Danish-Swedish Farmdog
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Danish-Swedish Farmdog in breve
Il Danish-Swedish Farmdog (in originale Dansk-svensk gårdshund) è il cane da fattoria di Danimarca e Svezia, uno dei pochi casi in cui la FCI indica due paesi d’origine. È piccolo, compatto e leggermente rettangolare: 34-37 centimetri nei maschi e 32-35 nelle femmine, per 7-12 chili. Pelo corto, liscio e duro, con il bianco che domina e macchie nere, fuoco, marroni o fulve. Carattere sveglio, attento e vivace. Vive 12-15 anni.
Che cane è il Danish-Swedish Farmdog

È un cane da fattoria, nel senso pieno del termine: nelle aie di Danimarca e della Scania faceva tre lavori insieme, cioè guardia, caccia ai topi e compagnia. Lo scrive lo standard, e spiega tutto quello che questo cane è oggi.
La prima cosa da chiarire è quella che chiedono tutti: non è un terrier. La FCI lo classifica nel Gruppo 2, fra i cani tipo pinscher, e la differenza si sente nel carattere: è più sociale e meno spigoloso di un jack russell, con cui viene confuso ogni volta che esce di casa.
Il carattere è quello che ha fatto la sua fortuna in Scandinavia: sveglio, allegro, attaccatissimo alle persone e facilissimo da addestrare. In Svezia e Danimarca è uno dei cani più usati negli sport cinofili, e non perché sia di moda: perché funziona.
Cosa chiede: attività vera e qualcosa da fare con la testa, ogni giorno. Cosa non chiede: toelettatura, spazi enormi, attenzioni particolari. Cosa devi sapere prima: avvisa (è un cane da allarme di fattoria) e la caccia ai piccoli animali è nel suo manuale d’uso.
In Italia praticamente non esiste: nessuna iscrizione ENCI negli ultimi dieci anni e nessun affisso, quindi prenderne uno vuol dire importarlo dal nord.
Storia ed origine del Danish-Swedish Farmdog

Il Danish-Swedish Farmdog è il cane tuttofare delle fattorie di Danimarca e della Scania, la regione più a sud della Svezia. Lo standard FCI dice che la razza era conosciuta da molto tempo nelle fattorie di entrambi i Paesi e ne elenca i tre mestieri: guardia, caccia ai topi e compagnia. Per tipo è vicino ai pinscher, non ai terrier britannici, ed è per questo che la FCI lo ha messo nel Gruppo 2.
In Svezia lo chiamavano skånsk terrier, il terrier della Scania. I primi tentativi di farlo riconoscere sono degli anni Sessanta, il primo club di razza nasce nel 1983, e proprio in quegli anni il cane rischia di sparire: la meccanizzazione delle campagne aveva reso inutile il cane da aia e negli anni Ottanta la razza arriva a un passo dall’estinzione.
La salvezza ha una forma insolita: nel 1987 Danimarca e Svezia riconoscono la razza insieme, ed è il motivo per cui lo standard indica due paesi d’origine. Poi il World Dog Show nel 1989, lo standard FCI nel 2009, il riconoscimento definitivo FCI nel 2019 e quello dell’AKC nel 2025. In Italia, invece, l’ENCI non registra nessuna iscrizione negli ultimi dieci anni.
Carattere e descrizione del Danish-Swedish Farmdog

Il carattere sta in tre parole dello standard: sveglio, attento e vivace. Tradotto nella vita di tutti i giorni: un cane allegro, socievolissimo con le persone, che vuole partecipare a quello che fai e che impara guardandoti. È molto più orientato all’uomo di un terrier, e in Scandinavia è una presenza fissa nei campi di sport cinofili.
È un cane piccolo, compatto e leggermente rettangolare: 34-37 centimetri nei maschi e 32-35 nelle femmine per 7-12 chili, con il torace alto metà dell’altezza al garrese e una testa triangolare e piccola in proporzione al corpo. Il pelo è corto, liscio e duro, il bianco domina e le macchie possono essere nere, fuoco, marroni o fulve. La coda può essere lunga o corta di natura.
Nella pagina trovi il capitolo sulle orecchie (a rosa o a bottone: erette è un difetto), i colori con le moschettature, il chiarimento sull’equivoco più comune (non è un jack russell e non è nemmeno un terrier), l’avvertimento dello standard sul fatto che raggiunge tardi il completo sviluppo e la parte sulla salute, dove la buona notizia è che non ci sono malattie ereditarie di razza. Vive 12-15 anni.
Addestramento ed educazione del Danish-Swedish Farmdog

È uno dei cani piccoli più facili da addestrare: guarda le persone, impara in fretta e collabora volentieri. Il lavoro vero non è insegnargli le cose, è dargli abbastanza da fare perché non se le inventi da solo. La competenza che vale di più, in una razza così sveglia, è la calma: un posto suo, momenti di stacco, giochi che finiscono con il cane sdraiato.
I due temi pratici sono l’abbaio, perché nasce come cane da allarme di fattoria e quindi avvisa (non si punisce l’avviso, si insegna che dopo l’avviso il turno è finito), e l’istinto predatorio, perché la caccia ai topi è scritta nella sua utilizzazione: attenzione ai piccoli animali di casa e richiamo allenato bene.
Sulle attività può fare quasi tutto: agility (da adulto), obedience, rally, dog dance, nose work e dog trekking, più attivazione mentale nelle giornate ferme. Da evitare lo sport a impatto alto nel primo anno e mezzo, perché lo standard avverte che la razza matura tardi.
Allevamento del Danish-Swedish Farmdog

Premessa che cambia tutto: in Italia il Danish-Swedish Farmdog non c’è. L’ENCI non registra nessuna iscrizione negli ultimi dieci anni e non esiste nessun affisso dedicato. In Svezia e in Danimarca, dove è un cane comune, i cuccioli si trovano; qui si importa.
Un cucciolo con pedigree costa fra gli 800 e i 1.400 euro nei paesi d’origine, più 200-600 euro di viaggio e documenti. Un cucciolo con pedigree FCI si iscrive senza problemi al libro genealogico italiano. Il mantenimento è quello di un cane da nove chili, 40-70 euro al mese, con il toelettatore a zero.
Non ci sono test genetici di razza da pretendere perché non esistono: le domande giuste riguardano le rotule e gli occhi dei riproduttori, il carattere dei genitori e il contesto in cui sono cresciuti i cuccioli. Utile sapere che i club scandinavi hanno programmi sanitari seri e che gli allevatori del nord sono abituati a rispondere per iscritto e in inglese.


