Amstaff (American Staffordshire Terrier)
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
L’Amstaff in breve
L’American Staffordshire Terrier è il ramo da esposizione del ceppo dei bull terrier americani: stessa radice del Pit Bull fino al 1936, poi l’ingresso nell’AKC col nuovo nome e la strada del ring, fino allo standard FCI 286 e al pedigree ENCI regolare che il cugino non ha. È un cane medio, 46-48 centimetri e 25-32 chili di muscoli, tutti i colori possibili col blue di moda, e un carattere che lo standard riassume così: il suo coraggio è proverbiale. In Italia è stato IL boom degli anni Dieci, picco di 5.063 iscrizioni nel 2016, oggi un terzo. Prima di comprare, due parole da imparare: atassia cerebellare, e il test da 80 euro che la previene. Qui sotto la carta d’identità, poi tutto il resto.
Storia ed origine dell’Amstaff

La storia dell’Amstaff è la storia di una scelta datata 1936: quando l’AKC aprì il registro alla razza rifiutando la parola pit, una parte dei pit bull americani cambiò nome in Staffordshire Terrier e prese la strada del ring. Nella pagina trovi il ceppo comune con l’American Pit Bull Terrier, linkato al nostro cluster: i bull-and-terrier inglesi, il divieto del bull baiting del 1835, l’America delle fattorie e il registro UKC del 1898. E il paradosso di quella selezione antica che spiega il cane di oggi: gli aggressivi verso l’uomo venivano scartati senza appello, ed è da lì che vengono il coraggio proverbiale e l’affetto esuberante per le persone.
C’è il nome definitivo del 1972, American per distinguerlo dal cugino inglese, e la selezione da esposizione che ha fissato il tipo e ammorbidito gli angoli, fino alle orecchie integre oggi dichiarate preferite dallo standard.
E c’è il capitolo italiano, il più spettacolare del sito: il boom degli anni Dieci fino al picco monstre di 5.063 iscrizioni nel 2016, tra le prime razze d’Italia, e il riflusso fino a 1.574. Con il passaggio nella lista Sirchia del 2003 e l’uscita con l’abolizione del 2009: da allora, come per tutti, conta chi tiene il guinzaglio.
Carattere e descrizione dell’Amstaff

La pagina parte dall’equivoco di taglia costruito dalle foto: dal vivo l’Amstaff è un cane medio, 46-48 centimetri e 25-32 chili di muscoli compatti, con la tabella dello standard che chiede grande forza per la sua taglia. C’è il capitolo con la tabella delle differenze dal Pit Bull, linkata al cluster del cugino, con la differenza pratica che taglia la testa al toro: l’Amstaff ha il pedigree ENCI, il pit no. Ci sono i colori, tutti ammessi con tre sconsigliati, e il capitolo dedicato al blue di moda: colore regolare, diluizione del nero, con le due avvertenze su prezzi gonfiati e alopecia da colore.
Sul carattere trovi le tre parole dello standard, il coraggio proverbiale, tradotte nella vita vera: un cane stabile, difficile da impressionare, con le persone di un’affettuosità fisica ed esuberante che è il marchio dei bull terrier americani.
C’è la risposta seria a è pericoloso? con la postilla sul boom italiano, la convivenza con bambini e altri cani detta senza sconti, e il capitolo salute con la star involontaria della pagina: un Amstaff di 17 anni in foto, e la malattia di razza da conoscere prima di comprare, l’atassia cerebellare, con il test da ottanta euro che la previene. Chiude il bilancio su a chi è adatto, canile compreso.
Addestramento ed educazione dell’Amstaff

Un allievo volenteroso che ama compiacere e lavora con entusiasmo da tifoseria: la pagina parte da qui, con il metodo positivo e le due materie principali da insegnare dal primo giorno, l’autocontrollo e la gestione dell’esuberanza fisica, perché il saluto placcato di trenta chili è tenero a tre mesi e problematico a due anni. C’è il capitolo decisivo sulla socializzazione dei primi mesi e la gestione adulta con gli altri cani: incontri scelti, prudenza con lo stesso sesso e il rispetto per il cane che preferisce pochi amici selezionati.
Trovi il fabbisogno da atleta, un’ora e mezza al giorno di movimento di qualità più il lavoro mentale che allena la calma, con la tabella della settimana tipo e i promemoria su freddo patito e sole sulle pezzature chiare.
Chiudono gli errori da evitare, dalla scelta per moda al blue comprato senza test, e gli sport dove eccelle: rally obedience su tutti, poi canicross, nose work, weight pulling con le regole e attivazione mentale.
Allevamento dell’Amstaff

Questa pagina ha una regola sopra tutte e la ripete fino alla noia: il test dell’atassia cerebellare su entrambi i genitori. Sono ottanta euro che separano un compagno di quindici anni da una tragedia annunciata, perché la malattia è recessiva e si manifesta in età adulta. È la prima domanda, staccata da tutte le altre.
Comprare un Amstaff nel dopo-boom è più facile e più sicuro di dieci anni fa: la moda è passata, e i 78 allevamenti con affisso in 16 regioni sono un parco ampio in cui scegliere. Un cucciolo con pedigree da un allevatore serio costa fra gli 800 e i 1.500 euro, e comprende lastre delle anche, cuccioli socializzati e un allevatore che risponde anche dopo. Per le linee da esposizione si sale. Nella pagina ci sono le iscrizioni ENCI anno per anno, che sono il manuale definitivo del boom cinofilo: la corsa fino alle 5.063 iscrizioni del 2016 e la discesa successiva. C’è la mappa degli allevamenti regione per regione. Ci sono le domande sul carattere dei genitori, che in questa razza contano quanto i test. E c’è la parte su cosa comporta vivere con un Amstaff oggi, fra pregiudizi e responsabilità. Se ne vuoi uno, comincia dal test.


