Allevamento dell’Ogar Polski

Zero cuccioli in Italia: si va in Polonia, e si parla di lavoro

In Italia l’Ogar Polski non esiste: le API dell’ENCI, sul codice 52, registrano zero nascite e zero affissi.

In questa pagina: dove si cerca, quanto costa arrivarci, cosa chiedere e cosa guardare in una cucciolata.

Sommario

Quanto costa e dove si cerca

Il paese di riferimento è la Polonia, dove la razza è nazionale, ha il suo club e viene ancora impiegata a caccia su cinghiale e volpe.

I prezzi sono quelli di un cane da lavoro nazionale, e alle spese del cucciolo vanno aggiunti viaggio e pratiche, fra i 200 e i 500 euro, più passaporto europeo e vaccinazione antirabbica in regola.

C’è una particolarità da conoscere: in Polonia le cucciolate sono spesso destinate a cacciatori. La razza è riconosciuta con prova di lavoro e molti allevatori selezionano sulla parte funzionale, quindi vi chiederanno cosa hai in mente di fare con il cane.

Il primo anno costa fra i 700 e i 1.000 euro tra vaccinazioni, microchip, sverminazioni ed eventuale sterilizzazione, e poi il mantenimento si assesta sugli 80-110 euro al mese per un cane da trenta chili.

La toelettatura non serve: una spazzolata a settimana e basta. Quello che serve invece è la pulizia settimanale delle orecchie, che in un segugio con questi orecchie non è facoltativa.

VoceQuantoNote
Cucciolo in ItaliaNon esisteZero nascite e zero affissi registrati
Cucciolo in PoloniaPrezzi da razza nazionaleÈ il paese dove la razza vive
AttesaMesiLe cucciolate sono programmate e spesso destinate a cacciatori
Viaggio e pratiche200-500 euroPassaporto europeo e antirabbica in regola
Primo anno700-1.000 euroVaccinazioni, microchip, sverminazioni, sterilizzazione
Mantenimento al mese80-110 euroUn cane da 25-32 chili
ToelettaturaZero euroSpazzola una volta a settimana
Cosa chiedereDiplomi di lavoro dei genitoriLa razza è riconosciuta con prova di lavoro

Cosa chiedere e cosa guardare in una cucciolata

Cucciolo di Ogar Polski su un ring di esposizione accanto a un adulto

Le domande da fare sono quelle di ogni cane da lavoro di taglia grande, più una che riguarda proprio questa razza.

La prima è il pedigree e i diplomi di lavoro dei genitori: in una razza riconosciuta con prova di lavoro, i risultati in campo dicono più di qualsiasi titolo di bellezza.

La seconda sono le lastre ufficiali di anche e gomiti. Non ci sono dati sanitari di razza, e proprio per questo i controlli individuali contano il doppio.

La terza riguarda il carattere dei riproduttori: lo standard mette fra le squalifiche l’aggressività, la timidezza e – formula insolita – il soggetto atipico. Passare del tempo con la madre resta il modo migliore per capire.

Sul cucciolo, il primo controllo è il mantello: la sella scura deve esserci, e le focature devono essere calde. Le orecchie devono essere di una sfumatura più scura.

Il secondo è il bianco: ammesso solo su lista, petto, arti, dita e punta della coda. Bianco altrove non è tipico.

Il terzo sono gli occhi: marrone scuro, leggermente obliqui, con quell’espressione dolce che lo standard richiede.

E il quarto è il comportamento: cuccioli curiosi che vengono avanti. In un cane che sarà diffidente con gli estranei da adulto, la socializzazione precoce fa la differenza.