Storia ed origine del Danish-Swedish Farmdog
Il cane delle fattorie di Danimarca e Scania, salvato per un soffio
Questa è la storia di un cane che c’è sempre stato e che nessuno aveva mai messo su un registro: il tuttofare delle fattorie di Danimarca e della Scania, che negli anni Ottanta ha rischiato di scomparire insieme al mondo agricolo che lo teneva.
In questa pagina: da dove viene, perché in Svezia lo chiamavano skånsk terrier, come danesi e svedesi si sono messi d’accordo nel 1987 e quali sono i suoi numeri oggi, compreso lo zero italiano.
Sommario
Il cane delle fattorie del nord

Lo standard FCI dice, con una formula asciutta, che la razza era conosciuta da molto tempo nelle fattorie di entrambi i Paesi. Nessuna data di nascita, nessun creatore: era il cane che nelle aie di Danimarca e del sud della Svezia c’era e basta.
Il suo mestiere lo elenca lo standard stesso: guardia, caccia ai topi e compagnia. Tre lavori in un cane da nove chili, ed è esattamente quello che serviva in una piccola azienda agricola: qualcuno che avvisasse quando arrivava un estraneo, che tenesse i ratti fuori dal granaio e che la sera stesse con i bambini.
Il tipo a cui appartiene è quello dei cani da fattoria dell’Europa del nord, vicino ai pinscher più che ai terrier britannici: cani piccoli e compatti, a pelo raso, macchiati di bianco, senza esagerazioni anatomiche. La FCI, non per caso, lo ha messo nel Gruppo 2, sezione cani tipo pinscher.
Sulla profondità storica c’è un dato che i kennel club scandinavi citano volentieri: in sepolture di epoca vichinga sono stati trovati scheletri di cani di tipo simile, vecchi di mille e duecento anni. Va preso per quello che è, cioè una somiglianza di tipo e non una prova di continuità genealogica, ma dice bene quanto sia antico questo modello di cane nel nord.
In Scania (in svedese Skåne, la regione più a sud della Svezia, quella che guarda la Danimarca) il cane era così comune che a lungo lo hanno chiamato semplicemente col nome della regione.
Da skansk terrier a cane danese e svedese

Prima del riconoscimento, in Svezia questo cane era conosciuto come skånsk terrier, cioè terrier della Scania: un nome che oggi risulta doppiamente sbagliato, perché non è un terrier e perché la razza è di due paesi, non di una provincia.
I primi tentativi di dargli uno stato ufficiale sono degli anni Sessanta, con la Svenska Hundklubben che prova a farlo riconoscere in Svezia. Nel 1983 nasce il primo club di razza svedese, ed è il segno che un gruppo di appassionati si era accorto che quel cane stava scomparendo.
Perché nel frattempo il mondo che lo teneva era cambiato. Negli anni Ottanta la meccanizzazione delle campagne, la fine delle piccole fattorie e i nuovi metodi di controllo dei ratti avevano reso inutile il cane da aia: la razza arriva a un passo dall’estinzione.
La svolta è del 1987, e ha una forma insolita: Danimarca e Svezia si accordano e riconoscono la razza insieme, col nome di cane da fattoria danese e svedese. È il motivo per cui lo standard FCI, alla voce origine, riporta due paesi, cosa che nella nomenclatura si vede raramente.
Il dipinto qui accanto, del 1914, mostra bene di che cane parliamo: un farmdog che sorveglia il suo osso davanti a due cuccioli di bassotto, nell’angolo di un cortile. Settant’anni prima del riconoscimento, il tipo era già quello di oggi.
Il Danish-Swedish Farmdog oggi, e lo zero italiano

Dal 1987 in avanti la razza è cresciuta in fretta nei paesi d’origine, dove oggi è un cane comune e molto usato negli sport cinofili. La prima apparizione al World Dog Show è del 1989, lo standard FCI arriva nel 2009 e il riconoscimento definitivo della FCI nel 2019.
Anche l’America si è mossa, con la calma dell’AKC: iscritto al Foundation Stock Service nel gennaio 2011, il Danish-Swedish Farmdog ha ottenuto il riconoscimento pieno nel 2025, dopo quattordici anni di anticamera.
In Italia, invece, non esiste. L’ENCI non riporta nessuna iscrizione negli ultimi dieci anni e non c’è nessun affisso dedicato alla razza. È una delle situazioni più nette che si trovino in tutta la nomenclatura: una razza comune a mille chilometri di distanza e completamente assente qui.
Il motivo probabilmente è culturale. In Italia il posto del cane piccolo, sveglio e macchiato di bianco lo occupa da trent’anni il jack russell, e nessuno ha mai avuto ragioni commerciali per importare un cane che, agli occhi del pubblico, gli somiglia.
Per chi lo vuole, quindi, la strada è una sola: Scandinavia, lista d’attesa e un viaggio.

