Storia ed origine del Fox Terrier a Pelo Liscio
Dai terrier delle mute inglesi al cane più premiato del Westminster
Il Fox Terrier è nato per un compito preciso: seguire i cavalli e i segugi nella caccia alla volpe e, quando la volpe si infilava in tana, entrare a stanarla. Da lì il nome, e da lì tutto il resto della razza.
Qui dentro: da dove viene, chi sono i tre cani da cui discendono tutti i fox terrier di oggi, cosa successe nel 1876, la storia di Warren Remedy (un primato che dura da più di un secolo) e quando il liscio e il ruvido sono diventati due razze diverse.
Sommario
Da dove viene il Fox Terrier a Pelo Liscio

Lo dice lo standard stesso: il Fox Terrier, nelle sue due varietà, ha origini britanniche e probabilmente proviene dagli stessi tipi di cane che produssero sia il Bull Terrier che il Black and Tan Terrier, quello che oggi chiamiamo Manchester Terrier.
Il contesto è la caccia alla volpe a cavallo dell’Inghilterra rurale fra Settecento e Ottocento. Ogni muta di segugi aveva al seguito qualche terrier, che viaggiava anche in una bisaccia e che veniva liberato quando la volpe si rifugiava sottoterra. Quel terrier doveva essere abbastanza piccolo per entrare, abbastanza atletico per stare dietro ai cavalli e abbastanza coraggioso per non tirarsi indietro.
Doveva anche essere bianco, e questo spiega il colore di oggi: nella confusione davanti a una tana, un cane bianco non si confonde con la volpe.
La prima immagine nota della razza è del 1790: il colonnello Thomas Thornton fa dipingere il suo fox terrier Pitch, e in quel quadro il cane è già riconoscibile. Per quasi un secolo, però, non esiste una razza: esistono terrier da volpe diversi da contea a contea, selezionati da ogni muta per conto proprio.
Old Jock, Tartar e Grove Nettle: i capostipiti

Le cose cambiano con le esposizioni. Nel 1863, alla mostra di Birmingham, entrano nel ring tre cani che diventeranno i nomi fondativi della razza: Old Jock, Old Tartar e Old Trap, ai quali si aggiunge la femmina Grove Nettle.
Sono loro i capostipiti da cui, secondo le fonti della razza, discendono tutti i fox terrier a pelo liscio moderni. Da quel momento la selezione smette di essere una faccenda privata di ogni muta e diventa un lavoro condiviso, fatto di libri genealogici e di confronti sul ring.
Nel 1876 arriva il passaggio decisivo: il Fox Terrier Club inglese redige lo standard. È uno dei primi standard di razza della storia della cinofilia, ed è talmente ben fatto che il testo in vigore oggi ne è ancora la discendenza diretta. Lo standard FCI attuale lo ricorda in apertura.
In quegli stessi anni prende forma anche l’altra faccia della razza: quella da esposizione. Lo standard di oggi lo dice con una frase che è quasi una difesa d’ufficio: la raffinatezza cui è giunto nel suo attuale aspetto da cane da esposizione non ha tolto nulla alla sua solidità.
The Totteridge XI e gli anni d’oro

Il quadro qui accanto è del 1897, l’ha dipinto Arthur Wardle e si chiama The Totteridge XI: sono gli undici Fox Terrier a pelo liscio di Francis Redmond, allevatore leggendario e in seguito presidente del Kennel Club.
Quel dipinto racconta meglio di qualunque testo il momento in cui la razza era al vertice: fine Ottocento, l’Inghilterra vittoriana, un allevamento che produceva cani copiati in tutto il mondo. Il fox terrier a pelo liscio era allora uno dei cani più diffusi e più fotografati d’Europa.
Il successo attraversa l’Atlantico. Negli Stati Uniti la razza arriva presto e arriva bene: nel 1907, quando il Westminster Kennel Club assegna per la prima volta il Best in Show della sua storia, a vincerlo è una femmina di fox terrier a pelo liscio.
Si chiamava Warren Remedy, apparteneva a Winthrop Rutherfurd, e non si fermò lì: vinse anche nel 1908 e nel 1909. È l’unico cane ad avere vinto il Westminster tre volte, e nessuno c’è più riuscito in oltre un secolo.
Due varietà diventate due razze

Per più di un secolo il pelo liscio e il pelo ruvido sono stati due varietà della stessa razza. Si incrociavano fra loro, soprattutto per portare più bianco e una linea più pulita nel ruvido, e comparivano insieme nello stesso standard.
Gli incroci si sono fermati da molti decenni, e a metà degli anni Ottanta del Novecento l’American Kennel Club ha preso atto della realtà separandoli in due razze distinte. Oggi la FCI ha due standard diversi: il numero 12 per il liscio e il numero 169 per il ruvido.
In Italia, intanto, i numeri raccontano un declino comune a molte razze da lavoro britanniche: fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha iscritto 613 Fox Terrier a pelo liscio, passando dagli 85 del 2015 ai 22 del 2023, con una ripresa parziale nel 2024.
Il cane che nel 1907 vinceva il primo Best in Show della storia del Westminster, oggi, in Italia lo vedi raramente. Chi lo cerca però lo trova ancora: dieci affissi attivi, quasi tutti fra Emilia Romagna, Piemonte e Puglia.

