Storia ed origine del Fila Brasileiro
Il cane che afferra: fazendas, schiavitù, giaguari e due standard in guerra
Il nome dice il mestiere. Fila viene dal portoghese filar, che significa afferrare, trattenere. È quello che questi cani facevano nelle fazendas brasiliane: bloccare, tenere, non lasciare andare.
In questa pagina: da quali cani europei nasce il Fila, l’uso documentato nel Settecento per ritrovare gli schiavi fuggiti, il lavoro col bestiame e la caccia al giaguaro, il primo standard del 1946, la frattura del 1978 e i divieti di oggi.
Sommario
Tre cani europei e una colonia

Il Fila non è una razza indigena: è una costruzione coloniale. Secondo le fonti di razza nasce nelle fazendas brasiliane dall’incontro fra tre tipi di cani europei portati dai coloni.
Nella foto: un’incisione del 1815-1817 di Maximilian zu Wied-Neuwied con due vaqueiros della Bahia che inseguono un bue nella caatinga con i cani. È il mondo in cui il Fila ha lavorato.
I tre apporti citati dalle fonti sono: il mastino inglese, che ha dato mole e testa; il bulldog, che ha dato tenacia nella presa; e il Cane di Sant’Uberto, che ha dato due cose fondamentali, il naso e la pelle abbondante con la giogaia.
Il risultato era un cane che sapeva fare una cosa che nessuno dei tre faceva da solo: seguire una traccia, raggiungere il bersaglio e trattenerlo senza ucciderlo, aspettando l’arrivo dell’uomo.
Sulle fazendas quel lavoro serviva col bestiame: il Fila afferrava l’animale al collo o all’orecchio e lo teneva fermo. È lo stesso mestiere che in altri continenti hanno fatto i cani da presa, e spiega perché lo standard chieda ancora oggi mascelle potenti e un cane capace di agilità concentrata.
Il capitolo che non si può omettere: gli schiavi fuggiti

Nel Settecento, con la schiavitù ancora legale in Brasile, questi cani venivano usati per una cosa precisa: ritrovare e riportare gli schiavi fuggiti.
Nella foto: un acquerello d’epoca con cani dalle orecchie tagliate che accerchiano un giaguaro su un albero. Il taglio delle orecchie, allora, si faceva; oggi è un difetto squalificante nello standard e in Italia è vietato per legge.
Le fonti sono concordi e il meccanismo è documentato: i coloni cercavano un cane in grado di seguire una traccia umana, raggiungere la persona e trattenerla – tipicamente per il collo, senza azzannare – fino all’arrivo di chi lo aveva mandato.
È la parte più scomoda della storia di questa razza, e ometterla non renderebbe il Fila un cane diverso da quello che è. Ha senso dirla con precisione: il cane era uno strumento di un sistema, e quel sistema era la schiavitù coloniale. La responsabilità storica è degli uomini che lo usavano.
Dalla stessa attitudine viene l’altro uso classico: la caccia grossa. Il Fila veniva impiegato sul giaguaro e sui grandi selvatici, lavorando in gruppo per accerchiare e tenere a bada l’animale.
I bandeirantes, gli esploratori paulisti che spinsero i confini del Brasile verso l’interno, portavano questi cani nelle loro spedizioni. È un altro pezzo di storia in cui il cane compare accanto a vicende umane complicate, e il Brasile di oggi lo considera comunque parte del proprio patrimonio: nel 1974 gli ha dedicato un francobollo.
1946 e 1978: il primo standard e la frattura

La razza entra nella cinofilia ufficiale nel 1946, con il primo standard. Trenta anni dopo comincia una guerra interna che dura ancora.
Nella foto: il francobollo brasiliano del 1974 dedicato al Fila Brasileiro.
Il primo cambiamento importante è del maggio 1976, e riguarda il carattere: dallo standard viene rimossa la frase esplicita per cui il giudice non doveva toccare il cane, e per cui un attacco al giudice non era considerato un difetto ma una conferma del temperamento.
Nel 1978 nasce il CAFIB, il Clube de Aprimoramento do Fila Brasileiro. La sua accusa è precisa: alcuni allevatori stavano incrociando i Fila con mastino inglese e mastino napoletano per aumentare la mole e cambiare il tipo, perdendo il carattere e la funzionalità originali.
Da allora esistono due standard: quello del CAFIB, che non è mai stato modificato, e quello ufficiale brasiliano riconosciuto dalla FCI, rivisto più volte nel corso degli anni – l’ultima nel 2016.
Per chi cerca un cucciolo questa storia non è accademica: significa che dietro la parola Fila ci sono due mondi che si contestano a vicenda, e conviene chiedere a un allevatore da quale parte si colloca e perché.
I divieti: dal Regno Unito all’Italia

La storia recente del Fila è anche una storia di leggi. Nel 1991 il Regno Unito lo inserisce fra le razze vietate dal Dangerous Dogs Act.
Le quattro razze colpite da quella legge sono il Pit Bull Terrier, il Tosa giapponese, il Dogo Argentino e il Fila Brasileiro: possederli nel Regno Unito è vietato salvo eccezioni autorizzate dal tribunale.
Non è l’unico paese. Il Fila è vietato o soggetto a restrizioni anche in Danimarca, Norvegia, Israele, Malta, Cipro e in Australia.
In Italia la storia è andata al contrario. Per anni sono esistite ordinanze con elenchi di razze considerate pericolose, poi l’ordinanza del 3 marzo 2009 ha abolito l’elenco: oggi non ci sono razze vietate, e la legge guarda al comportamento del cane e alla responsabilità del proprietario.
Il che, con una razza come questa, non è una buona notizia da festeggiare: è una responsabilità in più. Un Fila in Italia è legale, e tocca a chi lo prende dimostrare di saperlo tenere.
Il Fila Brasileiro in Italia
I numeri italiani ci sono e raccontano una razza di nicchia ma non inesistente. Interrogando le API dell’ENCI sul codice di razza 225 si trovano 301 cuccioli in dieci anni.
L’andamento è molto irregolare, come capita nelle razze tenute da pochi allevatori: 44 cuccioli nel 2020, poi 4 nel 2021, 11 nel 2022, 29 nel 2023 e di nuovo 4 nel 2024.
Gli allevamenti con affisso sono due: uno in provincia di Ravenna e uno in provincia di Latina.
È un dato che va letto insieme a un altro: in Italia il Fila non ha mai avuto la diffusione di altri molossoidi da guardia, e questo è un bene per la razza. Le razze da guardia che diventano di moda finiscono in mani sbagliate, e il conto lo pagano i cani.
Per chi la cerca, le strade sono i due allevamenti italiani o l’estero. Nella pagina Allevamento ci sono i costi, le domande da fare e il capitolo sulla recinzione, che in questa razza viene prima del cucciolo.

