Ogar Polski
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
L’Ogar Polski in breve
L’Ogar Polski è il segugio nazionale polacco: taglia grande – 56-65 cm nei maschi, 55-60 nelle femmine – costruzione pesante che assicura resistenza ma non velocità, mantello con sella nera e focature fino al mogano. Le prime notizie sulla caccia con i cani in Polonia sono dell’XI secolo, ma la razza moderna nasce nel 1959 da quattro cani importati dopo la guerra. Lo standard lo definisce anche ottimo cane di famiglia. In Italia non è mai nato.
Che cane è l’Ogar Polski

È un segugio del gruppo 6, sezione dei segugi di grande taglia, riconosciuto con prova di lavoro. In Polonia oggi si usa su cinghiale e volpe: la caccia alla lepre con i cani è vietata, tranne che in montagna.
Lo riconoscete dal mantello: sella nera o grigio scuro su tutto il dorso e focature calde su testa, arti e petto, con le orecchie sempre più scure del resto.
Quanto è grande: 56-65 cm i maschi e 55-60 le femmine, per un peso fra i 25 e i 32 chili.
Cosa chiede: due ore al giorno fra movimento e lavoro di naso, e uno spazio recintato. Non è veloce, è resistente: cammina tutto il giorno.
Cosa lo rende speciale: la sua storia. Ha una bibliografia che parte dall’XI secolo ed è quasi sparito dopo la Seconda guerra mondiale, quando la Polonia ha perso i territori orientali dove i suoi segugi vivevano.
Da sapere prima: abbaia con una voce profonda che si sente da lontano, e sulle tracce si allontana. In condominio è una scelta sbagliata.
In compenso lo standard dice una cosa che nei segugi da muta si legge di rado: è anche un ottimo cane di famiglia, facile da mantenere e devoto alla casa.
Storia ed origine dell’Ogar Polski

I cenni storici dell’Ogar Polski sono i più bibliografici di tutta la nomenclatura FCI: le prime notizie sulla caccia con i cani in Polonia sono nelle Cronache di Gallo Anonimo dell’XI secolo; nel XIV gli ogar vengono allevati per la caccia reale; il nome compare in un libro del 1549; e nel 1618 esce a Cracovia La caccia con gli ogar del conte Jan Ostrorog, che lo standard definisce la prima guida cinologica polacca.
Lo standard fa anche una cosa insolita sull’etimologia: dice che non è chiara e riporta tre ipotesi diverse, dal colore fulvo, dal dare voce o dal ceco ohar.
Poi arriva la parte drammatica, che è la storia della Polonia. I segugi erano allevati nei canili della nobiltà nei territori annessi alla Russia; la Polonia torna indipendente nel 1918 dopo 123 anni; e dopo la Seconda guerra mondiale il paese perde i territori orientali insieme al nucleo dei suoi segugi. Dentro i nuovi confini, dice lo standard, non si allevavano praticamente più Ogar.
La rinascita ha una data: nel 1959 il colonnello Piotr Kartawik importa quattro cani e fonda l’allevamento z Kresow, dai territori di confine. Nel 1964 viene scritto il primo standard, iscritto alla FCI il 15 novembre 1966.
Carattere e descrizione dell’Ogar Polski

Il capitolo del comportamento di questo standard spiega anche il gergo dei cacciatori: l’Ogar, come tutti i segugi, insegue sulla traccia calda abbaiando forte; la voce è più bassa nel maschio e più alta nella femmina; l’abbaio sulla traccia i cacciatori lo chiamano dare voce. In una muta, il cacciatore riconosce i suoi cani dal suono.
E poi c’è la frase che nei segugi da muta non è scontata: questo eccezionale cane da caccia è anche un ottimo cane di famiglia, facile da mantenere, devoto alla casa e diffidente con gli estranei.
Sulla morfologia lo standard è di un’onestà rara: muscoloso e di costruzione piuttosto pesante, che assicura resistenza ma non velocità; andatura al trotto lento, e in caccia un galoppo non molto veloce. Questo cane non prende la preda correndo: la consuma.
Nella pagina ci sono anche il capitolo sul mantello – sella nera e focature dal giallo scuro al mogano, con le orecchie sempre più scure – la salute, dove il tema numero uno sono le otiti, e il capitolo finale su a chi è adatto.
Addestramento ed educazione dell’Ogar Polski

Con un segugio le regole sono tre e non cambiano. Il naso comanda: quando trova una traccia interessante, il resto del mondo smette di esistere. Il richiamo si allena per anni con la longhina, ma in campo aperto non sarà mai affidabile al cento per cento: si scioglie solo in spazi recintati, e microchip e GPS non sono un lusso.
La voce è lo strumento di lavoro e non si toglie. Quello che si può fare è distinguere: la voce sulla traccia è lavoro, l’abbaio in giardino per ore è noia, e sul secondo si interviene togliendo il motivo. In condominio questa razza è una scelta sbagliata.
Il terzo tema è usare quel naso invece di combatterlo: la pista di sangue è la disciplina più vicina al suo mestiere e in Italia è un servizio richiesto; nose work e mantrailing sono le alternative sportive.
Servono due ore al giorno fra movimento e naso, e il dog trekking è la sua dimensione naturale. Nella pagina trovate anche il rapporto con gli estranei e con gli altri cani – è un cane da muta, quindi socievole con i suoi simili – e i sei errori tipici.
Allevamento dell’Ogar Polski

In Italia l’Ogar Polski non esiste: le API dell’ENCI, sul codice 52, registrano zero nascite e zero affissi. Chi lo vuole parte dalla Polonia, dove la razza è nazionale, ha il suo club e viene ancora usata a caccia.
Un dettaglio da sapere: in Polonia le cucciolate sono spesso destinate a cacciatori, perché la razza è riconosciuta con prova di lavoro e gli allevatori tengono alla parte funzionale. Presentarsi con un’idea chiara di cosa si vuole fare con il cane aiuta.
Cosa chiedere: il pedigree, i diplomi di lavoro dei genitori, le lastre ufficiali di anche e gomiti e il carattere dei riproduttori, tenendo presente che lo standard mette fra le squalifiche anche il soggetto atipico.
E c’è una domanda da fare a sé stessi prima che all’allevatore: dove userà il naso? Un segugio senza attività olfattiva è un cane a metà, e in un paese dove questa razza non c’è, prenderla per l’aspetto sarebbe la scelta peggiore. Nella pagina ci sono i costi reali e cosa guardare in una cucciolata.


