Allevamento della Brandlbracke
Sessantuno cuccioli in sette anni e nessun allevamento: dove si cerca
La Brandlbracke in Italia esiste ma non ha allevamenti: 61 cuccioli iscritti dal 2018 e zero affissi attivi sulla razza.
In questa pagina: perché non c’è un prezzo di listino, dove si cerca, cosa chiedere a chi vi dà il cucciolo, cosa guardare in una cucciolata e i numeri anno per anno.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Brandlbracke
In Italia non esiste un listino, perché non esiste un allevamento. Con zero affissi attivi, i circa dieci cuccioli che nascono ogni anno vengono da cucciolate di cacciatori, e il prezzo lo fa l’accordo fra due persone che si conoscono.
In Austria, dove la razza è di casa, un cucciolo costa fra gli 800 e i 1.200 euro. Il punto però non è il prezzo: i club austriaci sono selettivi e vendono soprattutto a chi caccia e a chi ha intenzione di fare le prove di lavoro.
Dove si cerca in Italia: i gruppi di recupero del selvatico ferito e le associazioni venatorie dell’arco alpino. È lì che queste razze si conoscono, si usano e si accoppiano.
Il pedigree, in una razza così, non è un dettaglio: è l’unica cosa che ti dice da dove viene il cane e cosa facevano i suoi genitori. Chiedetelo sempre.
Il resto delle spese è quello di un cane di taglia media molto attivo: 400-700 euro il primo anno fra vaccini, microchip, sverminazioni ed eventuale sterilizzazione, e 60-90 euro al mese di mantenimento.
Sulla toelettatura non si spende nulla: pelo liscio di due centimetri, una spazzolata a settimana.
Le due voci che vanno messe in conto prima del cane sono la recinzione, perché un segugio sulla traccia se ne va, e la formazione: se vuoi usarlo sulla pista, un corso e un istruttore fanno la differenza fra un cane e uno strumento di lavoro.
Cosa chiedere a chi vi dà il cucciolo

Con una razza senza allevamenti registrati le domande cambiano: non ha senso chiedere certificazioni che nessuno rilascia, ha senso chiedere le cose che chi caccia sa benissimo.
La prima domanda è sul lavoro dei genitori: cosa cacciano, se recuperano, se hanno fatto prove di lavoro. La razza è iscritta alla FCI con prova di lavoro, e in Austria le prove sono la norma.
La seconda è sul carattere della madre, e va vista di persona. Lo standard mette il temperamento timido fra i difetti e l’eccessivamente timido fra i difetti eliminatori.
La terza riguarda la provenienza: i riproduttori vengono dall’Austria? Da che linee? In una razza con numeri così piccoli, sapere da dove arriva il sangue conta.
La quarta sono le lastre di anche e gomiti. Nessuno le obbliga, quasi nessuno le fa: se qualcuno le ha fatte è un ottimo segno.
La quinta è la crescita dei cuccioli: canile o casa, quante persone hanno visto, se hanno sentito macchine e rumori. In una razza allevata in gruppo, la socializzazione con le persone è la cosa che più spesso manca.
E poi la domanda più utile di tutte, che vale anche fra conoscenti: me lo riprendi se non funziona?
Cosa guardare in una cucciolata

Il primo controllo è quello che dà il soprannome alla razza: le due macchie fulve sopra gli occhi. Lo standard dice che devono essere presenti, e la loro mancanza è un difetto eliminatorio.
Il secondo è il colore nel suo insieme: nero con piccole focature dai contorni netti. Focature troppo estese o sfumate non sono nel tipo, e qualsiasi altro colore squalifica.
Il terzo è la pigmentazione: tartufo nero, labbra pigmentate ovunque, unghie nere. In una razza da lavoro la pigmentazione forte è anche un indicatore di robustezza.
Il quarto sono gli occhi: marrone scuro, e soprattutto senza rosso nell’angolo. Palpebre lasse che mostrano la congiuntiva non sono tipiche.
Il quinto sono le orecchie: di media lunghezza, non troppo larghe, inserite alte, arrotondate in punta e pendenti piatte. Orecchie basse, appuntite o piegate sono difetti.
Il sesto è la coda, che deve essere lunga, affusolata e con quel pelo ruvido nella parte inferiore che lo standard cita espressamente: la sua mancanza è un difetto.
E infine il comportamento: in una razza che deve lavorare vicino a persone e spesso insieme ad altri cani, un cucciolo che si nasconde o che si spaventa dei rumori è un segnale da prendere sul serio.
La Brandlbracke in Italia, anno per anno
I numeri italiani sono quelli di una razza appena arrivata. Prima del 2018 non risultano iscrizioni; da quell’anno in poi le cucciolate ci sono, ma a intermittenza.
Si parte con 11 cuccioli nel 2018, si scende a 2 nel 2019, si risale a 14 nel 2020 e si torna a 1 nel 2021.
Gli ultimi tre anni sono più regolari: 12 nel 2022, 11 nel 2023 e 10 nel 2024. Il totale è di 61 cuccioli in sette anni.
L’andamento a scatti è tipico delle razze senza allevamenti: quando un cacciatore accoppia la sua femmina nascono otto o dieci cuccioli tutti insieme, e l’anno dopo può non nascere niente.
Gli affissi attivi sono zero. È la stessa fotografia dell’Anglo-Français de Petite Vénerie e di altre razze da caccia presenti in Italia solo grazie a chi le usa.
Il dato incoraggiante è la continuità degli ultimi tre anni, che suggerisce un piccolo gruppo di persone che ci sta lavorando con costanza.
Per chi cerca un cucciolo la conclusione è sempre la stessa: in Italia si trova, ma bisogna entrare nel giro giusto. Altrimenti c’è l’Austria, che di questa razza è la casa madre.

