Storia ed origine del Français Blanc et Noir

Dai cani bianchi del re al Saintongeois: la costruzione di un chien d’ordre

La storia di questa razza è la storia della vénerie francese, cioè della caccia a cavallo con la muta. Lo standard fa risalire la sua lontana ascendenza ai famosi cani bianchi Greffier del XVI secolo, e il suo ceppo diretto al segugio di Saintonge.

In questa pagina: i cani bianchi del re, il Saintongeois, la formazione del tipo nell’Ottocento con Poitevin e Gascon-Saintongeois, lo standard del 1957, il testo del 2007 e i numeri di oggi.

Sommario

I cani bianchi del re

Dipinto di Desportes con un cane da caccia bianco accucciato che si gratta

Lo standard cita, con prudenza, una discendenza lontana: i famosi cani bianchi Greffier del XVI secolo. È il mito fondativo di tutti i segugi bianchi di Francia.

Nella foto: un cane da caccia bianco dipinto da Alexandre-François Desportes, che fu il pittore ufficiale dei cani di Luigi XIV e Luigi XV. Quei cani erano i cani del re.

I chiens blancs du roi erano la muta reale francese, e la tradizione vuole che il ceppo sia arrivato da un cane di nome Souillard, appartenuto a un funzionario chiamato le Greffier, da cui il nome. Lo standard, prudentemente, dice probabilmente: sono storie di cinque secoli fa.

Quello che conta è il tipo: cani bianchi, grandi, con la voce potente, allevati in mute nobiliari per la caccia al cervo. È da quel filone che nascono i segugi francesi bianchi e neri e bianchi e aranciati.

Lo standard precisa anche cosa la razza non è: non ha alcun legame con il Saint Hubert. È una puntualizzazione tecnica che serve a smontare una confusione ricorrente fra i segugi pesanti.

Le opere di Desportes e di Oudry, nel Settecento, sono il miglior archivio fotografico che abbiamo di quei cani: sono ritratti fatti dal vivo nei canili reali, non illustrazioni di fantasia.

Il segugio di Saintonge, ceppo diretto

Stampa settecentesca da Desportes con un cane da caccia accucciato in un paesaggio

Il ceppo diretto della razza, dice lo standard, è il segugio di Saintonge, le cui origini sono definite incerte.

La Saintonge è una regione della Francia sud-occidentale, oggi parte della Charente-Maritime. I suoi segugi erano cani bianchi e neri, di grande taglia, e a metà dell’Ottocento la razza rischiò di sparire.

Quello che restava del Saintongeois fu recuperato in due modi. Da un lato il conte Joseph de Carayon-Latour lo incrociò coi Bleu de Gascogne, e da lì nasce il Gascon Saintongeois. Dall’altro alcuni equipaggi continuarono con cani bianchi e neri, e da quel filone viene il Français Blanc et Noir.

Il tipo attuale, dice lo standard, compare nella seconda metà del XIX secolo e viene poi influenzato da incroci successivi con il Poitevin e il Gascon-Saintongeois.

Sono due razze che chiunque conosca la vénerie riconosce subito: il Poitevin è il segugio tricolore leggero e velocissimo del Poitou, il Gascon Saintongeois è il grande bianco e nero picchiettato del sud-ovest.

Il risultato è un cane che non è né uno né l’altro: un grande bianco e nero con la testa asciutta, il naso del Gascon e una parte della velocità del Poitevin.

1957: lo standard, e il mondo che lo ha scritto

Pagina di glossario di un manuale ottocentesco francese sulla caccia con i chiens courants

La razza ha ottenuto il suo standard nel 1957. Una data tarda, se si pensa che il tipo esisteva da un secolo: ma nel mondo della vénerie il libro genealogico è sempre arrivato dopo la pratica.

Nella foto: una pagina di glossario da un manuale ottocentesco francese per cacciatori con i chiens courants. Quella lingua tecnica è ancora viva.

Per capire perché serve uno standard scritto tardi bisogna capire come funzionava – e funziona – quel mondo. I cani appartengono agli equipaggi, cioè alle squadre di caccia, e ogni equipaggio alleva i propri cani selezionandoli sul lavoro: sul naso, sulla voce, sulla resistenza.

In quel sistema il tipo si mantiene con la pratica e con la reputazione, non con i registri. Lo standard arriva quando serve difendere la razza da qualcosa: nel caso dei segugi francesi, dagli incroci con il Foxhound inglese che avevano già dato vita a razze nuove.

Il testo che leggiamo oggi è stato redatto nel 2007 da Pierre Astié, presidente del Club du chien d’ordre, con il suo comitato e con Raymond Triquet, il cinologo francese che ha riscritto mezzo repertorio FCI.

Ed è in quel testo che compare la riga più politica di tutte: qualunque indicazione di sangue di Foxhound inglese nella testa è un difetto grave.

Duemila cani, e tutti in muta

Muta di cani Français Tricolore che corre accanto a un cavaliere in un parco

Lo standard fa una cosa che pochi standard fanno: dà i numeri. Attualmente la razza conta circa 2000 soggetti, che rappresentano 300-400 nascite per anno.

Nella foto: una muta di Français Tricolore, la razza sorella, in un equipaggio francese. Non sono Blanc et Noir: di questa razza non esistono foto libere.

Duemila cani sono pochi in assoluto e molti per una razza da lavoro puro: significa che la razza è viva, ma che vive dentro un circuito chiuso. I cuccioli nascono negli equipaggi e restano negli equipaggi.

È il motivo per cui questa razza non si trova nei siti di annunci e non compare quasi mai nelle esposizioni internazionali: non ha un mercato da compagnia, e chi la alleva non ha interesse a crearne uno.

In Italia il libro genealogico dell’ENCI, interrogato sul codice di razza 220, non registra nessuna nascita e nessun affisso. Non è una razza rara in Italia: è una razza che in Italia non è mai arrivata.

Per chi la cerca comunque, l’unica strada è la Francia e il club di razza. Nella pagina Allevamento c’è come funziona e perché non è semplice.

QuandoCosa è successo
XVI secoloI cani bianchi Greffier, probabile lontana ascendenza della razza
Il ceppoIl segugio di Saintonge, di origini incerte
Seconda metà XIX secoloCompare il tipo attuale
PoiIncroci con Poitevin e Gascon-Saintongeois lo definiscono
1957La razza ottiene il suo standard
2007Il testo attuale è redatto da Pierre Astié col Club du chien d ordre
OggiCirca 2000 cani e 300-400 nascite l’anno, quasi tutti in muta
In ItaliaZero nascite e zero affissi