sorprendentemente morbido: amichevole, vicino agli uomini, facile da gestire in canile. Non è un cane da guardia e non ha durezza verso le persone.
Da sapere prima: il tricolore squalifica – quello è un’altra razza – e in Italia questo cane non c’è. In Francia il libro genealogico ne ha iscritti 33 nel 2024.
Storia ed origine del Grand Anglo-Français Blanc et Noir

Lo standard FCI liquida l’origine di questa razza in una riga: viene dal bâtard anglo-saintongeois, un tipo comparso a metà dell’Ottocento dall’incrocio fra il Saintongeois e il Foxhound inglese. Dietro quella riga c’è la storia della vénerie francese: le mute reali del Settecento ritratte da Oudry, il crollo dopo la Rivoluzione, la ripartenza ottocentesca con i riproduttori comprati in Inghilterra.
Nella pagina dedicata si spiega che cos’è un chien d’ordre, cioè un cane che caccia in muta su un animale scelto, e si racconta il libro che ha ritratto quel mondo meglio di tutti: La chasse à courre di Crafty, quarantotto tavole acquerellate pubblicate a Parigi nel 1888.
Poi ci sono due fotografie del 1899 di Jules Beau, scattate a un laisser-courre del marchese de l’Aigle al Château de Francport: le didascalie stampate si leggono ancora e ci restituiscono i nomi dei piqueur, La Brisée, La Rosée, Vivet, e persino il nome della fanfara dell’equipaggio.
E infine i numeri, che sono la parte più istruttiva. Lo standard parla di circa 2.000 soggetti e 200 nascite l’anno nelle mute; il libro genealogico francese ne iscrive 12 nel 2022, zero nel 2023 e 33 nel 2024. In Italia: zero.
Carattere e descrizione del Grand Anglo-Français Blanc et Noir

Il Grand Anglo-Français Blanc et Noir è un cane grande e potente: 65-72 cm i maschi, 62-68 le femmine, intorno ai 30 kg, con un’ossatura forte che lo standard descrive come un ricordo delle origini gascone-saintongeoise. Le proporzioni sono quadrate, i piedi grandi e rotondi, l’andatura un galoppo morbido ed esteso.
La testa è forte e piuttosto corta, con le linee parallele, le arcate sopracciliari prominenti e le labbra nettamente quadrate. Le orecchie sono attaccate al livello dell’occhio e arrotolate verso la punta: tirate in avanti non devono superare il tartufo di più di due dita.
Il mantello è bianco e nero obbligatorio, con la mantella nera, le picchiettature bluastre, un punto fulvo pallido sopra ogni occhio e la curiosa marque de chevreuil sulla coscia. Il tricolore squalifica: quella è un’altra razza.
Sul carattere lo standard dice tre cose che valgono tutto il resto: amichevole, vicino agli uomini, facile da gestire in canile. Nella pagina dedicata si trova come lavora una muta, perché da solo questo cane si spegne, cosa controllare per la salute e la mappa completa dei segugi francesi, dai tre Grand Anglo-Français ai Français.
Addestramento ed educazione del Grand Anglo-Français Blanc et Noir

Con un cane da muta non si addestra l’obbedienza formale: si costruisce un cane che lavora dentro un gruppo. Il percorso, negli equipaggi francesi, è sempre lo stesso: mesi in canile con gli adulti, uscite a piedi col valet de chiens, abitudine ai cavalli, e poi la couplage, cioè il giovane accoppiato a un anziano che sa il mestiere.
L’esame vero si chiama rispetto del cambio: quando il cervo inseguito attraversa un branco di cervi freschi, la muta deve restare sul primo, che è stanco. Vuol dire scegliere l’odore più difficile invece di quello più facile, e non si ottiene con un comando ma con la selezione e con l’esempio dei cani anziani.
Sul movimento i numeri parlano da soli: in una giornata di caccia una muta copre trenta o quaranta chilometri, in gran parte al galoppo. Fuori stagione i cani si mantengono con uscite lunghe dietro a un cavallo. Due passeggiate al giorno non sono un ripiego insufficiente: sono un’altra cosa.
Nella pagina dedicata ci sono anche i sei errori che si vedono più spesso, a partire dai due più gravi: prendere un cane così fuori dal suo contesto e fidarsi del richiamo quando il naso trova una traccia di capriolo.
Allevamento del Grand Anglo-Français Blanc et Noir

Questa razza non si compra come si compra un cane di famiglia, perché non esistono allevamenti nel senso comune: esistono equipaggi che fanno nascere cuccioli per rinnovare la propria muta. Il punto di riferimento in Francia è il Club du chien d’ordre, lo stesso club il cui presidente ha scritto il testo dello standard nel 2007.
In Italia non c’è niente da cercare: sul codice di razza 323 l’ENCI registra zero nascite e zero affissi. In Francia le iscrizioni al libro genealogico sono state 12 nel 2022, zero nel 2023 e 33 nel 2024, e quando un equipaggio cede un cucciolo si parla indicativamente di 600-1.000 euro.
La spesa vera, però, non è il cucciolo: è la struttura. Box, recinti, spazio, un cane che non vive in casa e che ha bisogno di altri cani. Più il mantenimento di un animale da 30 chili che lavora, fra i 90 e i 130 euro al mese.
Nella pagina dedicata trovi cosa chiedere a un equipaggio, cosa si guarda in una cucciolata di cani da muta – piedi, orecchie, colore, comportamento nel gruppo – e la domanda che conta, cioè cosa farai di quel cane.


