Storia ed origine del Crnogorski Planinski Gonič
Il segugio nero dei Balcani, il primo standard del 1924 e Varsavia 1969
Il cenno storico di questo standard è di quattro righe, ma sono quattro righe con tre date e un soprannome: il 1924, l’8 maggio 1969, Varsavia e il nome con cui questo cane era conosciuto un tempo.
In questa pagina: da dove viene, perché lo chiamavano segugio nero, come è arrivato al riconoscimento e quanti ce ne sono in Italia.
Sommario
Lo stesso ceppo degli altri segugi balcanici

Lo standard apre con una frase che, per una volta, non lascia spazio ai dubbi: possiamo dire con certezza che questa razza ha la stessa origine degli altri segugi balcanici.
Nella foto: un segugio serbo, uno dei parenti balcanici della razza.
È una formula insolita per uno standard FCI, che di solito su queste cose usa il condizionale. Qui invece si dichiara un fatto: nei Balcani esiste un ceppo comune di segugi, e il montenegrino ne fa parte.
Quel ceppo comprende il segugio serbo, il segugio serbo tricolore, il segugio della Bosnia, il gonič della Posavina e il segugio istriano: cani di taglia media, con lo stesso tipo di testa dolicocefala e lo stesso mestiere.
Il territorio spiega la razza. Il Montenegro è un paese piccolo e verticalissimo: monti che partono dal mare e arrivano a duemila metri in pochi chilometri, con foreste, rocce e canyon.
In un ambiente così un segugio non deve essere veloce: deve essere solido e agile, che sono esattamente le due parole che lo standard usa nell’aspetto generale.
E poi c’è il soprannome, che è la cosa più bella del cenno storico: in passato questo cane è stato talvolta chiamato segugio nero. In una famiglia di cani fulvi e tricolori, il montenegrino era quello nero.
1924 e 1969: le due date

Il percorso ufficiale della razza sta in due righe: il primo standard è del 1924. La FCI ha riconosciuto ufficialmente questa razza (standard n. 279) l’8 maggio 1969 durante la riunione di Varsavia.
Il 1924 è una data notevole: siamo nel Regno di Jugoslavia, nato appena sei anni prima, e qualcuno sta già mettendo per iscritto lo standard dei segugi montenegrini.
Il riconoscimento internazionale arriva quarantacinque anni dopo, in una riunione FCI a Varsavia, nel 1969. Il numero assegnato è il 279, quello che la razza porta ancora oggi.
Il nome, però, è cambiato più volte. Per decenni questa razza è stata registrata come segugio di montagna jugoslavo, e solo dopo l’indipendenza del Montenegro, nel 2006, ha preso il nome attuale: Crnogorski planinski gonič, cioè segugio di montagna montenegrino.
È una parabola comune a molte razze della regione: cambiano i paesi, cambiano i nomi, i cani restano.
Lo standard oggi in vigore è del 19 dicembre 2014, pubblicato dalla FCI il 28 gennaio 2015, e la lingua ufficiale del testo è il francese.
Una nota per chi vuole leggerlo: l’ENCI non pubblica una traduzione italiana di questo standard. Bisogna andare sul sito della FCI, dove esiste in francese e in inglese.
E una scelta di classificazione che dice tutto sulla filosofia della razza: è iscritta con prova di lavoro. Per la FCI questo resta un cane da caccia, non un cane da esposizione.
Il Crnogorski Planinski Gonič in Italia

In Italia la razza è quasi sconosciuta: le statistiche ufficiali registrano 16 cuccioli in otto anni, fra il 2015 e il 2022, e gli affissi sono zero.
Nella foto: un segugio serbo tricolore, un altro membro della famiglia dei goniči balcanici.
Sono numeri che descrivono una presenza episodica: qualche importazione, qualche cucciolata, e nessuna struttura di allevamento.
Il motivo è quello di sempre: nel ruolo di segugio di media taglia, in Italia, ci sono già i Segugi Italiani – a pelo forte e a pelo raso – che sono la razza di casa e hanno alle spalle un mondo di prove e di cacciatori.
Chi ne vuole uno deve guardare al Montenegro e alla Serbia, dove la razza è un cane da caccia comune, spesso in mano ai cacciatori più che agli allevamenti organizzati.
Attenzione a un dettaglio pratico: il Montenegro non fa parte dell’Unione Europea, e l’importazione comporta qualche passaggio in più rispetto a un paese comunitario.
Vale però la pena dire una cosa su questa famiglia di razze: i goniči balcanici sono fra i cani da caccia più sottovalutati d’Europa. Rustici, sani, funzionali e completamente estranei alla selezione estetica.

