Carattere e descrizione del Groenlandese
Il cane da slitta degli Inuit: taglia senza massimo, tutti i colori, carattere da muta
Il Groenlandese – nome ufficiale Grønlandshund, e in groenlandese Qimmeq Qimuttoq – è uno dei cani più antichi del mondo e, dice lo standard, da tempi antichi l’unico cane da slitta degli Inuit. Uno spitz polare molto forte, costruito per la resistenza e il lavoro duro in condizioni artiche.
In questa pagina: quanto è grande (lo standard non fissa un massimo), la testa e il curioso winter-nose, i colori, il carattere di un cane che lavora in muta e non si lega a una sola persona, la salute e il confronto con gli altri cani nordici.
Sommario
Il Groenlandese in breve
Razza della Groenlandia con patronato danese, gruppo 5 sezione 1 (cani nordici da slitta), con prova di lavoro, standard FCI 274. Utilizzazione: cane da slitta. Maschi da 60 cm in su, femmine da 55, senza limite massimo. Tutti i colori sono ammessi tranne albino e merle. Carattere: energia, forza mentale e audacia, amichevole anche con gli estranei e non adatto come cane da guardia. In Italia ne è stato registrato uno, nel 2020.
Com’è fatto un Groenlandese

Lo standard apre con una definizione che è un programma di lavoro: uno spitz polare molto forte, costruito per la resistenza e per il lavoro faticoso come cane da slitta in condizioni artiche.
E subito dopo arriva la frase che lo distingue da quasi tutte le altre razze: è ammessa una certa variazione di taglia, purché non siano compromesse la capacità di lavoro e l’armonia. I minimi sono 60 cm per i maschi e 55 per le femmine, e il massimo non c’è.
È una scelta esplicita: in una razza da lavoro artico conta cosa il cane sa fare, non quanti centimetri misura. Nella pratica si vedono soggetti dai trenta ai quarantacinque chili.
Le proporzioni: corpo rettangolare corto, con altezza e lunghezza in rapporto 10 a 11, e alle femmine è concesso un corpo un po’ più lungo – dettaglio che rivela l’attenzione alla riproduzione in una popolazione da lavoro.
Il corpo è forte e compatto: linea superiore orizzontale o appena spiovente, rene largo, petto profondo e largo ma non a botte. Il collo è molto potente e piuttosto corto: è il collo di un cane che tira.
La coda è attaccata alta, grossa e folta, portata a curva o leggermente arrotolata sul dorso. E i piedi sono grandi, potenti e rotondi, con unghie e cuscinetti forti: sono racchette da neve.
La testa, le orecchie e il naso che sbianca d’inverno

Il cranio è largo e leggermente arcuato, più largo fra le orecchie, con lo stop definito ma non marcato. Il muso è largo alla base e si affusola verso il tartufo, ma non è appuntito: è una testa da spitz senza esagerazioni.
Nella foto: la testa di un cane da slitta fotografata durante la spedizione Wegener in Groenlandia, nel 1930.
Il dettaglio più curioso di tutto lo standard riguarda il tartufo: grande e scuro, in armonia col mantello, sempre marrone fegato nei cani rossi o marroni. E poi la nota che si trova in pochissimi standard: può diventare rosa durante l’inverno – il cosiddetto winter-nose, o naso da neve.
Gli occhi sono preferibilmente scuri ma in armonia col colore del mantello, leggermente obliqui, né infossati né sporgenti, con un’espressione che lo standard definisce franca e audace. Gli occhi azzurri e gli occhi di colore diverso sono squalificanti: è una delle differenze con l’Husky, dove l’azzurro è normale.
Le orecchie sono piuttosto piccole, triangolari, con le punte arrotondate e portate fermamente erette. Lo standard aggiunge che sono molto mobili ed espressivi: in un cane che lavora in muta la comunicazione conta.
Il pelo è doppio: sottopelo morbido e denso, pelo esterno denso, dritto e ruvido, senza riccio né onda. Corto su testa e arti, più lungo sul corpo, e più lungo ancora sotto la coda, che per questo appare folta.
I colori: tutti, tranne due

Sul colore questo standard è il più liberale che si possa immaginare: qualsiasi colore – uniforme o pezzato – è permesso, tranne gli albini e i cani con marcature merle, che devono essere squalificati.
In pratica si vedono cani bianchi, neri e bianchi, marroni e bianchi, rossi e bianchi, grigi, sabbia, con e senza maschera. Ogni muta groenlandese è un campionario, e non è un difetto: è la conseguenza di una selezione fatta sul lavoro.
Il merle è squalificato per una ragione precisa: non appartiene alla razza, e la sua presenza indica un incrocio recente con razze che lo portano. In una popolazione tenuta pura per legge – come vedremo nella pagina sulla storia – è un segnale d’allarme.
L’albinismo, invece, è squalificato come in tutte le razze: non è un colore ma un difetto genetico che porta problemi di occhi e di pelle.
Una nota per chi confonde il Groenlandese con l’Husky: qui l’occhio azzurro squalifica e le maschere facciali non sono simmetriche come nel Siberian Husky. E in generale il Groenlandese è più massiccio e meno disegnato.
Nei cuccioli il colore definitivo si vede presto, ma il mantello cambia molto: un cucciolo lanoso diventa un adulto con il pelo esterno ruvido, e il sottopelo si sviluppa con il primo inverno.
Il carattere del Groenlandese
Questo è uno dei pochi standard che descrive il carattere in modo utile invece che gentile. Le qualità principali, dice, sono energia, forza mentale e audacia. E poi: è un cane da slitta appassionato e infaticabile.
La parte che va letta con attenzione è la successiva: con le persone – anche con gli estranei – è amichevole, e nel suo lavoro di cane da slitta non è strettamente legato a nessuna persona in particolare, e quindi non è adatto come cane da guardia.
È una descrizione onestissima e spiega tutto: il Groenlandese non è il cane di una persona, è il cane di una muta. Non sviluppa quel rapporto esclusivo che un pastore tedesco o un labrador hanno col proprietario, e per chi cerca quel tipo di legame è una delusione garantita.
In compenso è socievole, aperto e senza aggressività verso le persone. Il che non lo rende un cane facile: un cane che non ha bisogno di te è un cane che vi ascolta solo se ha un buon motivo.
L’istinto di caccia è l’altra cosa che lo standard segnala: nella caccia alla foca e all’orso polare mostra un forte istinto venatorio. Tradotto per le nostre latitudini: gatti, galline e piccoli animali non sono al sicuro, e il richiamo su una traccia fresca è teorico.
Con gli altri cani è un cane da muta: sa vivere in gruppo, ma nelle mute groenlandesi le gerarchie sono reali e i conflitti esistono. Chi ne tiene due o tre deve saper gestire un gruppo, non solo dei cani.
E c’è una cosa che chiunque abbia lavorato con i cani nordici sa: ululano. Non abbaiano molto, ma la voce del gruppo, all’alba o quando si prepara la slitta, è un coro che si sente da lontano.
Quanto vive e di cosa si ammala

È una razza rustica in senso pieno: selezionata per secoli su forza, resistenza e capacità di sopravvivere, senza attenzione alla bellezza e senza le derive delle razze da esposizione. La vita media è di 12-14 anni.
Il primo problema, alle nostre latitudini, non è una malattia: è il caldo. Un doppio mantello polare in un’estate italiana è un handicap grave. Servono ombra, acqua, uscite all’alba e alla sera e la rinuncia a qualsiasi sforzo nelle ore centrali.
Il secondo sono le articolazioni: cane grande e potente, va fatto crescere piano e i riproduttori vanno radiografati. Non esistono programmi di razza ufficiali come nelle razze da esposizione, quindi la responsabilità è dell’allevatore.
La muta è un evento: due volte l’anno il sottopelo viene giù a ciocche, e per tre settimane si spazzola ogni giorno. Chi non ha voglia di trovare peli ovunque, con un nordico, ha sbagliato razza.
I piedi sono da controllare: nella sua terra lavora su ghiaccio e neve, e sui nostri terreni abrasivi i cuscinetti si consumano più in fretta.
Sull’alimentazione vale una regola che nei paesi nordici è ovvia: un cane da slitta al lavoro consuma molto, e la razione cambia con la stagione. Un Groenlandese che non lavora, al contrario, ingrassa facilmente.
E poi c’è la questione che riguarda la testa: nella sua terra vive in muta, all’aperto, in mezzo ad altri cani. Un Groenlandese solo in un giardino italiano è un cane che manca di metà della sua vita, e le conseguenze sono comportamentali prima che sanitarie.
Groenlandese, Husky, Malamute: le differenze

I cani nordici da slitta si somigliano, ma hanno storie e mestieri diversi. Il Groenlandese è quello che è rimasto più vicino all’originale: un cane da lavoro artico che non è passato per il filtro delle esposizioni occidentali.
Il Siberian Husky (270) è più leggero e più veloce, ha spesso gli occhi azzurri – che nel Groenlandese squalificano – e negli ultimi cinquant’anni è diventato anche un cane di famiglia, con tutto quello che comporta.
L’Alaskan Malamute (243) è il cane da carico: più massiccio, più lento, con la coda a pennacchio e un carattere più indipendente. Vicino al Groenlandese come struttura, diverso come storia.
Il Canadian Eskimo Dog (211) è il parente più prossimo: stessa radice inuit, stessa funzione, e una storia parallela nel Canada artico. Anche lui è raro e in difficoltà.
Il Samoiedo (212) è l’unico del gruppo che in Europa è diventato soprattutto un cane da compagnia: bianco, sorridente e molto più adattabile alla vita di casa.
La differenza vera, però, non è morfologica. Il Groenlandese, nella sua terra, è ancora oggi un animale da lavoro tenuto alla catena all’aperto, nutrito con carne e pesce, che tira per vivere. Non è un cane da compagnia con qualche abitudine strana: è un altro modo di stare al mondo.
A chi è adatto il Groenlandese

Lo standard, per una volta, risponde da solo: con la sua natura robusta il Groenlandese è specialmente un cane per persone che amano la vita all’aria aperta. È un compagno eccellente per chi passeggia nei boschi o in montagna con il proprio cane che tira o porta l’attrezzatura.
Tradotto: è il cane di chi fa sleddog, skijoring, bikejoring, dog trekking o escursionismo serio, e che vive in un posto dove d’estate non si muore di caldo.
Non va bene per l’appartamento, non va bene per chi cerca un cane da guardia – lo dice lo standard – e non va bene per chi vuole un cane che lo segua come un’ombra: questo cane lavora, ma non vi appartiene nel senso in cui appartiene un retriever.
Non va bene, soprattutto, per chi non ha tempo. Un cane da slitta che non lavora è un cane che ulula, scava, distrugge e scappa. Il recinto va fatto pensando a un fuggitivo: alto, interrato, senza appoggi.
E in Italia c’è un ostacolo che viene prima di tutti gli altri: la razza praticamente non esiste. Le API dell’ENCI registrano un solo cucciolo, nel 2020, e zero affissi. Chi lo vuole guarda ai paesi nordici.
Una cosa, però, va detta a favore di questa razza: chi la conosce racconta cani sani, equilibrati e senza le fragilità di tante razze moderne. È il vantaggio di essere rimasti un animale da lavoro, e nel capitolo storico si vede quanto la Groenlandia abbia fatto per tenerli così.

